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Biogas, produzione più efficiente

Gli impianti di biogas che producono energia elettrica possono essere più efficienti con le biotecnologie. Lo dimostra l’esperienza di Biovalene, startup pordenonese che ha messo a punto un metodo brevettato di attivazione di consorzi di batteri più idonei a produrre metano. Il risultato è una sensibile diminuzione del carico di biomassa utilizzata per la produzione di energia elettrica da parte di cogeneratori alimentati dal biogas. In termini quantitativi, è stato possibile in una centrale da 1MW ridurre di circa 4 tonnellate la quantità giornaliera di silomais equivalente in ingresso. Su base annua ciò si traduce in 1500 tonnellate circa di materia prima risparmiata e 30 ettari in meno di terreno coltivabile dedicato.

Biovalele, la startup pordenonese

Biovalele, la startup pordenonese

In particolare, la startup agisce sul consorzio batterico presente nei digestori, stimolandone la crescita e funzionalità, soprattutto dei ceppi metanigeni. In sostanza, attraverso bireattori si procede all’arricchimento di piccole quantità di biomassa in fermentazione avviandole nei digestori dell’impianto per la produzione di biogas che si ritroverà così ad operare in breve con una flora batterica progressivamente potenziata. Il procedimento consente il raggiungimento e la conservazione di un equilibrio biologico ottimale dei processi in atto nei digestori consentendo di fatto anche risparmi energetici aggiuntivi.

Le scelte innovative adottate e le collaborazioni avviate con il Consorzio Italiano Biogas (CIB) ed il Centro Ricerche Produzioni Animali (CRPA) hanno consentito di arrivare sul mercato con la prima applicazione tecnica. «Questa startup – spiegano Fabio Messinese, amministratore delegato di Biovalene, e Gianluca Randi, biologo della società – è destinata a costituire lo strumento base di una nuova strategia di approccio ai problemi di gestione di molti impianti per la produzione di biogas. Il nostro è un sistema di dimensioni contenute e di facile applicazione ad ogni tipo di impianto basato sul processo di digestione anaerobica che gestisce e controlla le varie fasi della fermentazione batterica attraverso una piattaforma informatica d’avanguardia, in grado di controllare tutti gli andamenti dei processi in atto nei fermentatori, facilitandone la gestione».

I positivi risultati raggiunti dall’azienda costituiscono la base per un ulteriore sviluppo della tecnologia attraverso le ricerche condotte con il supporto di Innovation Factory, l’incubatore certificato di AREA Science Park, grazie al quale è stata avviata una collaborazione scientifica con il Gruppo di Batteriologia del Centro Internazionale di Ingegneria Genetica e Biotecnologie (ICGEB). «Puntiamo a valorizzare gli scarti ligno-cellulosici agroindustriali che attualmente non sono utilizzati nella produzione di biogas a causa della loro resa molto bassa, dovuta all’effetto protettivo della lignina sulle fibre di cellulosa» spiega Vittorio Venturi, batteriologo dell’ICGEB. Ciò permetterebbe di inserire scarti vegetali poco utilizzati (sfalci, stoppie, pula, pulizia dei boschi, paglia, scarti mercati ortofrutticoli, sottoprodotti di vinificazione, distillazione ed agricoli) e di incrementare le rese delle biomasse vegetali già in uso (ad esempio insilati di mais, sorgo), nella filiera del biogas con evidenti benefici ambientali ed economici.

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