Brindisi: la trivella è legge, la VIA è utopia

L'unità galleggiante dell'ENI, FPSO Firenze

Purtroppo anche il destino del basso Adriatico brindisino è segnato.È noto che l’ENI (Ente Nazionale Idrocarburi) ha ottenuto il placet del governo, per poter riprendere le attività estrattive, legate al progetto “Campo Aquila”, da espletare nel raggio di 40 km a est della costa brindisina (circa 25 miglia marine). Formalmente, l’azienda ha ricevuto l’ok per sostituire la vecchia nave F.P.S.O. (Floating Production Storage Offloading) Firenze, con una imbarcazione galleggiante nuova, più consona agli standard di sicurezza e permanente, cioè destinata a stazionare nelle acque brindisine per lungo tempo. Ciò, come semplice preludio alla riapertura delle attività di coltivazione, estrazione e stoccaggio del petrolio, alla riapertura di due pozzi e all’attività estrattiva a pieno regime.

Tutta questa “libertà” di azione, per quanto assolutamente allarmante in termini ambientali (come quotidianamente denunciato da associazioni impegnatissime nel settore, quali Greenpeace, Legambiente e WWF), pare sia assolutamente legittima!

Silvia Russo

Infatti, come ci spiega Silvia Russo, portavoce ufficiale del movimento monopolitano “No Petrolio. Si Rinnovabili”, «lo scorso 21 dicembre la Commissione Tecnica di Valutazione di Impatto Ambientale del ministero dell’Ambiente ha espresso parere negativo sull’assoggettabilità alla VIA dell’ENI, poiché essa aveva ricevuto il permesso per il progetto “Campo Aquila” già nel 2006, epoca in cui la legge non prevedeva alcuna valutazione di impatto ambientale».

Dunque, da un punto di vista legislativo-formale, le trivellazioni nel mare brindisino risultano più che legittime, poiché la normativa sulla VIA non retroagisce, con la conseguenza che la stessa VIA, istituto creato ad hoc proprio per tutelare prima e meglio l’ambiente, viene aggirata senza colpo ferire. Ancora una volta, quindi, “la scappatoia legale” per inquinare il mare l’ha fatta da padrona. Si ricordi, infatti, la questione della ZEE (Zona Economica Esclusiva: non importa se le trivelle sono troppo vicine alla costa. Se la zona di mare è di proprietà esclusiva dello Stato, quest’ultimo è sovrano assoluto e può utilizzarla come vuole).

Tuttavia, i problemi che affliggono il territorio e il mare italiano permangono e dilagano (si pensi al recente sversamento della piattaforma petrolifera Rospo Mare nell’Adriatico abruzzese), per cui si spera in un qualche intervento delle autorità locali per arginare questo fenomeno degenerativo.

Come osserva Russo, infatti, «noi ci aspettavamo una maggiore sensibilizzazione del Governo, anche alla luce di quanto detto sul punto lo scorso 9 novembre, durante la Conferenza delle Regioni Adriatiche e Ioniche di Venezia sulle estrazioni di idrocarburi in mare. Era stato chiesto, da parte delle Regioni Adriatiche, un maggior impegno per creare una legge che proteggesse il nostro mare da questi continui attacchi!».

Manifestazione del 12 gennaio 2012 a Monopoli contro le prospezioni in Mare Adriatico

Il succitato parere della Commissione Tecnica, comunque, è stato immediatamente comunicato alla Provincia ed al Comune di Brindisi, nonché alla Regione Puglia – assessorato all’Ambiente, in qualità di enti locali interessati e legittimati ad agire per vie legali: essi, infatti, possono decidere se ricorrere al TAR, entro sessanta giorni dalla pubblicazione del parere in Gazzetta Ufficiale o davanti al Capo dello Stato, entro centoventi giorni da detta pubblicazione.

Inoltre il movimento “No Petrolio” ha chiesto formalmente al governatore Vendola, al presidente del Consiglio Regionale Introna, all’assessore all’Ambiente Nicastro, nonché ai membri della Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome di adoperarsi per arginare il processo in atto, proprio utilizzando le succitate vie legali e, conclude Silvia Russo, «la speranza è che vi sia una comunione di intenti virtuosa, come è sempre stato fino ad ora, perché si intensifichi la tutela del nostro mare, magari prendendo tempo fino all’eventuale approvazione di una moratoria».

Ora, dunque, non resta che attendere le decisioni delle autorità.

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