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BAT: L’educazione urbanistica assente

Ho conosciuto, purtroppo, una generazione di uomini che si è perduta, negli anni tra il ’78 e il ’98. Uomini a cui tutta una generazione aveva delegato a costruire, per sè e per gli altri un futuro in una terra non straniera, la nostra, la Puglia. A quella generazione era stato dato l’input, l’occasione, l’avvio, la libertà di un percorso nuovo e possibile, tra imprenditoria, professionalità, governo. Ma, ai miei occhi, e non solo ai miei, oggi registriamo – e soprattutto – siamo obbligati a vedere lo sconquasso del territorio praticato da quella generazione di pseudo-professionisti, pseudo-imprenditori, pseudo-commercianti, pseudo-governanti, i quali non hanno saputo declinare le loro millantate capacità intellettuali (ove esistenti) in un progetto più adatto e più ampio per gestire una umana opportunità di sviluppo per la Puglia.

Abusi edilizi

La confusione tra interessi privati e interessi pubblici ha deviato il corso delle decisioni e delle scelte urbanistiche importantiche, se in prima analisi apparivano corrette e preziose, a freddo, più tardi nel tempo, si rivelavano decisioni ricche di sfumature speculative dove, per quanto concerne i territori delle città, la pseudo-professionalità applicata all’industria delle costruzioni ha causato grandi e gravi danni al territorio attraverso la speculazione edilizia e la rendita fondiaria.

Elementi, questi, che hanno forgiato Piani di Fabbricazione (PdF) prima, Piani Regolatori Generali (PRG) dopo ed oggi Piani Urbanistici Generali (PUG), non fondati sullo sviluppo delle città in relazione all’uomo, al lavoro, allo sviluppo sostenibile, allo sviluppo economico complessivo di una comunità e di un territorio, bensì fondati su uno sviluppo piegato all’unica vera industria del sud Italia, l’industria delle costruzioni, che ha tracimato, attraverso la speculazione edilizia e fondiaria, migliaia di ettari rubati al territorio naturale, all’agricoltura, alle attività silvo-pastorali di cui questa regione è ed è stata sempre ricca.

Ancora oggi, nonostante la crisi, che ha fatto registrare non il rallentamento, ma lo stallo dell’industria delle costruzioni, si continua nei comuni a progettare PUG orientati allo sviluppo territoriale a macchie, intorno alle città, trasformando, a colpi di Delibere di Consiglio Comunale, ettari naturali su cui si immaginano solo nuova edificazione, nuove volumetrie e aumento delle volumetrie esistenti, per alimentare ancora un unico settore economico, l’industria delle costruzioni. Un settore che, se volesse guardare al futuro di questo territorio deve riordinare il suo profilo operativo, interrogandosi su quali aree della città esistente può adoperarsi, affinché possa riprendere la sua vitalità operativa senza offendere, dilaniare, squarciare, sconquassare – con una nuova ed inutile edificazione – enormi superfici territoriali oggi votate all’espansione cieca.

E’ arrivato il momento in cui lo sviluppo delle città viventi deve attuare una scelta, una svolta storica sui principi fondamentali su cui sviluppare un PUG : l’uomo, la natura, lo sviluppo sostenibile, lo sviluppo dell’economia reale contro ed in alternativa al vecchio e consolidato modo in cui i PRG sono stati immaginati in passato, quando i principi fondamentali su cui sono stati progettati sono sempre stati la speculazione edilizia, l’industria delle costruzioni, la rendita fondiaria, l’impoverimento del territorio intorno alle città, con l’appannaggio, la complicità se non la connivenza di intere generazioni di uomini che ancora oggi si adoperano a perpetrare sulle nostre città vecchi errori di pianificazione urbana.

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