Associazione a delinquere per traffico di plastica: 12 arrestati e 10 indagati

Foto archivio - Foto di Maurice Angres da Pixabay

L’operazione, diretta dall’Antimafia di Venezia, è stata condotta dai Carabinieri di Belluno. Coinvolte anche le province di Treviso, Padova, Vicenza, Napoli, Avellino e Pisa

 

I Carabinieri di Belluno, in collaborazione con il Gruppo Forestale, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 12 cittadini italiani: 11 misure in carcere e 1 ai domiciliari, nell’ambito dell’operazione “Plastic Connection”.

Al termine di una prolungata attività investigativa diretta dalla Procura Distrettuale Antimafia di Venezia nei confronti di un’importante ditta di rifiuti, sono emersi gravi indizi sul conto degli indagati circa la loro partecipazione, a vario titolo, ad una associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, emissione di fatture per operazioni inesistenti.

L’operazione è stata estesa nelle province di Belluno, Treviso, Padova, Vicenza, Napoli, Avellino e Pisa. Gli inquirenti hanno accertato che faccendieri  senza  scrupoli abbiano messo in contatto imprenditori del Nord, titolari di attività specializzate o affini allo smaltimento rifiuti, con altri del Meridione, inseriti nella filiera della lavorazione della plastica, consentendo a questi ultimi di smaltire i loro rifiuti, tra cui  anche  quelli  speciali,  attraverso  l’introduzione  nel  ciclo produttivo delle aziende del nord o accantonandoli in improvvisati luoghi di stoccaggio, attigui alle aziende stesse. Sequestrati 3 stabilimenti operanti nello specifico settore, nonché beni mobili ed immobili, per un valore di 1.500.000 euro, stabilito dal GIP finalizzato alla confisca.

Venivano poi accertati produzioni di irregolari documenti fiscali per creare fittizi rapporti commerciali e relative fatturazioni al fine di occultare l’indebito profitto della principale attività. Indagati a piede libero anche 10 complici responsabili di condotte analoghe ma meno gravi.

Acquisiti riscontri investigativi tali da far ipotizzare il dirottamento su conti esteri di circa 2 milioni di euro e lo smaltimento illecito di 22.000 tonnellate di rifiuti (equiparabili ad una colonna di TIR lunga 7 km oppure riempire una superficie come piazza San Marco con uno strato di 5 metri di rifiuti).

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