Bari, Consulta Ambiente sul piede di guerra

In una lettera al sindaco di Bari Decaro, la Consulta per l’Ambiente rivendica una maggiore attenzione e visibilità. Altrimenti…

Tira una brutta aria nei rapporti tra la Consulta comunale  per l’Ambiente e Palazzo di Città. Il motivo è la scarsa – se non nulla – considerazione con cui viene tenuto in conto  il continuo lavoro di monitoraggio e valutazione di tutte le questioni riguardanti la vivibilità della città di Bari svolto dalla Consulta.  Al punto che è al sindaco Antonio Decaro è  appena arrivata una lettera (per leggerla clicca qui) in cui si ricordano tutti i più recenti pareri  uniti a proposte operative e osservazioni che le oltre 50 associazioni riunite nella Consulta hanno fornito all’amministrazione comunale sulle questioni più spinose, dal controverso restyling di Via Sparano alla sistemazione di Via Caldarola passando per il futuro parco Ex Gazometro e  la questione-rifiuti, per arrivare al restauro dei giardini Isabella d’Aragona. Ma quello che maggiormente viene ricordato al primo cittadino è il mancato riscontro della proposta  di Regolamento per la tutela e gestione del verde pubblico e privato (clicca qui per leggere il testo) , che, se recepito e applicato, potrebbe in gran parte risolvere la questione del verde a Bari disciplinando la cura di alberi e arbusti ed evitare (forse) scempi come la terribile potatura degli alberi di Piazza Sant’Antonio. Nella lettera inviata a Decaro c’è anche la richiesta di un incontro aperto a tutti i cittadini per discutere del futuro della Consulta e della sua operatività.

Elda Perlino, presidente della Consulta Ambiente del comune di Bari
Elda Perlino, presidente della Consulta per l’Ambiente del Comune di Bari

Va detto che la Consulta per l’Ambiente è un organo comunale, una specie di “costola” dell’Assessorato all’Ambiente, ed è tenuta a rendere conto periodicamente del suo operato.. Va detto anche che è tenuta a fornire i suoi pareri anche se non sono vincolanti. E va detto anche che, proprio in virtù dell’intrecciarsi di problematiche riguardanti l’ambiente e  l’urbanistica,  la Consulta chiede una modifica al proprio statuto, chiedendo di diventare “Consulta per l’Ambiente e il Territorio”.

Perlino:«Sulla riqualificazione urbana necessaria una visione unitaria e trasversale tra assessorati»

«La Consulta ha dimostrato in diverse occasioni, come ad esempio per la questione dell’abbattimento dei pini su via Caldarola o lo spostamento delle palme di Via Sparano, di essere capace di mettere a disposizione dell’ amministrazione  competenze e sensibilità utili per utilizzare al meglio le risorse pubbliche sempre con spirito costruttivo e  collaborativo – spiega Elda Perlino, presidente della Consulta – ed ha inteso coadiuvare l’azione amministrativa nelle sue  strategie per  il futuro di Bari con le competenze in ambito squisitamente ambientale provenienti dalle varie associazioni ad essa aderenti, esprimendo  pareri su argomenti riguardanti i fattori generali pertinenti ed influenti sulla qualità dell’ambiente urbano e sulle sue ricadute sulla vita degli abitanti»: lo dimostra l’enorme mole di documenti prodotti dall’organismo (tutti visibili sul portale del Comune di Bari), ma cui non sempre il Comune ha dato risposta, o almeno un cenno di riscontro. La sensazione è che «nonostante la convinzione che la collaborazione tra Amministrazione e Consulta sia il modello da perseguire per il governo della città in un’ottica moderna ed europea, il lavoro svolto dalla cittadinanza attiva venga per lo più ignorato. Questo è il caso del regolamento per il verde che giace da luglio nei cassetti dell’assessorato ai lavori pubblici e nonostante il coinvolgimento del dirigente responsabile del settore giardini nella sua stesura, ancora oggi è fermo alla verifica della commissione tecnica»., o, aggiungiamo noi, della variante urbanistica proposta per il Parco dell’ex Gazometro, che se recepita allargherebbe parecchio l’area a verde e scongiurerebbe la realizzazione di un parcheggio multipiano.

alberi via sparano
La Consulta per l’Ambiente si è spesso espressa sulla questione del restyling di Via Sparano

E’ un fiume in piena la presidente della Consulta. E ribadisce con forza un fatto: «Sulla riqualificazione urbana è necessaria una visione unitaria e trasversale tra tutti gli assessorati e il funzionario pur con la sua autonomia deve tenere conto della visione stabilita dalla partecipazione, della cittadinanza attiva e della politica. La Consulta deve essere messa in condizione di esprimere pareri consultivi al tempo giusto evitando di essere interpellati solo per l’ottenimento di mero consenso (vedi la questione dei giardini Isabella di Aragona: la lettera alla Consulta di richiesta di parere è arrivata lo stesso giorno in cui è partito il taglio dei 57 pini, n.d.r.).Purtroppo la classe politica come pure la cittadinanza attiva spesso dimostra di non essere abbastanza matura e conseguentemente non c’è coesione e collaborazione all’interno della Consulta». Come a dire che se un neonato comitato fa la voce grossa e investe i social  e i media di una questione, viene ascoltato, mentre chi lavora regolarmente e produttivamente no; e non è raro il caso di persone che (e qui Elda Perlino cita un recente editoriale di Alessio Viola sul Corriere del Mezzogiorno) dimostrano “autoreferenzialità e aderiscono ad un politicismo fatto di posizionamenti e tattiche bizantine, di carriere progettate a prescindere dai contenuti e dagli ideali, una sparizione del collegamento con le persone vere e i territori che non sia quel rapporti diretto attraverso i social”.

Una Consulta all’Ambiente e Territorio

Quanto alla modifica del regolamento che ne disciplina l’attività, la Consulta per l’Ambiente ritiene che occorre realizzare subito una  Consulta all’Ambiente e Territorio, e si modifichi anche il regolamento imponendo che i pareri espressi benchè non vincolanti, vengano obbligatoriamente acquisiti ed allegati al procedimento, a garanzia della partecipazione e dell’autorevolezza dei pareri espressi dalla Consulta. Insomma, una richiesta di visibilità a favore dello sviluppo di Bari. «Solo a fronte di un accoglimento delle richieste la consulta continuerà a rendere disponibili competenze e sensibilità per utilizzare al meglio le risorse pubbliche e offrire alla collettività un servizio ispirato esclusivamente al principio della sussidiaria partecipazione della cittadinanza attiva, così come previsto dall’art. 118 della Costituzione», conclude la Perlino.

Diversamente la Consulta continuerà a lavorare per nome e per conto della cittadinanza attiva ma non si sentirà obbligata a collaborare con una amministrazione che non le consente l’efficacia e l’autorevolezza del ruolo svolto. L’ascia di guerra sta per essere dissotterrata.

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