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Attività estrattiva in Puglia: pronti i tempi per una nuova legge?

Cursi, cava di pietra leccese

Nei prossimi giorni il Consiglio Regionale pugliese affronterà il riordino dell’attività estrattiva discutendo il disegno di legge N.06/2011 del 08/03/2011 “Nuovo riordino generale in materia di attività estrattiva” che abrogherà la L. R. n. 37/1985, in vigore da 26 anni. In Puglia le attività legate direttamente e indirettamente all’estrazione e alla lavorazione delle rocce e terre, utilizzate come materiale inerte, materiale da costruzione o pietre ornamentali, rappresentano un importante – e dinamico – settore per numero di occupati e giro d’affari: alla fine del 2008 c’erano 440 cave autorizzate, con un’estensione totale di quasi 38 Kmq e un numero di addetti, per le sole mansioni di cava, pari a 2300 unità (Fonte: Rapporto sullo stato dell’attività estrattiva in Puglia, 2008). E’ evidente, quindi, che questa proposta di legge intende tutelare e promuovere gli aspetti ambientali e paesaggistici del territorio, non solo perché le cave, intervenendo direttamente sulle componenti dell’ambiente (suolo, sottosuolo, acqua, aria, biodiversità, geodiversità), modificano in via provvisoria o definitiva il territorio ma anche perchè lo sfruttamento eccessivo del territorio in passato ha lasciato tante cave dismesse e abbandonate: vere e proprie isole di desolazione in qualsiasi contesto ambientale siano state realizzate.

Nel 2008 erano 400 le cave autorizzate in Puglia

Il bello e il brutto – Il disegno di legge in discussione presenta molti punti di forza e qualche debolezza. Ad esempio, nelle finalità il disegno di legge richiama i principi saldi di un’attività, che seppur fortemente modificatrice del territorio, si prefigge di svilupparsi secondo alcuni criteri fondamentali: la sostenibilità, il recupero ambientale e paesaggistico delle aree abbandonate e dismesse, l’esigenza prioritaria di salvaguardia e difesa del suolo, la tutela e valorizzazione del paesaggio e della biodiversità. Ma bisogna ricordare che il principio di tutela andrebbe esteso anche alla geodiversità, perchè l’attività estrattiva si svolge in un contesto geologico e geomorfologico: molte superfici con orme di dinosauro, eccezionali scoperte paleontologiche, sono state rinvenute nei depositi calcarei che rappresentano la principale “ossatura geologica” della nostra regione e il maggiore giacimento estrattivo.

Il disegno di legge solleva perplessità quando considera ogni pietra ornamentale da taglio “materiale di pregio” e perciò estraibile anche nei siti d’interesse comunitario, nelle zone speciali di conservazione e nelle zone di protezione speciale. Più verosimilmente, l’individuazione dei materiali di pregio potrebbe essere definita, sulla base di principi tecnici, tecnologici ed economici, da un Comitato Tecnico Scientifico, che lo stesso disegno di legge individua, ma non definisce bene.

Uno dei punti più controversi, anche in virtù degli scenari nazionali, è legato al regime autorizzativo all’esercizio dell’attività estrattiva che il disegno delega alle Province territorialmente competenti. Se il Titolo V della Costituzione venisse modificato in modo da non garantire alle Province la prosecuzione delle attività prevista dal disegno di legge, tutte le deleghe e le attività dovranno ritornare al Servizio Attività Estrattive della Regione. L’autorizzazione all’esercizio delle attività estrattive richiede analisi e valutazioni complesse che al momento sarebbe irragionevole delegare, come qualcuno ha proposto, ai singoli Comuni.

La parola alla società civile – Queste ed altre perplessità potrebbero essere compensate in sede di discussione nel Consiglio regionale. Una discussione necessaria soprattutto in questo settore, che qualcuno considera un vero e proprio “sfruttamento della risorsa” ma che potrebbe trasformarsi in “utilizzo razionale della risorsa” con la conoscenza del territorio in cui si interviene e la consapevolezza dell’entità delle modifiche provvisorie o permanenti che si possono causare ai luoghi. La speranza è che la regione Puglia,se accoglierà le proposte emerse durante le tante audizioni che hanno coinvolto i rappresentanti di enti locali, associazioni di categoria, rappresentanti dei lavoratori, ordini professionali e associazioni di protezione ambientale, potrà avviare un percorso di sostegno, compatibilmente con le caratteristiche ambientali, rurali e paesaggistiche del territorio, ad un settore storico e di grande rilievo socio economico per ampie realtà territoriali.

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