“Attraverso percorsi e discorsi”

 Lo scorso 16 aprile cinque studenti dell’ultimo anno di scuola superiore sono stati premiati a Bari con una borsa di studio di 1200 euro. Il concorso, intitolato alla memoria dell’On. Giuseppe Tatarella e già alla sua seconda edizione, chiedeva ai candidati un elaborato sulla base di una delle tre tracce proposte dalla giuria, composta da docenti e giornalisti. Tra le tre tracce proposte, una – che riportiamo – trattava di periferie e della loro capacità propositiva. Il direttore di “Ambient&Ambienti”, Lucia Schinzano, componente della giuria, ha voluto aggiungere, proprio per il legame tra questo tema e la mission del magazine, un ulteriore premio: la pubblicazione dei cinque elaborati vincitori. Oggi è la volta di Emma Troccoli.

Emma Troccoli

Ore 7.00. Suona la sveglia. Era incominciata un’altra giornata di lavoro non molto diversa da tutte le altre.     Eppure sentivo, in cuor mio, che non sarebbe stato un giorno come gli altri. Solo che non sapevo ancora il perché. Colazione, doccia, trucco, un abito scelto a caso dall’armadio, cappotto e via di corsa verso l’ufficio.

Camminavo con passo sostenuto per evitare di far tardi al lavoro e mentre ero per strada ho iniziato a perdermi nei miei stessi pensieri. Non so dire precisamente tutto ciò a cui ho pensato, ma ricordo che mi è venuto in mente il discorso tenuto dal Papa davanti al Parlamento europeo qualche giorno prima. Mi avevano colpito molto le sue parole e in particolare quella frase in cui parlava … ah, sì, della sacralità della persona umana.

“Signorina! Faccia attenzione quando cammina!”    Eccolo, ecco l’evento che mi avrebbe cambiato la giornata. Avevo accidentalmente urtato un uomo che si era fermato proprio davanti a me. Alto, giacca e cravatta e borsa in mano. Sicuramente un uomo d’affari.  “Mi scusi signore, non l’avevo vista. Sono mortificata”.  “Va bene. Su, non si preoccupi, non è nulla”. “Davvero mi scuso, ero solo un po’ distratta”.

Ero davvero mortificata per l’accaduto, però quel signore sembrava così gentile e mi sorrideva. Mi sembrava che avesse voglia di parlare. E, in effetti, era così.“La capisco, capita spesso anche a me di distrarmi mentre cammino. Ma, se non sono indiscreto, mi permetta di chiederle a cosa stava pensando”.

Devo ammettere che mi meravigliava vedere che un uomo diretto sicuramente al lavoro avesse tanto tempo da dedicare a un’estranea, ma in fondo avevamo già ripreso a camminare e andavamo nella stessa direzione. Niente male come coincidenza, no?  E devo anche ammettere che, da un estraneo, non mi aspettavo una domanda del genere, però per qualche strana ragione avevo voglia di condividere quei miei pensieri e, in fin dei conti, un sano scambio di idee non fa mai male. Così gli risposi: “Riflettevo sulla sacralità della persona umana e sul fatto che sia divenuto un concetto meno importante della crisi economica in Europa. Le parole del Papa, ha presente?”

“Discorsi impegnativi data l’ora, non è vero? Comunque no, non ne so molto, ma mi piacerebbe ascoltare la sua idea”. “Piacerebbe davvero anche a me parlare con lei signore, ma … guardi … siamo già arrivati alla fine della strada ed io dovrei andar da quella parte per arrivare al lavoro. Mi dispiace molto”.“Perfetto, lei andrà anche di fretta, ma io sono in largo anticipo e vorrei accompagnarla ovunque debba andare. Mi creda, non ho cattive intenzioni e non accetterò un no come risposta. Che facciamo, andiamo?”

Ho accolto la sua proposta e ci siamo diretti verso il mio ufficio insieme. Mi ha parlato del suo lavoro, è un consulente finanziario, e mi ha raccontato qualche notizia su di lui: età, gusti personali, musica, insomma sapete le solite cose che si dicono quando si conosce una persona nuova. Poi, all’improvviso, tornando sull’argomento,  mi ha detto: “Allora, che mi dice su questo discorso del Papa?”

Ho colto l’occasione e ho iniziato a tirare fuori tutto ciò che avevo in mente.

La verità è che, secondo me, ha ragione il Papa: se l’Europa continua a girare intorno all’economia non ci si potrà mai concentrare sulla persona

“Io non so se lei crede in Dio o meno, non so se frequenta la Chiesa, se le interessa, però le dirò quello a cui stavo pensando: sacralità della persona umana. Lei sa quanto è importante questo concetto per chi crede? Io trovo che il Papa abbia detto una cosa davvero importante per la nostra società. Le sembra che qui, oggi, sia rispettata questa sacralità? Io credo proprio di no. L’essere umano è sacro in quanto creatura di Dio. Anzi, sa cosa le dico? Non solo, altrimenti il mio ragionamento cadrebbe, varrebbe solo per i fedeli. Invece no, sa perché una persona è sacra? È sacra per un unico, semplice motivo: proprio perché persona, in quanto individuo. Sa cosa significa persona? È molto interessante, mi creda. Le va di saperlo?”

“Signorina, la prego, non s’interrompa, vada avanti!”

“La parola persona, ho scoperto per caso recentemente, deriva dal latino per sonare, suonare attraverso. Infatti, la persona era una maschera che usavano gli attori per far risuonare la propria voce. E noi possiamo essere considerati maschere perché attraverso di noi c’è qualcosa che risuona ed io credo che questo qualcosa sia la nostra anima, il nostro inconscio, lo chiami pure come crede. L’importante è che lei sappia che è quello che non vediamo in noi stessi e negli altri, ma che sappiamo esserci.

Ecco perché siamo sacri, mi capisce? E lo siamo tutti, indistintamente. E adesso, inevitabilmente, mi viene in mente una riflessione sull’uguaglianza e sulla diversità. Mi dica, siamo tutti uguali o siamo tutti diversi secondo lei?”“Oserei dire entrambe le cose, ma non credo di sapere la risposta”. “Signore, nemmeno io so la risposta, non so nemmeno se ci sia qualcuno che la sappia. E non è e non sarà né la prima né l’ultima aporia. Posso solo dirle ciò che penso, nulla di più. E la mia opinione è questa: siamo diversi. È vero, davanti alla legge, almeno in teoria, siamo tutti uguali. E lo siamo per i nostri diritti. Ma poi? Poi non vede la povera gente che non sa come sopravvivere al giorno dopo, ammesso che ci sia, per quella gente, un giorno dopo? E ammesso che ci sia questo giorno, le pare che uno debba sopravvivere?  Mi dica, ma le pare? Le pare che il verbo sopravvivere possa essere usato per una persona che è sacra?

E poi non la vede anche la gente che ha talmente tanti soldi che non sa di cosa preoccuparsi se non di come spenderli?  E ci chiediamo ancora perché il mondo non funzioni. A nessuno importa nulla degli altri, nessuno vede al di là del proprio naso. “Ama il prossimo come te stesso” ci insegna il buon Gesù. Ma le pare? Al massimo si ama il prossimo se quest’ultimo riesce a darci qualcosa di cui abbiamo bisogno. Bisogno. Cosa vuol dire, di questi tempi, bisogno? Mi guardi: le pare che io abbia BISOGNO di queste scarpe? O di questo trucco? E guardi lei: io non credo che non potrebbe vivere senza quella cravatta. Eppure ci sembrano così indispensabili. Perché? Mi dica, perché? Abbiamo completamente perso il senso del bisogno. Tutto, anche l’oggetto più insignificante, ci appare indispensabile. Sa di cosa abbiamo bisogno davvero noi? Di un buon posto per dormire, non di un letto a due piazze solo per noi. Abbiamo bisogno di mangiare un pasto per nutrirci, non di lasagne e frittura con altre mille portate per il pranzo della domenica. Non le sembra?

Ora, io non dico che non mi piaccia ciò che mangio, o ciò che faccio, o tutto il resto. Dico solo che, a mio parere, ci si perde in mezzo a tanti pensieri riguardanti la vita quotidiana e non si va mai a fondo. Si rimane sempre in superficie. Non abbiamo il tempo per pensare alle cose astratte, si corre sempre da una parte all’altra senza sapere bene neanche il perché. E figuriamoci poi se qualcuno ci pensa alla sacralità della persona umana. E se non ci pensiamo noi, nel nostro piccolo, crede che ci pensino i grandi del potere mentre, durante una seduta, cercano di capire come riuscire a fare meglio i propri interessi?Immagini come sarebbe bello se si pensasse agli altri, un mondo di pace e altruismo.Mai sentita utopia più grande di questa.  Andiamo, lei riesce a immaginare cosa significherebbe un mondo in cui tutti pensano agli altri e agiscono per il bene comune? A me viene solo da ridere. Tutti mi dicono che sono pessimista, ma io non credo di esserlo. Possibile che la gente creda ancora nella pace? Senza le guerre non si sarebbe fatta la storia, o meglio, non si sarebbero fatti gli interessi di alcuni grandi potenti e il mondo non sarebbe andato avanti. E lo stesso vale ancora oggi.

Da sempre nel mondo ci sono ricchi e poveri, potenti e deboli, chi vince e chi perde. Proprio noi dovremmo cambiare le cose? Non penso. E poi secondo me, se quell’utopia fosse realizzabile il mondo si fermerebbe, l’economia si fermerebbe. E comunque anche se non esistesse il potere, né i ricchi né i poveri, e tutti vivessero sapendo che nessuno gli farà mai del male secondo me non durerebbe molto. Qualcuno, prima o poi, se ne approfitterebbe e si ritornerebbe al punto di partenza. Come vede, signore, siamo tutti diversi: chi è più buono e chi è più malvagio, chi è egoista e chi pensa anche agli altri, chi può permettersi mille lussi e chi lotta per un pezzo di pane. E poi naturalmente c’è chi è alto e c’è chi è basso; occhi chiari, scuri; capelli lisci, ricci, lunghi, corti; uomo, donna, bambino, adulto e così via”.

Guardavo il suo viso mentre parlavo. Sembrava davvero contento di ascoltare e mi sembrava anche che fosse d’accordo con ciò che dicevo, anche se aveva un’espressione un po’ confusa. “Quindi lei pensa che siamo tutti diversi solo per questo, signorina? Non crede che ci sia qualcosa di più profondo?”  “Ma certo che c’è signore, non ho ancora finito. La nostra diversità non consiste solo in quello. Ricorda quell’anima, quell’inconscio di cui le parlavo prima? Quello ci caratterizza, quello fa di noi la persona sacra di cui parla il Papa.  Vogliono farci credere che siamo tutti uguali. Però sa che cosa le dico? Noi non siamo tutti uguali. Siamo unici, tutti quanti.   Una volta ho sentito un parroco dire che l’uomo non è nulla, non vale niente e che anzi si illude di essere grande, ma in realtà non dura, è solo un frammento piccolo e insignificante di tempo. Ecco, io non sono d’accordo. Io credo che, anche se abbiamo molti limiti, ognuno di noi durante il suo breve tempo debba cercare di lasciare un segno, di dar spazio alla propria persona.  D’altra parte non serve vivere per sempre. Piuttosto serve utilizzare al meglio quel tempo che ci è stato dato e trovare un modo per realizzare se stessi. Ma come può una persona realizzare se stessa se non le vengono date le possibilità per farlo? Glielo dico io, non può. E poi, naturalmente, se non riusciamo a valorizzare noi stessi non possiamo aiutare gli altri a farlo, né i nostri fratelli, i nostri genitori, i nostri amici, i nostri figli. È il cane che si morde la coda, ha presente? Però, a furia di mangiarsela, non rimarrà più nulla di lui …

La verità è che, secondo me, ha ragione il Papa: se l’Europa continua a girare intorno all’economia non ci si potrà mai concentrare sulla persona. Ormai ruota tutto attorno al denaro. È vero, senza il denaro sarebbe difficile vivere, impossibile direi. Però non capisco perché tutti pensino solo a quello; perché a nessuno importa dei dettagli? Se la gente, tutta la gente, a partire da quella comune fino ad arrivare a chi sta al potere, iniziasse a capire che ciò che conta non è il denaro e non è arricchirsi e non è fare i propri interessi, forse le parole del Papa non rimarrebbero chiuse in quella sala o conservate da Internet per chi, superficialmente, vuole leggerle. Per chi vuole sentire, ma non ascoltare. Forse, se davvero ci s’impegnasse a uscire dalla crisi si avrebbe il tempo per riscoprire quei valori universali che in tanti, hanno cercato in passato e cercano tuttora di insegnarci”.

Mi resi conto di aver parlato tanto, forse troppo, senza avergli lasciato lo spazio né il modo per esprimere la sua opinione. Pensandoci non mi aveva ancora detto se fosse d’accordo con me. Però ero felice, felice di aver avuto l’opportunità di dire ciò che pensavo. E lui anche mi sembrava felice. E con aria soddisfatta e desideroso di parlare, mi rispose. “Signorina, inizio dicendo che lei è stata una delle persone più interessanti che io abbia mai avuto modo di incontrare. Sono d’accordo con lei, su tutto. Credo che mi abbia aperto gli occhi, e per questo la ringrazio. Ripeto, mi trova d’accordo su tutto, ma mi permetto di spiegarle alcune mie considerazioni riguardo alla crisi economica e riguardo al perché tutto ruoti intorno al denaro.  Logicamente, i politici hanno gravi problemi da risolvere, considerata la pesante situazione in cui tutti ci troviamo. Analizzando le cause della crisi scoprirà che tutto è perfettamente collegato e che, finché non si mettono in atto delle soluzioni, il nostro stato rimarrà invariato. Ora, davanti a una situazione come questa, come possono i politici trovare il tempo per concentrasi sull’unicità del singolo individuo?

Come dicevo poco fa, le cause dell’attuale crisi sono molteplici e tutte in stretto rapporto tra loro. Prima di tutto le risorse finanziarie non vengono ben gestite. Questo avviene a causa del forte aumento della massa monetaria emessa ogni giorno in quantità sempre maggiori. E se questa aumenta, la moneta si svaluta. A questo punto segue inevitabilmente un’ inflazione che porta la gente a non poter sostenere molte spese. Purtroppo non finisce qui: con più denaro in circolazione lo Stato non è incentivato a limitare gli sprechi, anzi si investe molto di più, spesso anche in settori poco convenienti. Tutto ciò porta all’aumento del debito pubblico dei vari Stati. Per cercare di colmare questo debito, aumentano le tasse, cosa che naturalmente va a danneggiare il ramo più basso della società, composto dai cittadini e dalle piccole-medie imprese costrette a licenziare personale o addirittura a chiudere. E poi … disoccupazione, la piaga dei nostri tempi”.

“Non sapevo tutte queste cose, non mi era mai capitato di andare a fondo nella questione. Ma, mi scusi, non ci potrebbero essere delle soluzioni?”   “Certo che sì. Ci sarebbero, ma metterle in pratica non è semplice. Consideri che l’Italia è in pessime condizioni, come la Grecia o la Spagna. Ma ci sono anche realtà diverse nella nostra Europa: è il caso della Germania. Lì il debito pubblico è nettamente inferiore al nostro e non esiste il problema della disoccupazione perché, utilizzando in maniera più consapevole il denaro, decidono di investire, ad esempio, nella ricerca che coinvolge molti giovani. Su un piano prettamente economico si potrebbe ridurre la spesa pubblica del 30-40% e dare un taglio netto al gettito fiscale. E infine, se le banche centrali europee riducessero l’immissione di denaro, la moneta non si svaluterebbe.

Come vede, signorina, le soluzioni ci sarebbero, in teoria. Ma, come dice lei, non si metteranno in pratica perché ognuno, specialmente chi ha potere, pensa solo ai propri interessi. Per dar spazio alle parole del Papa bisognerebbe fare in modo che la gente, tutta quanta, si sensibilizzasse e non avesse in testa quei problemi che ruotano intorno al denaro. In conclusione, finché i politici avranno da risolvere determinate questioni, non riusciranno a far proprie le parole del Papa”.

Ero entusiasta di quelle parole, di quel discorso, di aver scoperto cose nuove, di aver avuto la possibilità di comunicare. Comunicare nel vero senso della parola. Comunicare proprio nel senso di mettere in comune: mettere in comune idee, opinioni e conoscenze.  “Signore, sento il bisogno di esprimerle la mia gratitudine, per prima cosa per aver condiviso con me i suoi pensieri e poi per avermi dedicato tutto questo tempo, davvero. Stamattina, appena sveglia, sentivo che mi sarebbe capitato qualcosa di nuovo. E mi creda, non poteva andare meglio come inizio di giornata! Non capita spesso di potersi liberare, e questa è stata una grande occasione. La ringrazio di cuore”.

“È stato un piacere, nient’altro da aggiungere”.

“Mi creda, non mi ero nemmeno resa conto di essere arrivata e soprattutto non immaginavo fosse così tardi. Vorrei evitare guai, meglio che vada. Arrivederci e grazie ancora”.

“Sì, credo sia un po’ tardi anche per me. Arrivederci. Anzi, alla prossima. In fondo la strada è sempre la stessa, no?” Poi mi sorrise e se ne andò.

Mi aveva conquistata con quel discorso. E anche io l’avevo conquistato con il mio. Sicuramente per ciò che dicevamo, ma quelli, alla fine, sono solo punti di vista. Credo che siano state l’ora un po’ improbabile e l’inaspettata coincidenza a rendere il tutto ancor più interessante. Ad ogni modo non lo scorderò facilmente. Fino ad oggi non l’ho più incontrato, ma sento, in cuor mio, che domani non sarà un giorno come gli altri. Solo che stavolta immagino il perché.

 

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