Area marina protetta “Grotte di Ripalta – Torre Calderina”, doccia fredda dal Ministero

Il litorale di Torre Calderina

«Sussistono difficoltà oggettive per l’istituzione dell’area marina protetta “Grotte di Ripalta – Torre Calderina” e, quindi, per la prosecuzione del relativo iter avviato nel 2013 a causa di un degrado ambientale rilevante e non risolvibile nel breve-medio periodo». Questa la risposta del Ministro dell’ambiente Gianluca Galletti all’On. Salvatore Matarrese durante la seduta dello scorso 6 maggio di question time in VIII Commissione ambiente alla Camera dei Deputati.

Al centro dell’interrogazione la richiesta di tutelare il litorale di Ripalta (nei presso di Bisceglie) oggetto di una costante situazione di inquinamento; ma sullo sfondo c’è la più complessa questione dell’istituzione dell’area protetta che interessa il tratto di costa compreso tra Torre Calderina e le grotte di Ripalta, tra i comuni di Bisceglie e Molfetta. A questo proposito l’ISPRA ha condotto uno studio, che presenta i diversi elementi problematici tali da mettere in forse una valorizzazione dell’area. Infatti lì si trovano 2 scarichi di depuratori e 2 corsi d’acqua che raccolgono non solo i reflui dei centri urbani di Bisceglie, Corato, Molfetta, Ruvo e Terlizzi, ma anche quelli di alcuni impianti di concia di pelli, riversati direttamente sulla battigia; il mare ospita in gran quantità di Ostreopsis ovata, un’alga tossica (dati del Monitoraggio quindicennale di Arpa Puglia); fatti, questi, che portano al divieto di balneazione riguardante la quasi totalità della zona. Ma il colpo di grazia lo dà la mancanza nell’area  – recita lo studio dell’ISPRA – di particolari valenze naturalistiche, fatta eccezione per la presenza del SIC «Posidonieto S. Vito-Barletta» individuato per la presenza della Posidonia oceanica la cui prateria però risulta ormai scomparsa.

Sulla base dei dati del già citato studio, dal dicastero all’Ambiente è venuta una risposta che allontana a data da definirsi l’avvio della realizzazione di un’area protetta Grotte di Ripalta – Torre Calderina, anche in previsione della costruzione di una condotta sottomarina per lo scarico dei reflui civili (causa del degrado ambientale rilevato); uno spiraglio però rimane aperto sulla possibilità di una   graduale ripresa ecologica degli habitat marini attualmente compromessi.

«È davvero singolare che proprio in un’area dalle evidenti potenzialità ambientali si concentrino diversi collettori di scarico», ribatte l’on. Matarrese. «Questo stato di fatto denota negligenza all’atto della localizzazione e della valutazione preventiva delle opere. Altrettanto evidente è la mancanza di controlli e monitoraggi preventivi che hanno causato la compromissione dell’habitat marino».

La questione dell’inquinamento dell’area è da tempo all’attenzione di Ambient&Ambienti, che riporta le periodiche denunce delle associazioni ambientaliste. L’ultima, in ordine di tempo, è dello scorso dicembre da parte degli attivisti della LAC Puglia (Lega Abolizione Caccia), che avevano rinvenuto una ingente concentrazione di schiuma e fanghi allo sbocco del depuratore: una chiazza estesa per oltre duecento metri la monte ed a valle dello sbocco e per oltre cento metri sulla verticale dello stesso, il tutto documentato con foto e video

Il testo dell’interrogazione e la risposta del Ministero dell’Ambiente

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