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Bari in zona Champion ma nella classifica dell’Ecomafia

«Nella classifica provinciale delle illegalità ambientali, in Italia nel 2010, Bari è al terzo posto. Cioè è andata in Coppa campioni senza fare gli spareggi. Al secondo posto c’è Napoli ma non è paragonabile con le altre. E se andiamo a vedere la classifica del ciclo dei rifiuti, in Italia, la Puglia balza improvvisamente al secondo posto. Tenendo presente che questa è una classifica dove si compete solo per il secondo posto perché il primo posto è assegnato, alla Campania e a Napoli, prima ancora di iniziare il campionato».

Un momento della conferenza stampa, al centro il Procuratore antimafia Antonio Laudati

Un’analogia quella del Procuratore antimafia Anonio Laudati per determinare la posizione delle quattro regioni italiane maggiormente interessate dal fenomeno della Ecomafia che ben si adegua alla circostanza che vede il calcio italiano nel pallone, come hanno titolato i media, per via del calcio scommesse.  Le affermazioni del Procuratore Laudati sono state rese nel corso della presentazione del Rapporto Ecomafia 2011 di Legambiente.

Il record assoluto dei reati ambientali, dice Laudati, è presente nelle quattro regioni meridionali, lì dove ci sono fenomeni di criminalità organizzata. La diffusione dei reati ambientali non è tanto determinata dal ciclo produttivo industriale di un territorio – certifica il procuratore – ma dal fatto che quel territorio sia controllato dalla criminalità organizzata.

30.824 illeciti ambientali accertati nel 2010, 84 al giorno, 3,5 ogni ora, 19,3miliardi di euro di fatturato, 2milioni di tonnellate di rifiuti pericolosi sequestrati, 26.500 nuovi immobili abusivi stimati, 290 i clan coinvolti. I dati sono raccolti nel rapporto annuale presentato da Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia, in contemporanea nazionale.

Una cava ripresa dall'alto

Nella classifica dell’illegalità ambientale la Campania continua a occupare il primo posto seguita nell’ordine da Calabria, Sicilia e Puglia ma il fenomeno è in espansione in Lazio e Lombardia. Restando in Puglia, spesso si dice che la criminalità organizzata pugliese non è paragonabile a quella delle altre, invece, in questa materia è assolutamente competitiva – ha detto Laudati -. Non solo, anche perché da anni la Puglia sta al quarto posto, ma «io segnalo che nella classifica provinciale delle illegalità ambientali, in Italia nel 2010, Bari è al terzo posto». Il Procuratore, cui «più dei numeri mi piacciono le analisi criminali», invece, fa una sintesi del fenomeno del traffico illegale dei rifiuti. Quando lavoravo a Napoli – dice Laudati -, nel corso della trasmissione “La munnezza è oro”, è stato detto che “noi guadagniamo più con i rifiuti che con gli stupefacenti… noi scaviamo i buchi e ci mettiamo i rifiuti.” La prima tecnica dello smaltimento illecito dei rifiuti, spiega il magistrato, è quello dei buchi, delle cave. Poi si è passati al traffico attraverso la falsificazione dei documenti, quindi le fatture false, e le false bolle di accompagnamento. I rifiuti speciali o tossici sono classificati, invece, come altro. Adesso siamo alla globalizzazione – spiega Laudati – e in questo la Puglia è nettamente superiore alla Campania. Oggi il grosso del traffico dei rifiuti va verso l’Albania, verso la Cina e passa attraverso i porti di Bari, Brindisi e Taranto. E, forse più seria, è l’importazione di rifiuti soprattutto metallici dai Balcani che servono ad alcune aziende pugliesi per il proprio ciclo di produzione.

I reati ambientali non sono però, ancora perseguiti da adeguate sanzioni. Un segnale positivo è che il traffico dei rifiuti è stato inserito nella competenza delle Procure distrettuali antimafia.

Il meccanismo della criminalità organizzata si basa sul principio dei vasi comunicanti – ha spiegato Laudati -, a seconda di quello che è il livello del contrasto, si abbassa l’intensificazione del crimine e si sposta in un altro territorio dove il contrasto è meno forte. Ecco che la pressione investigativa sulla Campania ha deviato il traffico dei rifiuti verso le regioni limitrofe. Il territorio foggiano e il territorio murgiano tecnicamente si prestano ad utilizzare gli strumenti criminali che sono stati utilizzati in Campania.

Fortunatamente, da qualche mese  è entrata in vigore la norma che si occupa dei “flussi del transito dei rifiuti e il tipo di accertamenti che si può fare per il contrasto”.

«È importante che sia stato messo il 260, perché il reato del traffico dei rifiuti può essere seguito, investigato, e contrastato se si ha una dimensione più vasta del territorio del traffico. Adesso abbiamo una conoscenza del territorio molto più ampia rispetto a quella che avevamo prima». La Procura di Bari ha costituito una sezione ambiente con una innovazione, alle sezioni di polizia giudiziaria presso le Procure che per legge sono composte solo da Finanza Carabinieri e Polizia, sono state aggregate sia la Forestale sia la Cpitaneria di porto che, con i servizi aeronavali della Guardia di Finanza, riescono ad avere un controllo del territorio che a giudizio del Procuratore antimafia «ci consentirà un salto di qualità nel contrasto ambientale».

La cartina del ciclo illegale dei rifiuti in Italia

Ma di traffici  illeciti il ministero dell’Ambiente non ne sa nulla. Nei rapporti ufficiali, i veleni non esistono. Se immaginiamo, invece, un percorso che va da Reggio Calabria a Milano, sarebbero più di 80mila i TIR carichi di rifiuti illeciti incolonnati. Gli stessi che ogni giorno circolano in Italia o vengono esportati in Cina, per poi rientrare sotto forma di giocattoli o attrezzi. Ma tutto ciò non figura nei rapporti dell’organo di ricerca del dicastero guidato da Stefania Prestigiacomo, che proprio qualche giorno fa ha subito un altro flop. Infatti, il sistema di controllo satellitare del percorso dei rifiuti, il SISTRI, da lei fortemente sponsorizzato, ha subito un altro rinvio, il terzo. “Partirà il primo giugno. Nessuno sconto”, aveva detto Prestigiacomo ai giornalisti a marzo scorso, durante un tour per spiegare le virtù dell’apparato. Il sistema dovrebbe monitorare 600mila operazioni al giorno. Le aziende coinvolte oltre 300mila. A metà maggio Confindustria decide di testare il sistema. Il test finisce con il call center occupato, le chiavette illeggibili, l’impossibilità di chiudere una virtuale trafila del rifiuto. Ma nel giorno del “click day” c’è stato, piuttosto, un “crack day”, dicono gli industriali. Non ci resta che attendere la quarta data: il primo gennaio 2012.

Francesco Tarantini: «Si il SISTRI è stato un flop però questo non significa che non bisogna continuare a controllare i traffici di rifiuti perché, ricordiamo, i traffici di rifiuti rappresentano il maggior business delle ecomafie. Rappresentano oltre 7miliardi di euro l’anno per le ecomafie. E l’osservatorio ambiente e legalità di Legambiente ha messo in evidenza come un trafficante può guadagnare fino a 25mila euro al giorno dal traffico illecito di rifiuti. Questo significa che se i reati ambientali vanno affrontati solo con delle contravvenzioni, per esempio per una discarica abusiva l’ammenda è di 26mila euro e da tre mesi a due anni di reclusione, per un trafficante che guadagna 25mila euro al giorno penso che il gioco valga la candela».

Vogliamo scommettere che il prossimo anno la Puglia esce dalla zona Champion?

 

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