Brucia il Gargano e divampano le polemiche: dal Gino Lisa ai ritardi, è allarme incendi

L'incendio nel versante di Vico

Brucia il Gargano, ma le fiamme della polemica divampano (anche) a Foggia. Perché l’ultimo dei già tanti incendi estivi, registrato tra Vico, Ischitella e San Menaio, poteva avere conseguenze ancor più drammatiche

«Sono state messe a rischio vite umane», ha tuonato il sindaco di Vico del Gargano, Michele Sementino. Ed è davvero così. Il rischio di perdere la vita che si aggiunge a quanto già distrutto: ettari di vegetazione, migliaia di alberi, beni e strutture di aziende e privati cittadini.

E se da un lato c’è il plauso unanime a Protezione Civile, Vigili del fuoco e volontari per il contributo determinante allo spegnimento delle fiamme, ecco che l’aeroporto Gino Lisa di Foggia torna, suo malgrado, al centro dell’attenzione. Lo fa perché lo scalo dauno, proprio in questi giorni, avrebbe dovuto celebrare un momento storico: la data era già fissata – 15 luglio -, a segnare non la ripresa dei voli da Foggia ma almeno la nuova operatività dello scalo. E invece…

Lo scalo non riparte

Nulla da fare, ancora. I «soliti problemi, che interessano solo il nostro aeroporto» – come li ha sintetizzati Sergio Venturino, presidente del Comitato Vola Gino Lisa – hanno, per restare in tema, spento gli entusiasmi. E il collegamento tra le vicende del Gargano e l’aeroporto non è così campato in aria, proprio perché è stata recentemente annunciata la volontà di spostare la base della Protezione Civile Regionale proprio al Gino Lisa.

Da qui, il collante con gli incendi: «Nelle ultime ore – ha sottolineato il Comitato – stiamo assistendo all’ennesimo incendio boschivo che, verosimilmente, sarebbe stato più contenuto se fosse stata operativa proprio la base di Foggia. Per non parlare dei costi d’intervento certamente più elevati se i Canadair usati per l’intervento sono partiti da aeroporti non vicini all’incendio».

Una valutazione negativa anche dal punto di vista economico: «Costi certamente superiori (e non di poco) rispetto a quelli previsti per i mezzi antincendio di cui dovrebbe necessariamente dotarsi l’aeroporto per l’apertura operativa. Ci chiediamo, a questo punto, se qualcuno i conti se li fa o se li sa fare».

La politica e i dubbi dei foggiani

Le fiamme “mangiano” il Gargano

Annosa questione, il Gino Lisa. Tra beghe politiche e investimenti economici sbagliati. Con un dubbio che da anni attanaglia i cittadini foggiani, diventando spesso anche arma elettorale: a Bari vogliono davvero che il Gino Lisa torni operativo? Dubbi e perplessità che il vicepresidente della Regione (foggiano anch’egli), Raffaele Piemontese, ha respinto con forza, bollando come “inopportuna” la polemica nel giorno dell’incendio, confermando che entro mese, davvero, l’aeroporto riaprirà. E potrebbe essere fondamentale: «Il primo giorno i canadair sono arrivati in ritardo, il secondo giorno invece la loro presenza tempestiva è stata determinante per spegnere ogni focolaio», ha confermato il sindaco Sementino.

Lo sconforto della Confederazione degli Agricoltori

Per domare l’incendio, sono state infatti necessarie ore di lavoro da parte di Vigili del Fuoco, personale della Protezione Civile, volontari, piloti dei Canadair, personale Arif, carabinieri, carabinieri forestali e tanti semplici cittadini. Un impegno collettivo che si porta dietro polemiche sull’aeroporto e qualche allarme delle associazioni di categoria. «Lo abbiamo denunciato più volte: la manutenzione del nostro territorio, comprese le aree boschive, è insufficiente soprattutto sul piano della prevenzione», ha commentato Michele Ferrandino, presidente di CIA Capitanata, declinazione provinciale di CIA Agricoltori Italiani della Puglia.

I danni

Perché nel frattempo il Gargano fa la conta dei danni. Di entità enorme con un bilancio pesantissimo, ma che poteva essere ancora più tragico.  Le fiamme, infatti, hanno soltanto lambito una cisterna del gas a servizio di un’impresa della zona, mentre hanno divorato decine di cassoni utilizzati da un oleificio per fortuna senza intaccarne ulteriormente le strutture.

Tra Vico e Ischitella, sono stati distrutti ettari di vegetazione e centinaia di alberi. Il patrimonio ambientale, la flora e la fauna della fascia boschiva ridotta in cenere, sono andati irrimediabilmente perduti. Occorreranno decenni per ripristinare, e soltanto in parte, quanto è stato divorato dalle fiamme. E’ per questo che secondo CIA Agricoltori Italiani della Puglia, sulla tutela del patrimonio ambientale pugliese occorre «un’operazione verità, una ricognizione puntuale delle risorse umane, tecnologiche e strumentali disponibili sulla carta e quelle effettivamente dispiegate sul campo per fare manutenzione periodica, mappatura del territorio, interventi sulla prevenzione».

Il precedente del 2007

Rivendicazioni simili sono quelle firmate Coldiretti, a distanza di 14 anni dalle giornate apocalittiche in cui nel 2007 vennero distrutte vaste aree del Gargano con migliaia di persone in fuga, centinaia intrappolate sulla spiaggia e tratte in salvo via mare, camping e villaggi turistici evacuati, trecento intossicati, morti e numerosi feriti. Ecco un nuovo incendio di portata enorme che ha interessato anche aziende agricole e frantoi nella zona di Ischitella, San Menaio e Vico del Gargano, “facendo emergere ancora una volta la fragilità della rete dei soccorsi e antincendio per la carenza di mezzi e personale”. Ed è “solo la punta dell’iceberg rispetto alle centinaia di chiamate giunte alla protezione civile e ai Vigili del Fuoco da maggio ad oggi per i roghi appiccati in tutta la Capitanata”.

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