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Bari: quando la ricerca dà risultati concreti

Da quando è stata fondata nel 1968, la sede di Bari dell’IRSA, Istituto di Ricerca sulle Acque del Consiglio Nazionale delle Ricerche,  si è caratterizzata per essere un’istituzione di riferimento nazionale e internazionale nella gestione, qualità e trattamento delle acque. L’istituto del capoluogo è strategico perché collabora con l’Unione Europea, il Parlamento, Regioni, Province e Comuni all’emanazione, recepimento, implementazione di leggi e norme relative all’acqua. In particolare, la sede di Bari si occupa di tematiche strategiche, rivolte sia ai trattamenti di depurazione e riuso delle acque urbane (scarichi fognari) e industriali (effluenti più carichi di inquinanti difficilmente biodegradabili), sia alla gestione delle risorse idriche.

Esterno dell’IRSA – CNR di Bari

Esterno dell’IRSA – CNR di Bari

Recentemente i ricercatori baresi sono stati premiati con il Premio Impresa Ambiente (versione italiana dell’European Business Award), istituito dalla commissione europea, nella categoria Migliore Processo per lo Sviluppo Sostenibile; il lavoro premiato è il Progetto PERBIOF,  che ha consentito lo sviluppo di una nuova tecnologia di trattamento delle acque di scarico, nota con l’acronimo SBBGR (Sequencing Batch Biofilter Granular Reactor). Per spiegare di cosa stiamo parlando, abbiamo incontrato l’Ing. Claudio Di Iaconi, responsabile del progetto PERBIOF.

 

 Dott. Di Iaconi, perché a proposito del Progetto PERBIOF possiamo parlare di scoperta?

«Perchè ha sviluppato un  sistema in grado di ridurre di dieci volte – in alcune casi addirittura di trenta –  la produzione di fanghi degli impianti di depurazione tradizionali e di occupare una superficie venti volte più piccola, quindi con un notevole minore impatto ambientale.
La tecnologia ha ricevuto un riconoscimento a livello internazionale dalla Commissione Europea che, attraverso il programma LIFE, ha finanziato con 700mila euro lo sviluppo su scala dimostrativa della tecnologia».

Il dottor Antonio Lopez responsabile della sede IRSA di Bari accanto al depuratore in scala laboratorio

Claudio Di Iaconi, responsabile del progetto PERBIOF davanti un impianto di depurazione

A sinistra ampolla con acqua inquinata a destra la stessa acqua dopo il trattamento

A sinistra ampolla con acqua inquinata a destra la stessa acqua dopo il trattamento

A quale campo si può applicare?

«Il sistema SBBGR è utile soprattutto nel caso di trattamento di reflui industriali, dove sono presenti significative quantità di composti organici tossici e difficilmente biodegradabili. Attualmente la tecnologia è stata sviluppata su scala laboratorio, ottenendo buoni risultati nel trattamento di scarichi di interesse ambientale quali i percolati di discariche di rifiuti urbani e gli effluenti dell’industria conciaria. Ma c’è anche un risparmio economico non indifferente, perchè il costo del trattamento è intorno agli 80 centesimi per metro cubo (mille litri) di refluo trattato, contro i 3 – 4 euro attualmente spesi impiegando tecnologie tradizionali.»

 Conti alla mano, quanto può risparmiare un’azienda media?

Dettaglio del depuratore in scala laboratorio

Dettaglio del depuratore in scala laboratorio

«La nostra tecnologia  – dice il dott. Di Iaconi – consentirebbe a un’azienda che produce 1000 metri cubi di reflui al giorno di risparmiare oltre 2 -3 euro al metro cubo. Quindi 2000 – 3000 euro al giorno,  più di 600 mila euro l’anno».
In questo momento, l’IRSA di Bari coordina anche il progetto INNOWATECH  (acronimo di Innovative and Integrated technologies for the Treatment of Industrial Wastewater: tecnologie innovative per la depurazione delle acque industriali). Al progetto partecipano diciassette partner che provengono da otto nazioni europee più l’Australia, e metà dei partner sono industrie di livello mondiale. Il fatto che il progetto sia coordinato da un istituto italiano è di tutto rispetto. Innowatech è un progetto che ha un  costo non indifferente, circa 5 milioni di euro, cofinanziato dalla Comunità Europea, che ha ritenuto idonee solo 2 delle 48 domande di ammissione al bando che sovvenziona il progetto, presentate da istituzioni di tutta Europa.

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