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Biodiversità in Puglia: la barriera corallina a Monopoli

“La barriera corallina” di Monopoli, i cavallucci marini di Polignano, i delfini e le balene. La biodiversità marina indica che il mare pugliese è sano.

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Concrezioni coralligene nel mare di Monopoli – Copyright© Athos Mastropierro

La scoperta della barriera corallina nel mare di Monopoli ha fatto il giro del mondo. Per alcuni giorni non si è parlato di altro. Testate giornalistiche locali, nazionali ed internazionali hanno pubblicato la notizia, dandone il giusto risalto, facendo salire le “quotazioni” della città. I social, poi, hanno fatto il resto.

Ma ora, dopo il giusto caso mediatico, è bene aggiungere altri elementi che non fanno altro che qualificare ed elevare ulteriormente il mare di Monopoli e della Puglia, e della presenza della biodiversità marina.

C’è un ecosistema “vivo”, attivo sotto ogni punto di vista. Il fondale e le scogliere racchiudono un mondo marino di grande valore naturalistico. Oltre ai pesci che si vedono quotidianamente sui banchi delle pescherie, è possibile incontrare cetacei, delfini, squali, tartarughe, che in alcuni periodi dell’anno stazionano qui stabilmente.

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Con Angelo Allegretti, sub professionista e presidente della Legambiente Circolo Hippocampus di Polignano a mare, abbiamo parlato di cosa c’è nel mare di Monopoli, ma anche delle bellezze naturalistiche che il mare pugliese offre.

Presidente, ha partecipato alla ricerca condotta dall’Università di Bari, durata 3 anni, che ha portato alla scoperta del grande pubblico della così ribattezzata “barriera corallina” di Monopoli. Ma gli “addetti ai lavori” la conoscevano già…

«La notizia è la quantità di elementi concentrati nella zona. In realtà, il termine barriera è improprio, perché si parla di barriera quando arriva in superficie. Si tratta di una rift (sostanzialmente, una fossa all’interno del fondale, ndr), ovvero concrezioni di tipo coralligeno che si creano su un fondale tra i 30 ed i 50 metri di profondità, a circa 1,5 km dalla costa per 2 km. Questa è la zona più ricca ma comunque è presente in tutta l’area, nel tratto di costa tra lo Scoglio dell’Eremita di Polignano e la parte Nord del porto di Monopoli».

Ma questa formazione è presente solo in quella zona?

«In realtà è presente in tutto l’Adriatico. In località Capitolo di Monopoli, per esempio, ci sono concrezioni di questo tipo, molto più profonde. Stiamo parlando di una profondità tra 50 e 80 metri, a 7-8 km dalla costa, la cosiddetta “Chianca”. È una zona estesa di circa 3 km, dove lo strascico non può andare perché la rete rischia di rimanere impigliata. I pescatori li chiamano “panettoni”. Sono degli agglomerati di roccia, alti fino a 9 metri, tondi all’apice, con gli stessi  elementi della “barriera”. Ma ora non sappiamo se si tratta di una pietra rivestita o è tutta così».

Ma il mare pugliese non è nuovo a queste notizie. Lungo le nostre coste sono stati avvistati delfini, a Taranto, nello Ionio, sono state avvistate balene, nelle grotte sottomarine di Polignano c’è una comunità stabile di cavallucci marini, ogni tanto si pescano verdesche e pescigatto, frequentemente vengono salvate tartarughe…

«Certo. Per esempio, i cavallucci di Polignano hanno una colorazione gialla, piuttosto rara nel Mediterraneo, ma lì è particolarmente concentrata. Poi, c’è sempre una colonia di delfini, circa 40 elementi, tra la primavera e l’estate fissa nel tratto di costa in località Torre d’Orta a Monopoli».

Nel mare pugliese c’è anche il “corallo bianco”…

«Ho letto tempo fa di una ricerca nel Canale d’Otranto dove era stata individuata una tipologia di corallo molto apprezzata, a profondità piuttosto elevate. Quel corallo viene chiamato “bianco” perché a quelle profondità la luce non arriva».

Queste notizie dimostrano che il mare della Puglia sta bene. Ma bisogna fare di più…

«Certo. Il mare comunque si adatta ai cambiamenti climatici dovuti all’aumento degli agenti inquinanti. Anche se la Natura vince sempre, sta a noi stare attenti a rispettare il mare, ad introdurre meno plastica, ad avere un comportamento più coscienzioso e soprattutto dobbiamo sperare che la politica adotti sistemi affinché le industrie inquinino meno il mare. Questo è molto importante».

Cosa bisognerebbe fare per evitare che l’uomo faccia danni?

«Innanzitutto, informare la gente ad avere un comportamento diverso nei confronti del mare. Ridurre, per esempio, l’utilizzo di plastiche monouso. La Puglia è stata la prima regione ad inibirne l’uso nelle spiagge, puntando sulle plastiche biocompostabili. Se questa pratica entra nelle case e nelle famiglie, è sicuramente un importante punto di partenza».

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La costa pugliese è ricca di biodiversità e di strutture naturali che vanno tutelate e valorizzate. L’istituzione di parchi marini sarebbe la soluzione migliore. Ma per far ciò, è fondamentale la ricerca. Grazie alla ricerca possiamo capire lo stato di salute del mare ed intervenire quando il suo ecosistema soffre.

Se venissero stanziati maggiori fondi per la ricerca e fossero istituite aree marine per tutelare gli ecosistema sarebbe un grande passo in avanti. In questo, la politica locale e nazionale ha delle grosse responsabilità. Tutelare il mare, è un diritto ed un dovere di tutti, perché tutti dipendiamo da esso.

(Le foto sono state gentilmente concesse da Athos Mastropierro – vietata la riproduzione non autorizzata dall’autore)

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