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Benedetta fogna!

il dottor Antonio Lopez, responsabile dell’Istituto di Ricerca sulle Acque - IRSA - CNR di Bari, davanti al modello in scala laboratorio del depuratore a trattamento biologico (leggi "Bari: quando la ricerca dà risultati concreti" intervista al dott. Di Iaconi, del 24 novembre 2009

Per l’Unione Europea, nel settore acque, a Bruxelles opera la piattaforma WssTP  (Water supply and sanitation Technology Platform – piattaforma tecnologica per l’approvvigionamento idrico e igienico-sanitario), un organismo internazionale che indirizza la Commissione Europea sulle problematiche che maggiormente affliggono le singole nazioni, sulle modalità in cui sarebbe possibile risolverle e su quali possono essere le strategie ed i mezzi finanziari per sostenerle a livello Europeo. A rappresentare l’Italia nella WssTP, su nomina del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) è il dottor Antonio Lopez, responsabile dell’Istituto di Ricerca sulle Acque – IRSA – che fa capo al  CNR, il Consiglio Nazionale delle Ricerche. La sede di Bari coordina un progetto chiamato INNOWATECH, acronimo di Innovative and Integrated technologies for the Treatment of Industrial Wastewater (tecnologie innovative per la depurazione delle acque industriali). Al progetto partecipano diciassette partner che provengono da otto nazioni europee più l’Australia.  La metà dei partner sono industrie di livello mondiale. «Il fatto che il progetto lo coordini un istituto italiano è di tutto rispetto», fa notare il dottor Lopez, coordinatore scientifico del programma. Innowatech è un progetto che ha un  costo non indifferente, circa 5 milioni di euro, cofinanziato dalla Comunità Europea che in questa Call, cioè il bando attraverso cui è stato sovvenzionato, ha ricevuto 48 domande presentate da istituzioni di tutta Europa, finanziandone sole due. Per saperne qualcosa di più abbiamo parlato col Dott. Lopez, responsabile del progetto.

vasca di trattamento delle acque reflue di un depuratore tradizionale

Quale è in questo momento la frontiera nel suo settore?

Secondo la filosofia che l’IRSA persegue in questo momento insieme alle altre principali istituzioni di ricerca mondiali, e che è denominata THE NEW PARADIGM (il nuovo paradigma), gli scarichi urbani non devono più essere considerati come un rifiuto, ma come una fonte di materie utili ed energia. Si pensi che oggigiorno si stanno svolgendo delle ricerche finalizzate ad ottenere energia elettrica dalla depurazione delle acque di fogna.

un laboratorio dell'IRSA - CNR di Bari

un laboratorio dell'IRSA - CNR di Bari

E’ un processo complicato?

Non più di tanto, e soprattutto è testato dall’esperienza dei nostri vecchi contadini. Negli scarichi urbani fognari ci sono azoto e fosforo. L’azoto deriva dal nostro metabolismo (l’urea presente nelle urine altro non è che una sostanza azotata che poi viene trasformata da un enzima in ammoniaca), mentre il fosforo si origina dall’impiego di detergenti. Entrambi, azoto e fosforo sono ottimi fertilizzanti, ma  se scaricati in dosi eccessive, sono i principali ed unici responsabili del ben noto fenomeno di eutrofizzazione delle acque (formazione eccessiva di alghe e mucillaggini, moria di pesci ecc.). Normalmente queste due sostanze negli impianti di depurazione si rimuovono dando origine a notevoli quantità di fanghi che poi devono essere smaltiti appropriatamente. Tutto ciò è irrazionale se si pensa al valore fertilizzante di azoto e fosforo, che invece di essere trasformati in fango – che poi non si sa dove va a finire, vedi lo scandalo dei fanghi sversati sulla Murgia – andrebbero recuperati.

IRSA - CNR sede di Bari

IRSA - CNR sede di Bari

E’ questo l’unico progetto di questo genere seguito dall’IRSA?

No. Già vent’anni fa L’IRSA ha brevettato un processo, peraltro testato negli Stati Uniti, tramite cui si possono recuperare da acque fognarie azoto e fosforo e trasformarli in un fertilizzante solido (fosfato ammonico magnesiaco) il cui costo è di circa 3 dollari  per chilo. Proprio per il loro potenziale fertilizzante, i reflui civili sono particolarmente indicati per essere riusati in agricoltura e per mitigare la scarsità di acqua in regioni siccitose. A tale proposito, va ricordato che la Regione Puglia, nel suo recente piano di tutela delle acque, ha previsto che circa quaranta impianti di depurazione presenti nel suo territorio riutilizzino le acque trattate a questo scopo.

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