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Barrique, c’est chic!

Nuovi maestri bottai. Una trentina di grandi architetti e designer; circa 200 ragazzi della falegnameria di San Patrignano, la comunità nata nel 1978 nelle colline di Rimini su iniziativa di Vincenzo Muccioli. Quando si parla di San Patrignano si parla di tossicodipendenze, con oltre 1.300 ragazzi ospiti del centro recupero. Ma si parla anche di economia, con molteplici attività: vini, olii, carni, salumi, miele, formaggi; cavalli e cani; un laboratorio di biciclette; editoria, grafica e stampa; coltivazioni e fiori; oggettistica e arredamento, con una rete vendita nazionale ed estera. Un totale di oltre 13 milioni di euro a bilancio 2010 per prodotti e servizi.

San Patrignano: lavorazione di doghe di botti e barrique per mobili e oggetti d'arredamento all'interno della falegnameria

“L’energia di un fare rigenerante” raccontano dalla vetrina internet delle loro tante occupazioni, spiegando come “l’utopia” di San Patrignano si sia oggi dedicata a questo nuovo progetto, della “falegnameria interna che ricicla le botti della cantina interna”. L’idea di Barrique libera le doghe di rovere francese dalla loro originaria funzione, per una nuova avventura. Con le sue caratteristiche indistinguibili: la forma ricurva ergonomica ed elegante “che tuttavia trattiene in sé la ruvidità della storia del rovere di cui è composta” e il colore rossastro lasciato dal vino, un respiro degli odori che questo legno ha ospitato per anni. Attraverso dettagli semplici, cerniere, distanziali, perni, gioiose corde multicolor, queste stecche formano nuove geometrie e nuovi oggetti d’uso quotidiano. Non facendo andar distrutto il patrimonio di botti che la Comunità utilizza per la sua intensa produzione vitivinicola (600 mila bottiglie l’anno) e che di norma ogni 3 anni è destinato ad abbandonare la sua funzione in cantina.

Grazie all’aiuto di Maurizio e Davide Riva, con il sostegno di Federvini, FederlegnoArredo e Cosmit, la collezione è stata allora lanciata in occasione del Cosmit 2012 ed ora il catalogo, curato da Origoni-Steiner, è ricco di impulsi all’acquisto.

La seduta "Bottea" di Mario Botta

La panca Tommy di Riccardo Arbizzoni; le sedute Dogadoga di Claudio Bellinio e Bottea di Mario Botta. Lo Steve table di Giuliano Cappelletti e L’abbraccio di Luisa Castiglioni e Maddalena Scarzella. Il vassoio di Pierluigi Cerri e il Chinese roof di Aldo Cibic che ambisce ad una “reincarnazione dignitosa”, doppia panca dalle sembianze di casa cinese. La seduta Barrique di Antonio Citterio e Valerio Cometti con la lampada Horn. Carlo Colombo con il suo Wine Table che idealmente solca i mari in cui la barrique era vecchio metodo di conservazione e stoccaggio degli alimenti, colonna portante dell’economia e del trasporto antico. Michele De Lucchi con la sua Doga e Catch me di Terry Dwan. La chaise-longue Michele di Erasmo Figini, “linea del corpo a riposo”. La consolle svuotatasche Hick e la lampada Look di Elio Fiorucci. Tino cavallino di Giuseppe Leida e l’altalena Cinquedoghedi Alberto Meda.

"Miss Dondola" di Angela Missoni

Il goffo ruvido di Alessandro Mendini e La porta della cantinadi Gualtiero Marchesi.Miss Dondola di Angela Missoni;l’ondulato di Wave Air di Paolo Nava; la panchina Etta di Matteo e Franco Origoni e la sedia aVI di Alessandro Pedron. Paolo Pininfarina con la sua Single Lamp a Led; Karim Rashid con lo sgabello Inverso; il tavolo Mattia di Maurizio e Davide Riva; il dondolo Trojan di Alejandro Ruiz; la chaise longue DOC di Marc Sadler. La Culla Letizia per cui parte del ricavato andrà a un progetto d’adozione a distanza dell’Avsi. La panca San Patrignano di Luca Scacchetti; la seduta Sardinia di Aldo Spinelli; il paravento Pliè di Matteo Thun. Ora sì che les barrique c’est chic! Freak out!

 

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