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Bracconaggio: lupi a rischio anche nei parchi

Il WWF conferma che in Italia il bracconaggio sul lupo è ormai diffuso anche nei parchi.  A riprova di quanto affermano gli ambientalisti la scomparsa di un altro lupo, stavolta una femmina, nelle Marche, ai margini del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, una delle parti più importanti dell’areale della specie.

E l’ipotesi più accreditata è, appunto, quella del bracconaggio.

Selana, la lupa che i ricercatori del Parco Nazionale dei Monti Sibillini seguivano sul radar grazie al collare satellitare, per studiarne comportamenti e spostamenti è all’improvviso scomparsa dai monitor, il 19 gennaio scorso. Le indagini scattate subito dopo hanno poi portato all’arresto di un bracconiere da parte di agenti del Corpo Forestale dello Stato.

Nel processo che vede alla sbarra il bracconiere «il WWF Italia si costituirà parte civile per sottolineare il valore del lupo come bene pubblico, patrimonio naturale del nostro Paese».

È stimato che in Italia oltre 300 lupi siano uccisi ogni anno dai bracconieri con l’utilizzo del fucile, del veleno e dei lacci. Questo ennesimo atto di bracconaggio ai danni di un lupo che appartiene a un nucleo familiare che gravitava in un Parco Nazionale, conferma anche la validità delle «critiche del WWF all’ipotesi di creare le condizioni per gli abbattimenti legali del lupo, anche all’interno e in prossimità dei Parchi Nazionali, prevista nella proposta di “Piano per la conservazione e gestione del lupo in Italia”» presentata dal ministero dell’Ambiente alle Regioni, la cui approvazione è prevista entro il prossimo mese di marzo.

Consentire l’abbattimento legale del lupo nel nostro Paese, alla presenza di un così diffuso bracconaggio rischia, secondo il WWF, di «legittimare questi atti criminali che andrebbero invece  contrastati con ogni mezzo e maggiore determinazione».

Il bliz antibracconaggio è scattato proprio grazie alle informazioni raccolte con il radiocollare collocato al collo della lupa dai naturalisti del Parco Nazionale dei Monti Sibillini e conferma l’importanza del monitoraggio faunistico effettuato con gli strumenti più sofisticati come radiocollari satellitari e fototrappole. Questo consente di svolgere un’azione di vigilanza e repressione più efficace, in particolare nelle aree naturali protette.

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