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Autorità di Bacino, chi vuole farla sparire?

piogge rosamarina

Sit-in il 18 ottobre a Bari per salvare l’Autorità di Bacino, che rischia la sparizione perché confluirà nel Distretto Idrogeologico dell’Italia Meridionale, di nuova formazione

Nata dal nulla nel 2002 con una legge regionale, la n. 19, quindi divenuta realtà nel 2004, l’Autorità di Bacino della Puglia ha assunto negli anni una “personalità” non solo giuridica, ma professionale e tecnica, d’avanguardia.

Una storia lunga

manutenzione del territorio

In questi anni l’Autorità di bacino ha favorito la prevenzione dei rischi, anche perché ha proposto una nuova cultura per la difesa idraulica ed idrogeologica del territorio pugliese

Nata dal nulla attorno a molti giovani che hanno trasferito il proprio sistema di conoscenze in un organismo tutto nuovo da lanciare, ha assunto successo per le continue emergenze del territorio che sono state egregiamente affrontate, anticipando e prevenendo possibili disastri, tanto che prima della scadenza del suo mandato, l’allora presidente della regione  Vendola la definì “Strumento formidabile di conoscenza del territorio … un punto di grande eccellenza per noi”.

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Nata dal nulla ha assunto una connotazione forte ed indispensabile; ha prodotto il Piano di Assetto Idrogeologico, il famoso PAI: per qualcuno ha creato problemi amministrativi, per la maggior parte ha invece risolto problemi di sicurezza e ha favorito la prevenzione dei rischi, anche perché ha proposto una nuova cultura per la difesa idraulica ed idrogeologica del territorio pugliese.

Non è un voler esaltarne il ruolo, ma voler essere realisti nel presentare i gioielli tecnici pugliesi, tanto da chiedersi come mai oggi AdB rischia la sparizione, dato che per effetto del Decreto Ministeriale del 25/10/2016, confluirà nel Distretto Idrogeologico dell’Italia Meridionale, di nuova formazione.

Autorità di bacino, perché a rischio chiusura?

Il tutto parte dal Codice dell’Ambiente modificato dalla legge 221 del 28 dicembre 2015: era previsto che con decreto del Ministero dell’Ambiente (poi emanato appunto il 25/10/2016) sarebbero stati disciplinati “l’attribuzione e il trasferimento alle Autorità di Bacino (distrettuali) del personale e delle risorse strumentali … salvaguardando l’attuale organizzazione e i livelli occupazionali, previa consultazione delle organizzazioni sindacali”.

L’AdB Puglia è stato sì un Ente di controllo e di indirizzo, ma nel contempo di consulenza per la Regione e gli altri enti locali, affiancando gli stessi negli approfondimenti della conoscenza nei settori idraulico e idrogeologico, senza imporre e chiedere agli Enti studi faraonici, ma affiancandoli con il proprio nucleo di ingegneri, geologi, architetti, agronomi ed altre professionalità, per redigere studi integrati che hanno contribuito al varo di importanti strumenti urbanistici e alla individuazione degli interventi strategici per la salvaguardia del territorio e a favore della pubblica incolumità.

Per la prima volta abbiamo osservato il Piano redatto (il PAI) come uno strumento in divenire, in continuo aggiornamento per la volontà di considerarlo un piano sempre perfettibile e vicino ai territori, come dovrebbe essere per ogni strumento di pianificazione. Ci si è imbattuti, in varie occasioni, in momenti di sostegno agli Enti Locali e ai privati in cui il burocratese diventava tecnica, ovvero quella sconosciuta che rischia di sparire e che l’Autorità di Bacino ha invece riportato in auge.

Per salvare l’AdB serve un decreto del Presidente del Consiglio

Per questo il tema ” Autorità di Bacino “ deve essere all’attenzione delle forze politiche, per confermare uno sguardo attento al territorio, per proporre scenari di sviluppo sostenibili e sicuri, garanti della sicurezza idraulica ed idrogeologica e quindi della vita umana, per far sì che la cultura e la tecnica possano continuare a sostenere lo sviluppo della Puglia e del bacino interregionale di interesse.

Serve immediato il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri che possa regolamentare il trasferimento delle competenze, delle attrezzature e dei beni strumentali, come anche dei beni finanziari e del personale. La situazione rischia di diventare insostenibile e le attese degli Enti Locali sempre più lunghe, traducendosi in incredibili disservizi per il territorio ed i cittadini. Infatti per il 2018 non è stato ancora previsto dalla Regione un impegno di spesa per garantirne la sopravvivenza sostenendone la gestione ordinaria.

Perché la Regione Puglia tace?

autorità di bacino

I 78 dipendenti (molti dei quali non ancora stabilizzati) dell’ Autorità di Bacino della Puglia

Può la Puglia perdere i suoi gioielli?  Si può svalutare la qualità professionale dei 78 lavoratori dell’AdB, di cui poco più del 60% stabilizzati a tempo indeterminato?

E se l’art. 4 del Decreto 25 ottobre 2016 prevede che “l’ Autorità di Bacino esercita le funzioni e i compiti in materia di difesa del suolo e di tutela della acque e gestione delle risorse idriche … e uniforma la propria attività a criteri di efficienza, efficacia, economicità e pubblicità”, ci si chiede come lo Stato e la Regione (ciascuno secondo le proprie competenze), possano garantire tutto ciò. Ci si chiede anche come questo agire possa giustificarsi in un momento di grande dissesto idrogeologico e idraulico e in prossimità delle severe condizioni climatologiche tipiche dell’autunno e dell’inverno. Come può la politica nazionale e regionale dimenticare che ha un ruolo che deve essere assolto nell’interesse dei cittadini?

Un sit-in il 18 ottobre

Da qui nasce lo stato di agitazione previsto per il 18 ottobre con un sit-in presso la Presidenza della Regione Puglia: si attende ora che il sit-in si trasformi in un invito del Presidente Emiliano al dialogo, tramutando le manifestazioni di piazza in occasioni di invito alla discussione e nel definitivo annuncio della soluzione a tutti i problemi.

Noi riteniamo che i pugliesi debbano sostenere l’ambiente e chi lotta, attraverso la forza della conoscenza e della capacità, a favore del territorio, offrendo supporti concreti. Le qualità dell’Ente sono un caso pilota da esportare e da emulare, e non di cui preoccuparsi visto il rischio di soppressione.

 

 

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