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Biomasse: intervista al dott. Massimo Blonda

<p>Blonda Massimo - Direttore Scientifico Arpa Puglia</p>

Massimo Blonda - Direttore Scientifico Arpa Puglia

Dottor Blonda, cosa sono le biomasse? La definizione di biomassa è generica e intende tutta la massa organica prodotta per via biologica e quindi attraverso i cicli naturali di nascita, crescita e morte degli organismi viventi. In particolare però ci si riferisce a quelle produzioni di origine vegetale utilizzabili direttamente o indirettamente come fonte energetica. Quindi, per la produzione di calore, oppure per la conversione, poi, del calore prodotto tramite combustione in energia.  Questo può avvenire o attraverso la produzione di energia elettrica con impianti adatti o attraverso la produzione di energia per trasporto e mobilità con i biocarburanti. Perché rinnovabili? In un ciclo ideale virtuoso, la quantità di CO2 prodotta dalla combustione di queste biomasse deve essere riassorbita da una coltivazione, la stessa che produce la biomassa da utilizzare. In alcuni casi però questo non avviene. E lì determiniamo altri scempi.

<p>Arpa Puglia - logo</p>

Arpa Puglia - logo

Come la deforestazione della Foresta Amazzonica. Esatto. Diciamo che la deforestazione, fino a un decennio fa, era causata prevalentemente da due fenomeni, il taglio del legno a fini edilizi, a fini di produzione industriale, diciamo mobili e manufatti di legno da un lato e la necessità di creare spazio per il pascolo prevalentemente. Meno per l’agricoltura. E questo, per alimentare la filiera della produzione e del consumo di carni per uso umano. Oggi si aggiunge un ulteriore elemento relativo alla deforestazione. Che comporta l’utilizzazione delle biomasse deforestate per uso energetico. Quindi il suolo viene liberato anche per l’impianto di coltivazioni cerealicole o altre essenze vegetali per la produzione di biocarburanti.

<p>piantagione di canna da zucchero</p>

piantagione di canna da zucchero

In Puglia abbiamo norme specifiche che garantiscono una gestione sostenibile della filiera dell’energia rinnovabile? Noi abbiamo una normativa pugliese articolata in una regolamentazione generale sugli impianti da energia rinnovabile e un regolamento specifico per gli impianti a biomasse. Sostanzialmente, per quanto attiene agli impianti a biomasse, l’intento della Regione era quello di creare le condizioni per impiantare coltivazioni compatibili, per esempio, con la scarsa disponibilità di acqua e con il clima. Di contro, però, c’è l’obbligo a riferirsi a un ciclo di produzione a filiera corta, cosiddetto, cioè una filiera di produzione e consumo sviluppata nel raggio di 70 km, sostanzialmente. Diciamo che quest’obbligo copre soltanto il 40 % della fornitura di risorsa combustibile per questi impianti e soltanto per gli impianti che si insediano in area agricola – il 60% restante lo importiamo, in particolare da coltivazioni di palma in Brasile, soprattutto e nel Sudamerica -. Questa tipologia di vincolo in realtà si è dimostrata non del tutto efficace a garantire appunto uno sviluppo armonico della filiera intera delle biomasse, quindi dalla produzione, dalla valorizzazione di aree abbandonate, all’utilizzazione a fini energetici.

<p>deposito di segatura </p>

deposito di segatura

La Puglia, però, produce quasi il doppio di energia di quella che consuma. Quindi al sistema pugliese non sarebbe necessaria una produzione ulteriore di energia elettrica. La produzione di energia alternativa, però, per quanto significativa rispetto al quadro nazionale, è comunque bassa, sotto il 10% della produzione e purtroppo non ha innescato il fenomeno, auspicabile, della sostituzione di questa produzione energetica da quella da fonti fossili che sono rimaste intonse, se non addirittura in incremento se si aggiunge Sorgenia, la centrale da 750 Mw di Modugno, altre situazioni del genere nel foggiano, se si considera il raddoppio della centrale dell’Eni di Taranto e così via. Quindi, sta crescendo la produzione energetica in Puglia con l’utilizzazione di tutte le possibili fonti. C’è da considerare, poi, che la produzione di energia da biomasse è quella più inquinante tra le tre, cioè eolico solare e appunto le biomasse. In quanto, i primi due non hanno un effetto di emissione in atmosfera. L’eolico ha un impatto prevalentemente di tipo paesaggistico, cioè muta il panorama, e un impatto di tipo idrogeologico nei casi in cui ha bisogno di fondazioni molto profonde. Il fotovoltaico ha un impatto paesaggistico sicuramente, di trasformazione degli ambiti agricoli e anche in maniera significativa, di tipo microclimatico, anche, e al termine della vita dei pannelli ovviamente c’è un impatto relativo allo smaltimento di questo rifiuto prodotto.

<p>piantagione di Silphie (perfoliatum Silphium) - Germania</p>

piantagione di Silphie (perfoliatum Silphium) - Germania

Adesso la vita media è di venticinque anni . SI, ma sta crescendo il tempo di semivita dei pannelli, perché la tecnologia si affina… La plasmonica… Per esempio. Mentre per le biomasse esiste il problema dell’emissione in atmosfera. Quindi la produzione di polveri, di ossidi di azoto, di composti dello zolfo e quant’altro, oltre che, ovviamente la produzione, nel particolato, anche di diossina.  Perché, comunque, anche le biomasse producono diossina. Diciamo quelle meno tossiche meno pericolose. Quindi tra le tre fonti, quella a biomasse riveste sicuramente un valore di opportunità ma se vincolata a questo sviluppo della filiera completa. Dottor Blonda, l’amministrazione comunale di Barletta ha espresso parere contrario alla costruzione di una centrale a biomasse liquide nel proprio territorio, dopo la posizione presa da comitati cittadini in merito all’impatto ambientale che l’impianto causerebbe. No comment.

16 marzo 2010

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