Associazione a delinquere per traffico illegale di rifiuti: 63 indagati e 22 società coinvolte

foto archivio pixabay

È il risultato di due distinte operazioni della Guardia di Finanza e dei Carabinieri del NOE, tra Torino e Perugia

 

Traffico illegale di rifiuti e associazione a delinquere. Sono due reati che ultimamente stanno diventando un connubio frequente, perché i rifiuti sono un business molto redditizio per la malavita organizzata, ma anche per i neofiti del crimine. Infatti, in due distinte operazioni, le Fiamme Gialle di Torino e i Carabinieri del NOE di Perugia hanno scoperto due sodalizi criminali dediti al traffico illecito di rifiuti.

33 indagati a Torino

La Guardia di Finanza ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del tribunale di Torino, nei confronti di 33 indagati, ritenuti appartenenti a 3 distinte associazioni per delinquere finalizzate al traffico illecito di rifiuti metallici ed emissione e utilizzo di documenti falsi.

Sono state eseguite oltre 50 perquisizioni e sono state sequestrate 8 società dedite al commercio di rottami metallici. Sequestrati inoltre beni per oltre 270 milioni di euro.

L’inizio delle indagini

Tutto è iniziato nel febbraio 2018 quando fu sequestrato ad un posto di controllo del denaro contante a due persone, una delle quali era titolare di una ditta di commercio di rottami. Nel corso delle indagini, i finanzieri hanno scoperto l’attività criminale dei gruppi, già attivi dal 2015 anche all’estero.

Secondo l’accusa, gli indagati avrebbero prodotto documentazione falsa per regolarizzare ingenti quantitativi di rifiuti, di dubbia provenienza, destinati a società piemontesi e lombarde. Per occultare la reale provenienza dei rifiuti, e quindi la tracciabilità, venivano utilizzate aziende cartiere, anche in Germania, e prestanome. Il sistema permetteva così di dedurre anche i costi, commettendo alla fine reati fiscali. I contanti venivano prelavati continuamente e freneticamente dagli uffici postali italiani e da intermediari esteri per ritornare nelle società del Piemonte e della Lombardia, al netto, mentre l’organizzazione tratteneva dal 5% all’8%.

All’operazione “Ferromat” hanno partecipato circa 300 militari delle province di Torino, Alessandria, Cuneo, Milano, Bergamo, Monza-Brianza, Savona, Udine, Pisa, Benevento, Foggia e Messina.

Il NOE di Perugia

I Carabinieri del NOE di Perugia, in un’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Bologna, hanno notificato la chiusura delle indagini preliminari a 30 indagati e 14 società, ritenuti responsabili, a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti. L’attività illecita avveniva principalmente attraverso false certificazioni, dichiarazioni e fatturazioni.

L’indagine è iniziata nel 2017

L’attuale indagine è stata scaturita da un’altra indagine, del 2017, nei confronti di una società, con sede a Gualdo Tadino, in provincia di Perugia, ritenuta responsabile di traffico illecito di RAEE, principalmente di pannelli solari. Quella indagine si è poi conclusa con 7 provvedimenti di custodia cautelare nel 2020, mentre è stata avviata subito dopo l’altra relativa ai reati commessi in Emilia Romagna.

Così, dagli accertamenti, i militari hanno scoperto che i pannelli solari non erano vecchie apparecchiature ma erano rifiuti speciali. Quando arrivano a fine vita, i pannelli fotovoltaici devono essere distrutti seguendo un preciso iter che permetta il recupero di tutti i materiali. Il sistema viene gestito dal Gestore dei Servizi Energetici che elargisce anche gli incentivi riconosciuti dallo Stato per il recupero dei vecchi pannelli e l’installazione di nuovi.

i vecchi pannelli diventavano RAEE

I Carabinieri hanno così scoperto che attraverso false documentazioni e certificazioni, i pannelli da rifiuti diventavano RAEE. Questo ingegnoso sistema permetteva all’organizzazione un triplice guadagno, costituito dalle somme del recupero dei rifiuti dai produttori, dalla elusione dei costi per il loro trattamento e dalla rivendita dei pannelli come apparecchiature elettriche usate nei Paesi in via di sviluppo.

L’attività era talmente strutturata che la sede principale, a Parma, riceveva i materiali da tutte le regioni italiane. Per gli indagati, le accuse sono associazione per delinquere finalizzata all’attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti, anche transnazionale, auto-riciclaggio, falsificazione materiale e ideologica di documentazione. Alcuni indagati sono stati accusati di investire nelle proprie aziende i profitti dell’attività illecita.

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