La bicicletta è un simbolo di libertà: ecco le “cicloavventure” del cantautore Nico Maraja

Da Roma a Lecco, un viaggio su due ruote che è diventato un “pellegrinaggio personale”, scandito dalla musica e dal ritmo delle pedalate. Un’avventura raccontata in un libro della Teka edizioni

«Sembrava solo una ‘mattata’, un colpo di testa. Poi è diventato molto di più, una magnifica avventura». In sella alla sua Meri, una bicicletta rossa, Nico Maraja – giovane cantautore di Lecco, al lavoro al suo terzo album, che uscirà a novembre per l’etichetta discografica ‘Noteum’ – ha attraversato parte dell’Italia. Millesessantatré chilometri, da Roma a Lecco.

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Pedalata dopo pedalata, di piazza in slarghi, di vicoli in strade: solo lui, il solleone di giugno e la sua musica, ovviamente. Sono nate così Le cicloavventure, ovvero appunti di viaggio di un cantautore in bicicletta. La ‘mattata’ in solitaria, infatti, è diventata presto un progetto corale (e anche un po’ social) fatto di musica e luoghi – quelli reali, di un’Italia da ri-scoprire; e quelli dell’anima, ovvero le affinità elettive all’interno di comunità, gruppi di persone, musicisti – poi sintetizzato in un libro (“Le cicloavventure”, appunto), fresco di stampa per la Teka edizioni.

Nico Maraja, un cantautore in bicicletta

Nico Maraja, cantautore in bicicletta
Il cantautore Nico Maraja, presso lo studio di registrazione ‘Casa Noteum’, a Foggia

Di quel viaggio, Nico sta ancora mettendo insieme i pezzi. Ad Ambiente&Ambienti ne parla a Foggia, all’interno dello studio ‘Casa Noteum’, che il cantautore ha scelto per registrare il suo prossimo album. Una realtà che Maraja ha visto nascere, e che apprezza per la sua vocazione green: una vecchia casa cantoniera dell’Acquedotto Pugliese, immersa nel campi del Tavoliere, lontano dai rumori della città.

«Non avevo mai preso una bicicletta prima. O almeno mai in modo ‘serio’. Poi un giorno mi è balenata questa idea in testa. Non sapevo nemmeno il perché. Ma pedalando di gran lena ha preso corpo questo progetto. Ed è stata una cosa bellissima», racconta. «Sono partito a giugno dello scorso anno, nel giorno più caldo dell’estate, a mezzogiorno. Avevo organizzato dei live in alcune città – Livorno, Pietrasanta, Milano, Civitavecchia, Orvieto, Rieti – e poi ho affidato tutto al caso, alle persone, agli incontri. Altro che viaggio solitario!».

Gli imprevisti non sono mancati: nonostante qualche foratura, qualche errore nella pianificazione degli itinerari, qualche capriccio del meteo, il viaggio si è concluso in 11 giorni, quasi altrettanti palcoscenici e infiniti incontri. Tutto sintetizzato in un cortometraggio, “Nico & le cicloavventure”, a cura di Valerio Perini. «Quella bicicletta rossa è diventata un simbolo di libertà, un mezzo allegorico. La mia non è fatta di qualche lega superleggera, ma della volontà di vivere le cose che desidero».

Le Cicloavventure, un cerchio che si chiude

Tra una presentazione e l’altra del suo volume («Chi l’avrebbe mai detto che avrei scritto un libro!», scherza Maraja), il ‘cantautore in bicicletta’ sta pianificando un’altra avventura su due ruote: un tour delle isole Canarie, a novembre. Per il momento, mette a frutto il bagaglio di esperienze maturato durante quei millesessantatré chilometri («sudati ad uno ad uno», precisa). «Per me, è stato come un cerchio che si chiude – confessa – poco dopo il mio rientro, infatti, ho perso mio padre (a lui è dedicato un capitolo del libro, “Un coach per la vita”, ndr) che era uno sportivo. E’ andato via in bicicletta, salutandomi in questo modo quasi magico, in un certo senso romantico. Allora ho capito che la vita ha voluto regalarmi l’incantesimo di questo viaggio dal luogo dove ho creato la mia famiglia a quello che mi ha visto nascere. Un viaggio che è stato un lento pellegrinaggio personale e che è stato l’ultimo saluto al mio coach, quello che più di tutti mi ha sostenuto in questa mia follia».

A posteriori, quindi, Maraja ha capito tante cose. Anche da un punto di vista artistico: «ho riscoperto l’importanza di seguire l’ispirazione del momento ed essere coerente con quello che senti di essere. E’ stata un’esperienza incredibilmente arricchente: ho guardato con occhi diversi scorci ed angoli d’Italia, ho condiviso palcoscenici con tanti cantautori, ho ripercorso tutta la mia storia artistica e mi sono scoperto un cantautore in bicicletta».

 

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