Barriere architettoniche, da Bari al Salento a che punto siamo?

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ZeroBarriere punta il dito sui ritardi nel capoluogo della Puglia. In Salento, per le spiagge di Io Posso, mancano 100mila euro da raccogliere in un mese

 

Moltissimo resta da fare in tema di accessibilità ma per i Comuni pugliesi ci sono nuovi fondi regionali per i Piani per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche.

“Partiamo da un presupposto. Il Peba nasce con l’essenziale collaborazione tecnico-pratica delle associazioni con l’Amministrazione pubblica. Funziona quando, rispetto a un problema o a una porzione di città, l’ente cittadino fornisce una pianificazione di massima ma prima di metterla in pratica si interfaccia, in fase preliminare, non solo con chi ha quel problema ma con chi ha anche tutte le competenze per risolvere quel problema. Essere interpellati alla fine significa, ad esempio, trovarsi a Bari davanti alle rampe di accesso al mare di San Girolamo che hanno una pendenza assurda e che, pur se ripetutamente segnalate, restano impraticabili”.

A parlarci è Alessandro Antonacci della cooperativa ZeroBarriere di Bari, che si occupa di accessibilità ed inclusione con interventi che vanno dall’abbattimento delle barriere architettoniche allo sviluppo di software accessibili ai disabili della vista, alla creazione di app e supporti multimediali per la realtà aumentata. Ambient&Ambienti gli ha chiesto a che punto è il Peba di Bari. E il bilancio è tutt’altro che roseo. “Servirebbe tirare una linea, lasciando indietro tutto il pregresso, e ripartire daccapo” dice Antonacci.

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Barriere architettoniche, con i Peba 600mila euro ai Comuni pugliesi

Ph courtesy Io Posso, spiaggia attrezzata di San Foca

Nei giorni scorsi, la Giunta regionale ha approvato lo stanziamento di 594.165 euro per i Peba, i Piani per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche. Sinora 72 comuni pugliesi hanno adottato questo strumento di accessibilità, altri 41 hanno attivato la procedura di approvazione, mentre per altri 64 enti la procedura è in corso di affidamento.

“La Regione Puglia ha avviato sin dal 2019 una serie di azioni volte a sostenere i Comuni nell’adozione dei Peba, approvando le linee guida utili per la definizione dello strumento e bandi finalizzati alla concessione di un contributo. Lo scopo è quello di creare un modello culturale votato all’inclusività che promuova la realizzazione di luoghi fruibili e accessibili a tutti, con o senza disabilità, in grado di creare occasioni di conoscenza e scambio reciproco, in un’ottica di condivisione degli spazi delle nostre città” ha detto l’assessora regionale all’Ambiente Anna Grazia Maraschio.

Il Peba nasce con lo scopo di garantire alle persone con disabilità un elevato grado di accessibilità e visitabilità degli edifici pubblici, nonché di quelli privati di interesse pubblico e degli spazi urbani pubblici dell’ambiente in cui vivono. “Con lo stanziamento – ha spiegato Maraschio – si intende consentire ai comuni pugliesi che non hanno ancora approvato il Piano di dotarsi di questo strumento. In questo modo rendiamo attuabili i principi di inclusività e accessibilità, che rientrano a pieno titolo nel programma della Regione Puglia, programma che non lascia nessuno indietro. Con i fondi regionali si consentirà ai Comuni che lo abbiano già approvato, di aggiornarlo o adeguarlo agli interventi effettivamente realizzati. In tal modo ritengo si possa avere una fotografia del territorio sempre aderente alla realtà e che consente alle amministrazioni locali di mantenere sempre alto l’impegno sul tema”.

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Dal 2017 il Comune di Bari ha i ‘criteri di accessibilità’

Nel marzo 2017 la giunta del Comune di Bari ha approvato il progetto preliminare relativo all’accordo quadro di durata triennale per l’eliminazione delle barriere architettoniche esistenti sul territorio cittadino. Sul totale di 900mila euro, era previsto uno stanziamento pari a 200mila euro nel 2017, 300mila nel 2018 e 400mila nel 2019 per dare corso a interventi nei seguenti ambiti:

·      eliminazione delle barriere architettoniche esistenti sulla viabilità cittadina

·      interventi finalizzati a migliorare e favorire l’accessibilità ad edifici o spazi pubblici, comprese aree sportive, aree cimiteriali, spiagge

·      interventi finalizzati a migliorare e favorire l’accessibilità ad edifici adibiti a pubblico spettacolo

·      fornitura di eventuali attrezzature che possano concorrere al miglioramento dell’accessibilità e fruibilità ai servizi pubblici.

Gli interventi dovevano rispondere alle linee guida, già elaborate in bozza in una prima versione di un quaderno tecnico redatto con il supporto del consigliere delegato alla tutela del diritto all’accessibilità urbana Marco Livrea, successivamente utili a redigere la versione finale e condivisa del Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche.

“Il piano – si legge in una nota del Comune di Bari – si prefigge di definire obiettivi di qualità, puntando da una parte su iniziative di informazione sulla disabilità e di supporto ai cittadini disabili, dall’altra su azioni concrete di prevenzione alla formazione di nuove barriere architettoniche, individuando le modalità di intervento più idonee al superamento delle barriere esistenti. Fondato sul principio della gradualità degli interventi di eliminazione di barriere fisiche e percettive, il Peba individuerà gli interventi prioritari rispetto ad altri, altrettanto necessari ma meno urgenti, secondo le esigenze manifestate dai fruitori e le risorse effettivamente a disposizione dell’amministrazione comunale”.

Foto di BeatriceBB da Pixabay

Il documento, inoltre, stabiliva i criteri di “accessibilità minima”, intesa come la possibilità per le persone disabili di accedere e utilizzare quantomeno i principali ambienti di uno spazio, quelli in cui vengono svolte le attività prevalenti e quindi necessariamente accessibili e fruibili da tutti. In via generale, per gli spazi esterni, compresi quelli pubblici naturali come parchi, giardini o aree di rinaturalizzazione, il requisito di “accessibilità minima” era relativo ad almeno un percorso utile a consentire l’accesso all’area e la fruizione di eventuali luoghi attrezzati per ospitare persone con ridotte o impedite capacità motorie o sensoriali.

La nuova via Sparano e il waterfront di San Girolamo, ad esempio, sono progetti che sono stati modificati sulla base di quei principi. Stesso discorso per le nuove rotatorie, il rifacimento dei marciapiedi, la realizzazione di 20 nuove rampe nella frazione di Loseto nuova o l’installazione nei giardini di attrezzature ludiche accessibili anche a chi ha difficoltà motorie.

Nell’ottobre 2022, poi, il Comune di Bari ha approvato il primo contratto attuativo del nuovo accordo quadro del Peba per un importo di 300mila euro. Un appalto utile a riprendere l’esecuzione di interventi, anche puntuali, utili ad accogliere specifiche richieste relative a situazioni di criticità per la presenza di ostacoli o limitazioni alla circolazione o all’accesso delle persone con disabilità sia alle proprie residenze sia a spazi e servizi pubblici, con estensione dei lavori di rimozione delle barriere architettoniche anche ad aree vicine all’intervento, come già accaduto su itinerari urbani percorribili da tutti.

“Abbiamo sempre più percorsi in città idonei ad essere attraversati da persone con disabilità, tanto nei quartieri periferici quanto in quelli centrali. Non esiste – aveva detto nell’occasione l’allora assessore comunale ai Lavori pubblici Giuseppe Galasso – un elenco precostituito di strade o edifici in cui intervenire ma procederemo di volta in volta, in quanto disponiamo nuovamente di un appalto flessibile in grado di accogliere e risolvere problemi anche in base a singole segnalazioni, unitamente a quelle relative a itinerari più complessi, che gli uffici tecnici della ripartizione Ivop definiranno in base a ordinativi di servizi e lavori elaborati all’occorrenza. È bene anche ricordare che tutti gli interventi di riqualificazione degli spazi pubblici che stiamo portando avanti in questi anni, e che porteremo a termine nei prossimi, anche attraverso investimenti importanti, includono nelle progettualità l’abbattimento delle barriere architettoniche. Per questo motivo, laddove dovessero giungere richieste specifiche di interventi da farsi in aree già interessate da progettazioni di riqualificazione, queste saranno rimandate all’esecuzione complessiva dell’opera: quindi daremo priorità ai tratti stradali o ad aree pubbliche non interessate da interventi imminenti o già programmati”.

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A che punto siamo a Bari? Ecco cosa ci dice ZeroBarriere

Ph ZeroBarriere Bari

“Se vogliamo dirlo chiaro e tondo, il Peba di Bari non è ancora stato fatto come in molti altri comuni italiani”. Alessandro Antonacci, esperto in logistica ed organizzazione di eventi di Zerobarriere, ci spiega che nasce quando a bisogni reali vengono date risposte adeguate, elaborate insieme a chi sa cosa significa fare interventi adatti alle esigenze e utili: “Questo significa che non basta rivolgersi alle associazione dei familiari dei disabili”.

  • Da dove ripartire?

Serve aprire un tavolo pubblico, in cui si preannunciano gli interventi da fare e in cui si dà tempo di discutere proposte tecniche, per elaborare nel merito gli interventi da fare perché non siano altri progetti ineseguibili. Occorre agire seriamente, in modo sistemico, altrimenti sarà solo altra fuffa.

  • Ma i nuovi fondi messi a disposizione dalla Regione Puglia possono cambiare la situazione?

A patto di avere diritto di replica e di mora su quello che si ha intenzione di fare. Paradossalmente è più facile fare interventi con i privati che non con gli enti pubblici, a cui vorremo fornire almeno delle linee guida. Con il Comune di Bari non siamo riusciti a farlo negli ultimi 10 anni.

  • Avete molti progetti di accessibilità in corso. Ad esempio, a Polignano a Mare siete al lavoro sul museo Pino Pascali.

Non stiamo solo migliorando l’accessibilità interna ed esterna del museo per non vedenti e persone in carrozzina ma stiamo agendo anche sul sito internet del Pascali per renderlo fruibile agli ipovedenti o ai sordi e stiamo formando dei mediatori museali che insegnino ai ciechi come mettere le mani sulle opere per percepirle. Appena termineremo con l’evento BariPedala cercheremo di definire con il garante regionale delle persone con disabilità Antonio Giampietro una sperimentazione per dare un servizio di assistenza ai sordi per permettere videochiamate agli interpreti Lis, in modo da consentire a chiunque vada negli uffici pubblici, in alcuni giorni della settimana, di poter interagire con gli sportelli attraverso un interprete e così di fruire di informazioni e servizi. Oggi un sordo negli uffici comunali non può prenotare alcun servizio. Di idee e progetti concreti ne abbiamo tanti e anche molto più avanzati rispetto a quello che prevedevano i Peba nati con una legge del 1987!

  • Quali sono le principali urgenze a Bari?

Ci sono le rampe dei marciapiedi che salgono ma non scendono dagli stessi marciapiedi. Rendere accessibili i marciapiedi serve non solo ai disabili ma a chi spinge un passeggino o agli anziani che fanno fatica a deambulare e ad alzare le gambe per fare i gradini. Piazza Massari e via Manzoni sono piene di queste incompiute. Poi togliamo i pali dai marciapiedi ma senza affidare ai concessionari delle pubblicità la mappatura dei pali pubblicitari abusivi. Chi si autodenuncerebbe? Poi occorrono nuovi accessi ai parchi con paletti che (pur impedendo il passaggio dei motorini) consentano il passaggio agevole delle carrozzine ma senza passare da un citofono, un servizio che presuppone qualcuno che ti apra o che ti attivi il servoscala. Serve usare mattonelle larghe per le pavimentazioni o i marciapiedi al posto di quelle piccole perché meno fughe ci sono e più il pavimento è stabile. Poi il Comune dovrebbe offrire un servizio di interpretariato Lis ma non aspettando che si formino i dipendenti comunali. Spesso bastano accorgimenti semplici per cambiare notevolmente la vita delle persone.

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E le spiagge, sono accessibili? Cercansi fondi per il Salento

Nel decennale della sua nascita, Io Posso, il progetto solidale nazionale nato per rendere il mare accessibile a tutti, ha lanciato in tutta Italia la sua richiesta d’aiuto per garantire la riapertura di tre spiagge attrezzate per l’estate 2024.

La campagna Dona ora per “fare il pieno” ha come obiettivo quello di raccogliere 100mila euro in un mese per evitare di ridurre i servizi o il tempo di apertura delle tre strutture con servizi gratuiti presenti a  San Foca dal 2015, a Gallipoli dal 2022 e Porto Cesareo dal 2023.

Ph courtesy Io Posso

Sono centinaia ogni anno le persone con disabilità motorie, anche gravi, o malattie come la Sla che, insieme ai loro familiari, vengono accolte in completa sicurezza e gratuità nelle tre strutture volute da Gaetano Fuso (1976-2020), già “Cavaliere della Repubblica” nel 2018 proprio per aver reso il mare alla portata di tutti. Sua fu l’idea, supportata dalla moglie Giorgia Rollo e da un gruppo di amici di trasformare nel 2015 un tratto di spiaggia libera della marina di San Foca di Melendugno nel primo accesso attrezzato al mare per persone affette da Sla, patologie neuromotorie e altre gravi disabilità motorie, con servizi totalmente gratuiti per gli ospiti.

Attualmente le nostre casse coprirebbero solo € 120.000 sui € 220.000 necessari a garantire l’apertura per tutta la stagione ad orario pieno di tutte e tre le spiagge. È per questo che chiediamo a tutti i nostri amici e sostenitori di poterci aiutare con una donazione straordinaria”.

È l’appello lanciato dall’associazione 2He-Io Posso che rischia di non poter garantire la riapertura completa delle sue spiagge accessibili. “Dal 2015 la nostra associazione si impegna a dare a tutti gli ospiti ausili ed assistenza perché il mare sia un diritto di tutti, raccogliendo i fondi necessari all’apertura e alla copertura dei costi. Negli ultimi due anni – dice Giorgia Rollo, presidente di 2He-Io Posso – ci siamo ingranditi aprendo le strutture di Porto Cesareo e Gallipoli, ma le donazioni che riceviamo non sono aumentate in maniera proporzionale e costante all’aumento del servizio che offriamo. C’è il rischio di dover ridurre i servizi o il tempo di apertura, creando notevoli disagi ai nostri ospiti, togliendo a molti il diritto di vivere l’esperienza rigenerante ed unica di un bagno nel mare del Salento. Se riusciremo a raccogliere la cifra mancante entro il 30 aprile, avremo la certezza di riaprire col massimo della qualità nell’accoglienza, come fatto in tutti questi anni. È un obiettivo ambizioso, ma la grande vicinanza che abbiamo sperimentato in tutti questi anni da parte dei nostri amici e donatori, ci fa confidare di poterlo raggiungere… se ciascuno farà la sua parte” conclude Rollo.

Ai 120 mila euro attualmente disponibili si aggiungono i contributi pubblici dei comuni che tuttavia verranno erogati a rendicontazione ovvero solo dopo aver sostenuto le spese:

  1. il Comune di Melendugno partecipa con un contributo pari ad 1/10 dei costi della struttura di San Foca che ammontano a 110mila euro,
  2. il Comune di Porto Cesareo con un contributo pari ad 1/6 dei costi della struttura pari a 55mila euro,
  3. il Comune di Gallipoli con 1/5 dei costi della struttura attiva sul suo comune e pari a 55mila euro ciascuno;
  4. la Asl di Lecce con 20.000 euro.

La raccolta fondi per raggiungere la somma di 220.000, necessaria per gestire a pieno regime le strutture, sarà attiva per tutto il mese di aprile. Ne verrà comunicato lo stato di avanzamento sul sito www.ioposso.eu. Si può donare con carta di credito, PayPal, Satispay o con un bonifico sull’ IBAN IT79C0306909606100000134087 (BIC/SWIFT: BCITITMM) intestato ad “Associazione 2HE”, causale: “Progetto IO POSSO”.

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