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Bonifiche: tanto da fare nell’Italia del condono

Tanti i casi irrisolti nella matassa delle aree italiane da bonificare. Greenpeace tenta di far luce sulla questione e tracciarne un bilancio con il rapporto SIN Italy: la bonifica dei Siti di Interesse Nazionale (clicca per visionarlo). Inoltre l’associazione ambientalista ha reso pubblici gli ultimi aggiornamenti delle sue indagini sulla bonifica in corso alla ex-Sisas di Pioltello-Rodano (Mi) con il rapporto Il mistero dei rifiuti scomparsi. E proprio la bonifica della ex-Sisas rappresenta «un esempio lampante della situazione attuale dei SIN e dell’inadeguatezza della gestione emergenziale», denuncia Greenpeace. Sono ancora in corso le indagini a carico della Procura della Repubblica, condotte dal commissario Luigi Pelaggi, per una presunta tangente di 700 mila euro pagata dalla società Daneco Impianti e per le ipotesi di declassamento dei rifiuti al fine di risparmiare sui costi di bonifica. Una situazione, dunque, di grave incertezza che si inserisce nel quadro di un’Italia costellata da processi di bonifica rimasti insoluti.

Attualmente nel nostro Paese risultano ancora moltissime le aree da bonificare: 57 di esse, le più pericolose, sono classificate come Siti d’Interesse Nazional” (SIN) e coprono il 3% del territorio del Paese: 1.800 km quadrati di aree marine, lagunari e lacustri e 5.500 km quadrati di aree terrestri. I Comuni inclusi nei SIN sono oltre 300, per un totale di circa 9 milioni di abitanti. «Proprio quando i dati sul pesante impatto sanitario della mancata bonifica di queste aree cominciano a essere accessibili (con almeno 10 mila morti attribuite alla contaminazione dei SIN) – denuncia ancora Greenpeace – , le risorse finanziarie destinate dal Governo alle bonifiche sembrano dileguarsi, aprendo la strada a gestioni emergenziali e ipotesi di “condono”, come quella introdotta dall’art. 2 della L. 13/2009, che portano a “scorciatoie” pericolose per salute e ambiente». Netta la posizione dell’associazione in merito: «Greenpeace si oppone fermamente a qualsiasi ipotesi di “condono” per i danni causati finora dai SIN e dalla loro mancata bonifica. Si tratta di una strage che deve essere fermata. La concessione di un condono tombale agli inquinatori è inaccettabile, soprattutto per i cittadini coinvolti».

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