‘Bari città verde’: obiettivi programmatici del candidato sindaco Vito Leccese

Pc courtesy Vito Leccese

“Per una città più verde, più inclusiva, più giusta”. Lo slogan del candidato sindaco Vito Leccese dà priorità al tema ambientale per la città di Bari

 

Non solo si presenta ricordando una “lunga militanza ambientalista”, ma la coalizione che lo sostiene (Europa Verde, Decaro per Bari, Leccese Sindaco, Pd, Con Leccese Sindaco, Progetto Bari con Leccese, Noi Popolari, Decaro per il sindaco, Andiamo! Vito Leccese sindaco), lo presenta come “primo sindaco verde del Sud Italia, perchè ritiene che le emergenze climatiche e ambientali siano al cuore delle sfide future per uno sviluppo urbano realmente sostenibile”.

La forte impronta ecologica si legge in molti interventi su cui si incardina la piattaforma elettorale, a partire dal Piano Strategico Ba2030 orientato alla riqualificazione del waterfront metropolitano che incontra sul capoluogo “un’innovazione destinata a modificare per sempre la cultura delle nostre città in senso ecologico e di contrasto ai cambiamenti climatici: il grande piano Costa sud, un parco urbano costiero lungo 6 chilometri, con 4.000 nuovi alberi, 56 ettari di orti urbani, oltre 20 chilometri di piste ciclopedonali, che grazie ai recenti dispositivi di perequazione urbanistica, consentirà la riduzione del 50% dei volumi edilizi e del 63% di consumo di suolo, rispetto alle previsioni del vigente piano regolatore Quaroni”.

Ma già prossimo all’inaugurazione, in continuità con l’amministrazione uscente in cui Leccese ricopre il ruolo di Direttore Generale e Capo di Gabinetto, è parco Amendola. Il progetto prevede la riqualificazione con nuove attrezzature ludiche, panchine e integrazione di verde, un’opera di deimpermeabilizzazione delle aree a parcheggio e la realizzazione di due nuove aree per cani di taglia grande e piccola oltre alla riorganizzazione dei sensi di marcia.

Ecco l’intervista di Ambient&Ambienti con il candidato sindaco Vito Leccese

“Un patto sul clima per una città più verde”

Nel suo programma elettorale sottolinea una cifra ambientalista di cui Bari “ha profondamente bisogno per vivere una lunga fase di transizione ecologica ed energetica”.

«Bisognerà adottare questo approccio nel nuovo Piano Urbanistico Generale che andrà in approvazione nei prossimi cinque anni, e rigenerare tutti i quartieri della città attraverso la lente della sostenibilità, aumentando il comfort climatico e la dotazione di verde, e fornendo nuova qualità urbana e servizi per i residenti, con particolare attenzione alle fasce deboli quali gli anziani, i diversamente abili e i bambini».

Nella piattaforma programmatica in dieci punti, il primo è “Un patto sul clima, per una città più verde”

«Bari ha 29.055 alberi e una dotazione di verde pari a 9,10 mq/abitanti, con una media di 8.86 alberi ogni 100 abitanti, contro i 24 della media nazionale. Possiede un potenziale ecologico molto vasto, se pensiamo ai suoi 42 km di costa, alle 9 lame, al parco regionale di Lama Balice e alla campagna periurbana. Oggi, in linea con gli orientamenti del Green New Deal europeo, la città ha bisogno di affrontare le sfide imposte dal cambiamento climatico e deve maturare una nuova consapevolezza in termini di transizione ecologica che deve portarla al 55% di riduzione delle emissioni fossili entro il 2030 come previsto dal Piano di Azione Energia Sostenibile e Clima (Paesec) metropolitano, fino a diventare carbon neutral entro il 2040, distinguendosi come capitale verde dell’Adriatico. Per farlo è necessario dotarsi di un’agenda di governo che imbracci senza esitazione gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, limiti l’impronta ecologica e promuova un nuovo “Patto per il Clima”, che coinvolga amministrazione, cittadini, imprese, scuole e università nella sfida della sostenibilità, partendo dalla sua Consulta dell’Ambiente. »

Ci può indicare come?

«Innanzitutto, forestando e aprendo nuovi parchi. Gli investimenti sul verde hanno rappresentato un elemento di discontinuità dell’Amministrazione Decaro, anche in termini di riuso del patrimonio (Parco Rossani) e di bonifiche (Parco Maugeri, Parco della Rinascita). Bisogna proseguire su questa strada, realizzando i 6 chilometri di parco lineare costiero di Costasud e un’azione di greening diffuso che porti a incrementare le alberature nei prossimi 5 anni fino a raggiungere la cifra di un albero per ogni residente. Poi occorre deimpermeabilizzare cioè depavimentare numerose superfici cittadine, per ridurre l’effetto “isola di calore”, mitigare il clima urbano e favorirne la permeabilità, sino a trasformare 2 milioni di mq di asfalto in superficie verde e drenante. Allo stesso tempo bisogna aumentare la biodiversità urbana, potenziando la rete ecologica urbana, valorizzando le lame da convertire in grandi parchi fruibili, tutelando e definendo inedificabili i cunei verdi, rilanciando la linea di costa, riqualificando la campagna periurbana e rafforzando la rete di parchi e giardini di comunità nei quartieri, proseguendo l’esperienza positiva di riattivazione dal basso di Rigenerazioni Creative. »

Consumo di suolo e rigenerazione urbana, due nodi da sciogliere

Aumentare il verde. Ma cosa intende fare per gli edifici?

Bisogna riqualificare energeticamente il patrimonio immobiliare pubblico, favorire la produzione di energie pulite rinnovabili nelle aree produttive, incentivare soluzioni costruttive nature-based e promuovere Quartieri a Emissioni Positive (cioè autosufficiente dal punto di vista energetico e a emissioni zero di CO2), creando tetti verdi e sistemi di recupero dell’acqua, favorendo forme di produzione energetica comunitaria, cioè le Comunità Energetiche per contrastare la povertà energetica, partendo dai quartieri San Paolo, San Pio, Santa Rita, Loseto e Torre a Mare, attraverso uno sportello dedicato.

Molto ambiente passa dall’urbanistica e dalla rigenerazione urbana, che chiede di ridurre il consumo di suolo.

Attraverso una rinnovata stagione di partecipazione raggiungeremo l’obiettivo di dotare ogni quartiere di un proprio programma di rigenerazione urbana, con una misura dedicata, il “Patto con i quartieri”. Partendo dal completamento dei diversi programmi di rigenerazione già avviati con il Piano Periferie (San Paolo e Libertà), con i Pinqua di San Pio e Santa Rita, con il Pon Metro (Santo Spirito, Torre a Mare, San Cataldo) e attuando la sfida di Costasud, operando su una visione di “città dei 15 minuti” (dove tutto è raggiungibile facilmente) che guarda ai servizi di prossimità, all’incremento di qualità e comfort dello spazio pubblico aperto, e traghettando la città verso l’approvazione del suo Piano Urbanistico Generale all’interno di una visione integrata tar paesaggio e città.

Un nodo difficile da affrontare ma necessario è il Piano Urbanistico Generale.

«Bisogna invertire nel nuovo Pug in approvazione il paradigma della crescita della città che erode pezzi di campagna e di aree naturalistiche, orientandosi ad un modello di sviluppo sostenibile ad invarianza di consumo di suolo che utilizzi la nuova edificazione per la riqualificazione dell’esistente (dall’espansione urbana alla rigenerazione urbana) secondo una logica che riduca significativamente i volumi edificabili rispetto al piano vigente.

Il banco di prova è Costasud, il grande piano di rigenerazione urbana che si estende dalla spiaggia meridionale sino a Japigia, su 943,36 di 11.667,07 ettari dell’intero territorio comunale di Bari (il 10% del totale) e attua gli elementi cardine della rigenerazione urbana che saranno introiettati nel nuovo Piano Urbanistico: la riduzione dei volumi e del consumo di suolo e la perequazione urbanistica. Il Pug darà attuazione inoltre alla L.R. 14/2008 “Misure a sostegno della qualità delle opere di architettura e di trasformazione del territorio”, completando il censimento delle opere di architettura contemporanea da salvaguardare di concerto con gli organi preposti alla tutela.»

Bari e il mare

Si dice spesso che Bari ha perso il suo rapporto con il mare. Cosa fare in proposito?

«Bisognerà che Bari si riappropri definitivamente del suo rapporto con il mare, portando a compimento i tanti progetti avviati dall’amministrazione Decaro (S. Spirito, Bari vecchia, Costasud e Torre a Mare), assieme alla realizzazione del parco costiero dell’area di maggiore pregio storico- artistico-culturale, il Parco del Castello e realizzando la connessione ecologica tra il mare e l’entroterra attraverso i corridoi verdi delle lame ad alta biodiversità.

Anche terminare il progetto pilota sull’area di San Cataldo, fa parte di questa visione di città. Il progetto prevede la pedonalizzazione dell’area costiera, la ricucitura tra il mare e il faro, l’incremento delle aree a verde di quartiere, il ridisegno della spiaggia urbana di pertinenza e ampliare la strategia di rigenerazione urbana all’intera area, che ospita il Centro Universitario Sportivo, lo Stadio delle Vittorie, numerosi opifici dismessi da riconvertire e a breve il nuovo porto turistico. Per realizzare una polarità urbana a vocazione sportiva e leisure, concordando con l’Ente Fiera la redazione di un masterplan che possa guidare la riqualificazione del quartiere fieristico, attraverso azioni di greening e di riconversione dei padiglioni in funzioni di ricerca, innovazione e creazione di impresa.»

Spostarsi in città, che problema…

Che spazio avranno le periferie e cosa significa la “città dei 15 minuti”?

«E’ necessario adottare il Documento Programmatico di Rigenerazione Urbana quale strumento guida per la rigenerazione puntuale, orientandolo ad un’azione combinata: la riqualificazione degli spazi pubblici aperti (piazze scolastiche, aree pedonali, giardini); il rafforzamento della rete degli hub di prossimità secondo un modello di “città dei 15 minuti” in cui la maggior parte delle necessità quotidiane dei cittadini può essere soddisfatta spostandosi a piedi o in bicicletta, con servizi destinati alla cultura e all’educazione (es. le community library del progetto colibrì), allo sport e ambiente (es. i playground all’aperto), all’innovazione sociale (es. Spazio 13, Accademia del Cinema dei ragazzi di San Pio), al secondo welfare e alla conciliazione vita-lavoro (asili nido, centri diurni, ecc.), al commercio e all’artigianato di prossimità; in continuità con quanto sperimentato in Costasud saranno avviati due nuovi piani straordinari per il quartiere Libertà e per San Pasquale e Carrassi, in cui fissare regole urbanistiche che permettano di incrementare, attraverso meccanismi di perequazione e l’attivazione di forme di partenariato pubblico privato, la dotazione di servizi e di spazio pubblico nelle parti più dense della città.»

Capitolo traffico, trasporti e parcheggi.

«La rivoluzione del traffico, che ha interessato Bari negli scorsi 15 anni, con la nascita dei Park and Ride, le zone Ztl e Zsr, la digitalizzazione dei servizi, le applicazioni mobili, il totale rinnovo dei mezzi, gli abbonamenti agevolati per i bus e gli incentivi alla mobilità ciclabile, è una scommessa vinta. E la mobilità a Bari si è progressivamente affermata come un diritto e un esercizio democratico, su cui bisogna ulteriormente insistere con politiche di sostegno alla domanda di mobilità sostenibile.

Ora si tratta di efficientare i sistemi di collegamento tra i comuni della città metropolitana e il capoluogo e tra centro e periferie, attraverso l’investimento in corso sul Bus Rapid Transit, che prevede 44 mezzi a corsia preferenziale e che ridurrà cospicuamente il numero delle auto in transito verso il centro e lavorando sul trasporto su ferro che, attraverso le tratte centro-San Paolo-aeroporto o centro-Santa Rita e Loseto, e le nuove fermate stadio e manifattura dei tabacchi, contribuiranno ulteriormente a ridurre il peso del carico veicolare privato in ingresso.

Contestualmente andranno incrementati i Park & Ride nelle aree di gravitazione esterne al centro città, per favorire lo scambio con navette o mezzi leggeri, come biciclette e monopattini e aumentata la dotazione di percorsi ciclabili, per favorire la sicurezza lungo gli assi interni di movimento.

Per i residenti del tessuto urbano consolidato andranno destinate nuove aree di parcheggio pertinenziali, per accompagnare le azioni di riqualificazione in corso e favorire la creazione di nuove aree pedonali, da attivare nel reticolo ortogonale e di nuove zone 30 (Isole ambientali), garantendo la vivibilità dei residenti».

Una rivoluzione per i mezzi pubblici?

Tutto questo però comporta anche un cambiamento delle abitudini dei residenti. Meno auto private in circolazione, più mezzi pubblici

«Se da un lato è necessario riconvertire tutta la flotta del trasporto pubblico locale, in particolare prevedendo una transizione all’elettrico di 99 vettori entro il 2026 e ibrido di nuova generazione degli ulteriori 54, bisogna proseguire nel rendere l’accesso alla mobilità un pieno diritto per tutti, riducendo il costo degli abbonamenti annuali del trasporto pubblico locale su base Isee e rendendolo gratuito per le fasce più deboli della popolazione, proseguendo le agevolazioni per chi si sposta in bicicletta e favorendo la realizzazione di piani spostamento casa-scuola e casa-lavoro con misure di incentivazione ad hoc per le aziende, gli studenti e i lavoratori.

Bisogna anche introdurre un nuovo paradigma della mobilità che metta al centro l’utente. Sia realizzando un biglietto unico integrato che consenta l’utilizzo di diverse tipologie di trasporto e relativi servizi di mobilità su scala metropolitana e comunale (TpL, taxi, shared mobility, ferrovie regionali, servizi di ricarica mobilità elettrica, aree di sosta). Sia attraverso una app con una serie di funzionalità che vanno dal route planner all’acquisto dei titoli (di tutti i servizi di mobilità e complementari presenti), attivando proposte commerciali ad hoc, definite con gli operatori di mobilità e allineando la fruizione del trasporto pubblico alle rotte di google maps».

Bastano le piste ciclabili?

«Bisogna più che raddoppiare i km di piste ciclabili da 40 a 90 e introdurre nuovi servizi e commodities per i ciclisti, tra cui 86 rastrelliere da 8 posti, 22 mini velo stazioni da 8 posti, la velostazione Fal nell’ambito della riqualificazione di Corso Italia.»

Trovare parcheggio resta un’impresa in molti quartieri. Come ovviare?

«Ferma restando l’idea di decongestionare il traffico verso il centro città, è ora di varare un piano parcheggi che preveda: aree di scambio (park and train e/o park and ride, ma anche mini isole per lo sharing) lungo le direttrici di ingresso in città; aree parcheggio pertinenziali da individuare nelle aree dove sono previsti interventi di pedonalizzazione e rigenerazione urbana, anche ricorrendo a formule pubblico-privato».

Raccolta differenziata, il 65% non basta

Tocchiamo ora un altro tema delicato: la spazzatura e il porta a porta da completare.

«Il decennio di amministrazione Decaro ha portato significative innovazioni in tema di raccolta dei rifiuti e, più in generale, nella gestione del ciclo integrato dei rifiuti urbani. Pensiamo all’ampliamento della raccolta differenziata porta a porta che, allo stato attuale, riguarda la zona Bari Nord (Palese, Santo Spirito, Catino, Stanic, San Girolamo) ed i quartieri periferici di Loseto, Carbonara e Ceglie, oltre ad una parte di Picone e tutto il Quartierino. Si tratta di una popolazione di circa 130mila abitanti, con un incremento dei livelli di raccolta differenziata di circa il 48%. Pensiamo anche, sul fronte dell’igiene urbana, all’introduzione dello spazzamento meccanizzato, con l’ausilio di mezzi moderni ed ecologicamente avanzati, in ampie zone della città (Libertà, Murat, Madonella e tutta la zona a Nord di Bari). Sono stati avviati, per la raccolta, 4 Centri Mobili di Raccolta, utilizzati prioritariamente nelle zone servite dalla raccolta porta a porta e ristrutturato il deposito di via Martin Luther King con la realizzazione di un Centro Comunale di Raccolta.

Amiu Puglia ha già ottenuto importanti finanziamenti dal Pnrr per praticare una vera transizione ecologica sull’economia circolare, e sarà necessario attuare importanti investimenti per aumentare la differenziata, incrementare i centri comunali di raccolta, dotandoli di spazi dove poter effettuare laboratori per il recupero dei materiali conferiti per evitare che diventino rifiuto, eliminare i cassonetti in tutta la città attraverso l’installazione nelle zone centrali di aree ecologiche interrate e rafforzare le filiere impiantistiche, specie sulle frazioni organiche, premiando i cittadini più virtuosi».

Quindi gli obiettivi programmatici sono?

«Almeno 7. Innanzitutto “rifiuti zero” cioè è prioritario aumentare la raccolta differenziata dal 45% al 65% e contrastare lo spreco utilizzando un approccio orientato al metabolismo urbano, monitorando i flussi dei consumi e riducendo l’inquinamento, per arrivare ad essere un Comune plastic free. Poi bisogna subito estendere il “porta a porta” per tutte le utenze non domestiche della città. Terzo: nuovi “centri comunali di raccolta” per fornire servizi sempre più di prossimità alle utenze cittadine, comprensivi, dove possibile, di mercatini dell’usato e laboratori di recupero al fine di promuovere il riuso e la riduzione della produzione dei rifiuti. Nuovi “cassonetti intelligenti” e interramento delle isole nelle zone centrali di Bari. Per migliorare i servizi di igiene urbana, pensati e sviluppati in forma differenziata (spazzamento meccanizzato, cestini gettacarte, movida, zone turistiche, giardini e luoghi pubblici) occorre pensare a “servizi di decoro” per rendere il servizio di pulizia e igiene più rispondente alle esigenze di ciascun quartiere anche attraverso l’introduzione dello “spazzino di quartiere”. Sesto: investire sulla “tecnologia” per l’efficientamento dei servizi e la riorganizzazione del servizio di ritiro ingombranti per renderlo più razionale ed efficace. E infine “comunicazione” ovvero investire sulla sensibilizzazione della cittadinanza sull’economia circolare e la corretta gestione dei rifiuti.»

Partecipazione e cittadinanza attiva, non più parole morte

Tutti questi principi di ambientalismo richiedono partecipazione, cioè condivisione. Si tratta di cambiare abitudini e spesso modificare molto i comportamenti tradizionali. Se non avviene, le norme possono essere bellissime sulla carta ma difficili da mettere in pratica…

E’ necessario promuovere un piano comunale di educazione all’ambiente e alla cittadinanza globale, in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile, in cui coinvolgere le associazioni e le scuole di ogni ordine e grado. Per questo bisogna dare centralità e una nuova gestione all’Urban Centre, attribuendogli il ruolo di promozione del dibattito pubblico sui temi della trasformazione urbana e di regia nel coinvolgimento delle comunità, delle università e dei professionisti nelle decisioni urbanistiche, sperimentando modelli di gestione pubblico-privata con il terzo settore dello spazio pubblico, promuovendo la diffusione di micro interventi per il miglioramento dell’ecologia urbana nei quartieri, anche attraverso esperienze di bilancio partecipativo nei Municipi.

Nel nuovo Pug, ad esempio, servirà attenzione alle diverse esigenze della popolazione, allo scopo di creare uno spazio urbano di cura più aperto e inclusivo, nei confronti delle esigenze delle donne, dei bambini, degli anziani, delle persone con disabilità: questo significa, nel concreto, illuminazione, spazi pubblici, sicurezza, percorsi protetti casa- lavoro , e tanto altro ancora. »

(Per leggere il programma di Vito Leccese CLICCA QUI)

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