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Asti, morto per amianto. Rinviati a giudizio i datori di lavoro

Rinviati a giudizio Antonio Volonnino e Livio Giuseppe Carbone, per l’ipotesi di reato di cui all’art. 589 c.p. – omicidio colposo – perché nella loro qualità di soci amministratori della società C.V.C. di VOLONNINO Antonio & C. S.n.c., con sede ad Asti, per negligenza, imprudenza ed imperizia e violazione delle norme per l’igiene sul lavoro, in particolare dell’art. 4, lett. b), c), d) e art. 21 D.P.R. n. 303/1956, hanno cagionato in “concorso separato di cause” la morte di C.S., il 14 aprile 2011 ad Asti, per mesotelioma pleurico maligno di tipo bifasico. C.S. ha lavorato in azienda da ottobre 1979 a giugno 1991 con mansioni che hanno comportato l’esposizione continua alle polveri di amianto.

Antonio Volonnino, per il periodo tra il mese di ottobre 1979 ed il mese di giugno 1991 e Livio Giuseppe Carbone, tra ottobre 1979 e giugno 1983, avrebbero omesso – secondo l’accusa – di adottare i provvedimenti necessari a tutelare l’integrità fisica dei dipendenti, vista la particolarità del lavoro, che consisteva nella sagomatura, con taglio e posa, con trapanatura, di lastre di eternit per la la messa in opera di tetti. I lavoratori della CVC sarebbero stati sottoposti all’esposizione delle fibre di amianto senza alcuna misura di protezione idonea – è scritto nel dispositivo -, l’azienda avrebbe omesso il controllo dell’impiego dei mezzi di protezione personale, tralasciato il controllo sanitario periodico mirato alla prevenzione dei danni ricollegabili alle lavorazioni svolte ed  escluso intenzionalmente l’informazione circa i rischi specifici cui erano esposti i propri dipendenti e circa le norme essenziali di prevenzione.

T.A., moglie della vittima e F.C., figlia minorenne della vittima, difese dall’avvocato Ezio Bonanni, si sono costituite parti civili per ottenere il risarcimento integrale di tutti i danni.

Al dibattimento presso il Tribunale di Asti, il 24 giugno prossimo, si costituirà parte civile anche l’Osservatorio Nazionale Amianto, assistita dall’avvocato Raffaella Lavagetto, al fine di sostenere l’accusa, nella richiesta di condanna degli imputati.

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