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Berlusconi ultimo atto: 600mila esposti all’amianto senza soldi

L'aula di Montecitorio, sede della Camera dei Deputati

L’era del berlusconismo, al suo compimento, ha determinato l’ennesimo classico “oltre al danno la beffa”. Infatti, una norma contenuta nel DDL Stabilità dimezza i tempi di prescrizione per richiedere il risarcimento per danno causato dall’amianto. Il DDL – approvato solo da qualche ora -, però, lascia ancora qualche giorno di tempo per un ricorso, prima che entri in vigore a tutti gli effetti. Un atto di diffida per il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali per tardivo recepimento della Direttiva 477/83/CEE materia di amianto, è stato redatto dallo studio legale Bonanni, di Latina, (clicca qui per scaricare il modello). Oggetto della diffida è la “Protezione dei lavoratori contro i rischi connessi con un’esposizione all’amianto durante il lavoro”. Destinatari del suddetto ricorso sono il presidente del Consiglio, l’Avvocatura dello Stato, il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, il ministro della Salute. Motivo della diffida una norma contenuta nel Decreto Stabilità, che dimezza i tempi prescrizione disciplinati dal Codice Civile che fino a oggi fissava a dieci anni la prescrizione per il risarcimento.

Il Decreto Stabilità, disegno di l. n. 2968 AS (clicca qui per leggere il documento), “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato” (Legge di stabilità 2012), all’art. 4 comma 51,  annulla, di fatto, la sentenza della Corte di Cassazione n° 17350/11 (clicca qui per scaricare il documento)  in linea con i principi di diritto comunitario e retrodata e accorcia a cinque anni la prescrizione per chiedere risarcimenti allo Stato. E, soprattutto, fa venir meno quella disciplina del Codice Civile che stabilisce che i termini di prescrizione decorrono da quando il diritto può essere fatto valere.

Un esposto all'amianto attende

600mila persone rischiano, così, di restare senza soldi.

«Bisogna mettere in mora lo Stato e i ministeri», avverte l’avvocato Ezio Bonanni presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto. Il provvedimento, chiarisce Bonanni, è destinato a «ledere anche i diritti risarcitori delle vittime dell’amianto, in relazione al tardivo recepimento della direttiva 477/83/CEE, in materia di amianto, su cui c’è stata la condanna della Repubblica Italiana con decisione del 13 dicembre 1990, con violazione della normativa comunitaria in materia (di risarcimento)». Una norma, quella contenuta nel ddl, «incivile, che è destinata a essere censurata dalla stessa Corte Costituzionale e dalle Corti internazionali».

L’atto di diffida chiarisce come dal 1946, c’è stato un aumento esponenziale dell’estrazione e della lavorazione dell’amianto, in Italia e in Europa, con esposizione di milioni di lavoratori e cittadini. Il mesotelioma è una forma di tumore che colpisce quasi esclusivamente persone che in passato hanno lavorato con l’amianto, con una incidenza 100 volte superiore rispetto al resto della popolazione. Inoltre, i primi casi italiani di mesotelioma hanno evidenziato che su circa 300 operai indennizzati dall’INAIL per l’asbestosi nel periodo dal 1943 al 1967 e poi deceduti, ben 28 hanno perso la vita per tumore polmonare o mesotelioma pleurico. Il mesotelioma costituisce la causa di decesso di circa il 10% dei lavoratori esposti.

Tutti i tipi di amianto sono cancerogeni (IARC Monographs supplement 7, Asbestos (group 1), 106-116, 1987), anche se in modo diverso, per cui per azzerare il rischio oncogeno occorre azzerare l’esposizione.

Il palazzo dell'Unione Europea a Bruxelles

L’Unione Europea con la Direttiva 477/83/CEE, dettò norme “sulla protezione dei lavoratori contro i rischi connessi con l’esposizione all’amianto durante il lavoro”. Questa direttiva, però, fu recepita in Italia soltanto dopo la condanna della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 13 dicembre 1990, nella procedura n° 240/89; la Repubblica Italiana è stata dunque condannata dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea con decisione del 13 dicembre 1990.

È solo con la Legge n° 257/92, che reca le “Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto”, che il legislatore italiano è finalmente intervenuto per vietarne l’utilizzo.

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