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Bari 2015: Un’idea integrativa al Piano Strategico

La maggior parte dei progetti immaginati e finanziabili dal Piano Strategico riguarda interventi sul suolo, per servizi e per infrastrutture pubbliche dimenticando che le 31 città sono essenzialmente costituite da un patrimonio edilizio di natura privata, in cui vive una popolazione residente di 1.000.000 di abitanti in circa 900.000 unità immobiliari.

Alla luce di questi macrodati è spontaneo immaginare che queste 31 città coinvolte nel piano strategico sono innanzitutto costituite da un grande patrimonio edilizio privato stratificatosi nel tempo, il quale ha bisogno di essere custodito, controllato e tutelato. Il processo urbano di tutela si  identifica nell’idea di un  progetto urbano continuo fondato sulla manutenzione e il recupero del patrimonio edilizio esistente nei centri storici, nei centri urbani, nelle periferie e su edifici rurali sparsi nel territorio su cui è necessario  eseguire costantemente la ristrutturazione, il restauro, la manutenzione straordinaria e ordinaria, ponendo le basi per una vera riabilitazione, recupero, riuso e risparmio energetico delle città esistenti in modo che possa attuarsi contestualmente la rivalutazione  delle città e del lavoro artigianale in cui, poi, sia possibile innestare i progetti di medio e lungo termine immaginati dal Piano Strategico.

Il concetto su cui fondare il progetto urbano continuo è la rinnovabilità; la rinnovabilità è l’elemento necessario alla vita delle città ed è sempre stata eseguita dalle maestranze artigiane, perciò è importante rinnovare considerando innanzitutto il patrimonio edilizio privato, come manufatti da adeguare costantemente alla necessità dei luoghi e degli abitanti modificando, integrando e aggiungendo elementi ad un corpo organico che si è auto-costruito attraverso un processo di stratificazione.

La prima domanda che viene in mente a qualsiasi amministratore pubblico che si avvicini al tema della riabilitazione, del recupero, del riuso e del risparmio energetico delle città esistenti è: “ …Come attivarsi in tal senso? Come sostenere gli interventi privati?”. L’esperienza del recupero urbano in Europa e negli U.S.A. dà risposte e indica com’è possibile recuperare città degradate e densamente abitate con interventi privati di recupero urbano auto-finanziabili con microcredito, mutui agevolati o modalità affini (gli esempi più significativi sono stati quelli del Marais a Parigi/Francia è nel North End di Boston/U.S.A.) dove il patrimonio edilizio privato, densamente abitato, è stato recuperato con la nuova cultura dell’abitare fondata sulla ristrutturazione, la conservazione e la gestione,  sostenendo l’idea della evolutività dei luoghi e della capacità di convertirsi e modificarsi nel tempo delle città.

Un classico esempio di superfetazione edilizia

A seguito di tali esperienze riteniamo sia opportuno, oggi, stimolare il reinserimento nei centri storici, nei centri urbani, nei quartieri degradati e sugli edifici rurali nel territorio circostante del cantiere convenzionale auto-finanziabile dai privati, per la manutenzione, l’adeguamento, la pulitura delle superfetazioni – costruzioni improprie – la rifunzionalizzazione per nuove esigenze; ciò riporterebbe all’attenzione della pubblica amministrazione l’importanza economica, sociale e culturale di un’estesa operazione di recupero del patrimonio edilizio privato da parte degli abitanti, con la volontà manifesta di intervenire direttamente per rimettere in moto un’economia alimentata costantemente dalla presenza di maestri artigiani, riacquistando e mantenendo viva l’idea della dignità abitativa in modo che l’abitante, ritorni ad essere il vero protagonista della sua città riattivando l’economia attraverso l’artigianato per riannodare il rapporto casa/abitante/città/lavoro.

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