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Avorio in fumo

Oltre 105 tonnellate di avorio, che sono costate la vita di 6 -7mila elefanti,  e oltre 1 tonnellata e mezza di corni di rinoceronte confiscati al mercato illegale verranno bruciati domani 30 aprile nel Nairobi National Park, in Kenya. Sarà il 34’mo rogo di avorio confiscato e il maggiore mai avvenuto nella storia recente e sono attesi circa mille ospiti per assistere alla cerimonia. L’evento è sostenuto dal Kenya Wildlife Service (KWS) e Stop Ivory, insieme all’Africa Wildlife Foundation, Save the Elephants e molte altre organizzazioni.

 Un sequestro di zanne di elefante lo scorso marzo in Kenya

Un sequestro di zanne di elefante lo scorso marzo in Kenya

Il messaggio che si vuole trasmettere è molto chiaro: il traffico illegale di prodotti di natura come avorio, corni, pelli di animali protetti come tigri e scimmie, deve essere contrastato con tutte le forze e soprattutto deve essere scoraggiato l’acquisto di prodotti che provengono dal mercato nero di natura. Eliminare gli stock di avorio confiscato è anche un deterrente contro il possibile commercio illegale di questo materiale intercettato dai controlli e dalle indagini portate avanti dal governo africano. Il giro di affari legato al commercio illegale di natura nel mondo vale oltre 23 miliardi di dollari l’anno. I crimini di natura, soprattutto in Africa, alimentano anche guerre e terrorismo, fenomeni che colpiscono ancora le popolazioni locali, private della loro risorsa primaria, la natura, sia della loro libertà e sicurezza. La lotta al bracconaggio è una delle priorità mondiali segnalate anche dall’ONU in una recente dichiarazione congiunta con organismi di security mondiale.

Il WWF segnala che i branchi di elefanti continuano ad essere decimati dal bracconaggio per il commercio di avorio : ogni anno spariscono sotto i colpi di fucile oltre 30mila elefanti africani, mentre il commercio di corni di rinoceronte sta portando alla rapida estinzione questi animali simbolo. Nella Repubblica Democratica del Congo la popolazione di elefanti è scesa a meno di 20.000 capi dai circa 200.000 degli anni ’60. Altre aree ‘critiche’ per gli elefanti sono l’Africa centrale, la Tanzania (60% di perdite in 5 anni) e il Mozambico (50% in 5 anni). Il WWF sarà presente all’evento, accanto alle istituzioni nazionali, con il direttore generale del WWF internazionale, Marco Lambertini insieme ai responsabili di progetto del WWF in Africa.

Il primo evento del genere avvenne nel 1989 proprio in Kenya: all’epoca vennero bruciate 11.000 tonnellate di avorio grezzo. Altri roghi sono avvenuti in vari paesi tra cui Taiwan, Zambia, in Giappone, Gabon , Filippine Stati Uniti, Cina, Francia, Chad, Belgio, Repubblica del Congo e in anche Italia all’inizio di aprile in cui è stata bruciata una tonnellata di avorio nel cuore di Roma.

«I roghi di avorio ovviamente non sostituiscono gli sforzi necessari sul campo per contrastare il bracconaggio e i crimini di natura, ma rappresentano comunque una buona occasione per lanciare al livello globale un messaggio simbolico sullo sforzo che alcuni governi, soprattutto africani, stanno facendo per fermare la distruzione delle popolazioni di elefanti e rinoceronti – ha dichiarato Isabella Pratesi, direttore conservazione WWF Italia –  Fermare il bracconaggi si può: il Nepal, ad esempio, ha dimostrato che con un impegno sistematico e coordinato si può arrivare a bracconaggio –zero, come è accaduto per il rinoceronte dal 2011 in quel paese. Le comunità sono la prima ‘linea difensiva’ contro la perdita di natura, a cui deve seguire il sostegno dei governi e il rafforzamento  ed equipaggiamento delle guardie locali. Solo una risposta globale può fermare la piaga mondiale dei crimini di natura. Da metà  maggio sarà proprio un’area africana la protagonista della nostra battaglia di conservazione scelta per festeggiare i 50 anni di WWF in Italia».

 

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