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Brasile: trovato morto un ambientalista spagnolo

<p>lo spagnolo Gonzalo Alonso Hernandez è stato trovato morto lo scorso 6 agosto nel Parque Estadual Cunhambebe, a circa 170 chilometri da Rio de Janeiro

Ancora una storia di sangue bagna le pagine di cronaca; non le prime pagine – specie di casa nostra – impegnate tra riforme di governo e baruffe politiche, ma quelle che raccontano di ambientalisti in giro per il mondo che rischiano la vita ogni giorno in difesa della natura, di piante particolari o di animali in via di estinzione. E talvolta finiscono col perderla, la vita.

Ucciso uno spagnolo in Brasile – L’ultima notizia, in ordine di tempo, arriva dal  lontano Brasile: lo spagnolo Gonzalo Alonso Hernandez è stato trovato morto lo scorso 6 agosto nel Parque Estadual (in italiano, Parco Statale) Cunhambebe, a circa 170 chilometri da Rio de Janeiro; di professione biologo, Alonso Hernandez aveva 48 anni e da 10 viveva nei pressi del parco con sua moglie per difendere le specie rare – naturali e animali – da cacciatori di frodo, bracconieri e “palmiteiros” illegali (raccoglitori di cuori di palme).

Sempre in Brasile, nello Stato di Santa Catarina sono stati fatti ostaggi e minacciati di morte i coniugi Wigold Schaffer e Miriam Prochnow

Non erano mancati gli scontri e le minacce verso i coniugi e, come purtroppo accade in questi casi, dalle parole si è passati ai fatti: prelevato in casa mentre la moglie era a Rio, domenica mattina, probabilmente torturato – è “prassi” in queste circostanze – ed infine ucciso con armi da fuoco (evidenti i segni sulla testa e sul volto). Indignato il WWF Brasil per l’ennesimo omicidio, si solleva un grido contro le istituzioni affinché il ruolo dell’ambientalista venga ufficialmente riconosciuto e tutelato, dato che «le persone che si battono per il bene comune di tutti […] sono ancora oggetto di vessazioni e vengono brutalmente attaccate in nome di un modello di progresso obsoleto, arrogante e cieco».

Il biologo Jairo mora è stato ucciso a 26 anni in Costa Rica perchè difendeva le tartarughe delle coste di Limòn le cui uova sono preziosa merce di scambio per i narcotrafficanti

L’ennesima tragedia annunciata – La storia di Alonso Hernandez è solo la più recente di tanti altri omicidi che si denunciano dallo stesso WWF o dalle altre associazioni ambientaliste: sempre in Brasile, nello Stato di Santa Catarina – anche questa è cronaca di qualche settimana fa – sono stati fatti ostaggi e minacciati di morte i coniugi Wigold Schaffer e Miriam Prochnow; sempre nel Paese sudamericano si ricorda la morte (2011) dell’allora trentunenne Obede Loyla Souza, contadino e attivista per la difesa della foresta amazzonica brasiliana – nonché padre di tre figli – per mano di taglialegna che lavoravano illegalmente nella foresta. E fuori dal Brasile le cose non migliorano, anzi; negli ultimi vent’anni sono stati assassinati più di 1.200 attivisti, soprattutto in Africa e America Latina: ad esempio ricordiamo Jairo Mora, anch’egli biologo, ucciso all’età di 26 anni in Costa Rica perché difendeva le tartarughe delle coste di Limón (animali in via di estinzione) e le cui uova erano – e sono tuttora – una merce preziosa di scambio per comprare la droga dai narcotrafficanti. Senza ulteriori giri di parole e senza troppi fronzoli, sono loro – insieme alla mafia in senso lato – i principali sicari.

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