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Bari, una fragile vittima delle alluvioni?

Può essere casuale, ma certo è che la mostra fotografica Le alluvioni di Bari  al Palazzo della Provincia di Bari capita proprio a ridosso delle recenti alluvioni che hanno messo in ginocchio Genova e i territori liguri e toscani e – la coincidenza non può non stupire – rievoca gli eventi di dissesto idrogeologico che hanno danneggiato Bari dai primi del ‘900 fino a poche settimane fa.

L'alluvione di Genova dello scorso 4 Novembre

Secoli di alluvioni, eppure… – Il capoluogo pugliese è sorto in una zona costiera, dove sfociano le principali linee d’impluvio che dalla Murgia convogliano le acque al mare Adriatico. Quando queste lame (secche durante la maggior parte dell’anno, a volte per anni , ma capaci di convogliare grandi quantità di acque in caso di forti piogge nell’entroterra) straripano, causano quelle disastrose alluvioni che a più riprese hanno colpito il barese dagli inizi del 1900. Il Torrente Picone ha causato alluvioni a Bari nel Marzo 1905, nel Settembre 1915, nel Novembre 1926 e recentemente nell’Ottobre 2005. Ma già c’erano stati eventi simili nel 1827, nel 1833 e 1881, che non causarono vittime solo perché la città non si era ancora sviluppata e poteva ancora permettere alle acque di arrivare a mare. Gli innumerevoli danni causati dall’evento del 1905 imposero i lavori per la deviazione del Torrente Picone nel Torrente Lamasinata all’altezza di Carbonara; ma quando l’alluvione del 1915 causò lo straripamento nello stesso tempo del Torrente Picone e del Torrente Valenzano, le opere iniziate furono parzialmente distrutte e Bari fu nuovamente invasa dalle acque; così si pensò di ultimare il progetto iniziale del 1905 e completare l’urbanizzazione del tratto dell’alveo ritenuto non più attivo a valle dello sbarramento. Ma nemmeno queste opere riuscirono a fermare gli effetti della piena generata dalle piogge del novembre 1926.

Un'immagine dell'alluvione del 2005 a Bari

Molti edifici crollarono; ci furono 19 morti e 50 feriti. Così il Ministro dei LL.PP. emanò nel dicembre 1927 un Regio Decreto con il quale le lame di Bari furono equiparate ai corsi d’acqua e furono avviati lavori per garantire il transito delle piene senza interferire con il tessuto urbano. Nello stesso periodo fu realizzata la piantumazione della Foresta di Mercadante nella zona di Cassano Murge, come opera di forestazione per la difesa idraulica forestale del territorio (per questo l’area piantumata a pini è denominata foresta e non pineta).

Perchè la mostra  – Tutte queste vicende sono raccontate nella mostra fotografica Le alluvioni di Bari, organizzata da Dipartimento d’ingegneria delle acque e di chimica del Politecnico di Bari in cooperazione con la Provincia di Bari e in programma dal 21 al 28 novembre nel Colonnato del Palazzo della Provincia di Bari (orario di visita ore 9:00-19:00 nei giorni feriali e prefestivi e 9:00-13:00 la domenica). In vetrina le immagini delle conseguenze di quello che può essere considerato il maggior pericolo naturale per Bari. La mostra ospita anche preziose immagini dall’Archivio di Stato di Bari, collezioni private e studi fotografici baresi, insieme a quelle dell’alluvione del 2005. Certo, sapere quanto il territorio barese è vulnerabile alle alluvioni costringe chi non conosce il proprio passato a viverlo due volte. Per questo non bastano – né servono – generici annunci di richiesta di finanziamenti, finalizzati alla pulizia delle lame, a esimere oggi gli amministratori pubblici dall’attuare ogni azione strutturale e programmatica per tutelare i cittadini dalle calamità naturali, che molto spesso sono amplificate dal frenetico desiderio dell’uomo di sovrastare le lente e cicliche dinamiche naturali.

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