Arriva la nuova direttiva europea “Casa Green”: zero emissioni entro il 2050

Il Parlamento Europeo ha approvato una nuova direttiva, cosiddetta “Casa Green” che fissa tra i grandi obiettivi nel 2050 quello di avere edifici con zero emissioni

 

Il Parlamento europeo ha approvato con 370 voti favorevoli, 199 contrari 46 astenuti la direttiva europea “Casa Green” (o, più tecnicamente, Energy performance of building directive, Epbd). Dopo un anno di trattative, la Plenaria ha chiuso il percorso del provvedimento, che ora dovrà ricevere l’approvazione formale del Consiglio e poi andrà in Gazzetta Ufficiale per entrare in vigore.

Zero emissioni entro il 2050, tutto Green

Da quel momento i Paesi membri avranno due anni di tempo per adeguarsi e dovranno presentare a Bruxelles le loro tabelle di marcia per indicare la via che intendono seguire per centrare gli obiettivi dettati dalla Commissione Europea. Perché ora che c’è la direttiva, dovrà necessariamente iniziare il conto alla rovescia per trasformare il patrimonio edilizio nazionale in edifici a zero emissioni entro il 2050. Secondo la Commissione europea (e non solo), gli edifici dell’Unione europea sono responsabili del 40% dei consumi energetici e del 36% delle emissioni di gas a effetto serra. La direttiva prescrive che tutti i nuovi edifici siano a emissioni zero dal 2030. Quelli pubblici (di proprietà di enti pubblici o gestiti da enti pubblici), addirittura dal 2028.

Come si può arrivare a quell’obiettivo indicato dal Parlamento Europeo?

Questo l’iter che i Paesi membri dovranno seguire: dovranno garantire la ristrutturazione del 16% degli edifici non residenziali con le peggiori prestazioni entro il 2030 e del 26% entro il 2033, introducendo requisiti minimi di prestazione energetica.
Per gli edifici residenziali, l’energia primaria media utilizzata dovrà essere ridotta del 16% entro il 2030 e di almeno il 20-22% entro il 2035. Gli interventi necessari e indicati sono quelli del cappotto termico, sostituzione degli infissi, nuove caldaie a condensazione, pannelli solari. Le tappe intermedie sono lasciate all’arbitrio dei singoli Stati dell’Unione e, importante,  le misure di ristrutturazione adottate dal 2020 saranno conteggiate ai fini dell’obiettivo di efficienza.
Target finale: un parco immobiliare a emissioni zero entro il 2050. Un grande obiettivo che, ora come ora, sembra davvero molto lontano (e non solo dal punto di vista temporale).

Ma non basta, perché anche se i tempi intermedi dovrebbero indicarli i Paesi Europei, il Parlamento Europeo ha comunque dato uno stop agli incentivi fiscali per le caldaie a gas a partire già dal prossimo anno, arrivando poi al divieto di installazione dal 2040.
Ci saranno sempre più pannelli sui tetti e un avvio di piani di ristrutturazione nazionali per centrare i target stabiliti a livello europeo con la direttiva “Case Green”. L’obbligo di installare pannelli solari, va sottolineato, riguarda i nuovi edifici pubblici e sarà progressivo, dal 2026 al 2030. Gli Stati dovranno anche favorire l’istallazione di impianti fotovoltaici nelle case.

Ristrutturazioni, impianti ad energia solare e riscaldamento: le nuove direttive

Entrando nei particolari, per quanto riguarda le ristrutturazioni, i Paesi membri dovranno garantire la ristrutturazione del 16% degli edifici non residenziali con le peggiori prestazioni entro il 2030 e del 26% entro il 2033, introducendo requisiti minimi di prestazione energetica. Per gli edifici residenziali, l’energia primaria media utilizzata dovrà essere ridotta del 16% entro il 2030 e di almeno il 20-22% entro il 2035.  Gli interventi saranno incentrati sul cappotto termico, sostituzione degli infissi, nuove caldaie a condensazione, pannelli solari.

Pannelli fotovoltaici su tutti i nuovi immobili

Per gli impianti a energia solare ci sarà l’obbligo di installare pannelli solari per i nuovi edifici pubblici e sarà progressivo, dal 2026 al 2030. Gli Stati dovranno anche favorire l’istallazione di impianti fotovoltaici nelle case.

Sul tema del riscaldamento, i Paesi membri sono obbligati ad adottare misure vincolanti per decarbonizzare i sistemi di riscaldamento eliminando, gradualmente, i combustibili fossili nel riscaldamento e nel raffreddamento. Lo stop alle nuove caldaie a gas è previsto dal 2040. Sovvenzioni alle caldaie a combustibili fossili saranno vietate dal 2025, mentre saranno ancora consentiti incentivi a sistemi di riscaldamento misti (a patto però che la parte di energia rinnovabile sia preponderante rispetto a quella combustibile).

I governi potranno esentare gli edifici storici e agricoli, le chiese e i luoghi di culto, gli immobili a uso militare e quelli utilizzati solo temporaneamente. Sicuramente l’Italia su questo punto avrà molte deroghe, visto il patrimonio storico e artistico che possiede.

Le reazioni

Riccardo Bani, Presidente di ARSE (Associazione per il Riscaldamento Senza Emissioni) ha dichiarato “La versione approvata della direttiva  è sicuramente ammorbidita rispetto a quella di partenza, e non deve essere intesa come il balzello che l’Europa impone agli Stati e alle famiglie, bensì come un insieme di misure di buon senso sia per perseguire l’indipendenza energetica da Paesi terzi, sia sotto il profilo ambientale, nonché un’opportunità per incrementare il valore del nostro patrimonio immobiliare”.

Dal punto di vista delle associazioni di categoria edilizia, la Direttiva rappresenta sia un’opportunità che una sfida. Questo perché implicherà significativi investimenti in tecnologie e pratiche costruttive innovative, ma può aprire nuovi mercati e prospettive di sviluppo per il settore.

L’Unione Piccoli Proprietari Immobiliari (UPPI) parla di “significativi traguardi raggiunti nella recente revisione della direttiva europea. Tra i risultati più rilevanti, si evidenzia l’eliminazione dell’obbligo di adeguamento energetico individuale per gli edifici, una misura che avrebbe imposto onerosi interventi su scala unitaria. Inoltre, è stata posticipata la progressiva eliminazione delle caldaie a gas, ora prevista entro il 2040 anziché il 2035, e rimossa l’obbligazione di installare pannelli solari su tutti gli edifici privati esistenti.

Manca forse un capitolo riguardante la necessità, almeno per il nostro Paese, di avere edifici costruiti per affrontare i terremoti.
“A nulla serve un buon intervento di riqualificazione se applicato su un edificio strutturalmente non idoneo” sottolinea ISI – Ingegneria Sismica Italiana, “Intervenire dopo il disastro ha un costo sei volte maggiore di una buona azione di prevenzione. Dal 1968 lo Stato ha speso 170 miliardi di euro per i terremoti, recuperati con le accise sui carburanti”.

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