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Appello del WWF: Arresta la bancarotta dei nostri oceani

I ministri falliscono ancora una volta nel tentativo di riformare realmente la pesca in Europa, non si vuole realmente contrastare la sovraccapacità: ci sono troppe barche e troppi pochi pesci. E a Bruxelles si è deciso di investire ancora nelle flotte, in nuovi pescherecci.

L’allarme lanciato dal WWF è nato a seguito del nuovo accordo UE sulla pesca marittima, recentemente approvato nonostante l’opposizione di cinque Stati membri (Germania, Svezia, Danimarca, Regno Unito e Paesi Bassi). Il provvedimento ha istituito il Fondo per la pesca marittima europea (FEAMP), volto a finanziare l’ammodernamento delle navi, nuovi motori e coprire le perdite economiche subite dai pescatori a causa della chiusura temporanea della pesca, il cosiddetto fermo biologico.

Una sfida impari, che un pugno di pesci non può sostenere di fronte a un mare di motori. «Nonostante la retorica sulla necessità di fermare le attuali pratiche di pesca non sostenibili, i governi dell’UE stanno facendo gli struzzi – afferma Marco Costantini, Responsabile del programma Mare del WWF Italia -. È la solita politica: si usa il denaro dei contribuenti per sovvenzionare un’ondata di attività di pesca e di acquacoltura distruttive, irrealistiche in questo contesto». La progressiva diminuzione della popolazione ittica, secondo Costantini, dovrebbe spingere l’UE a utilizzare i fondi su misure atte a migliorare la raccolta dei dati, delle conoscenze scientifiche degli stock ittici, promuovere la diffusione e l’adozione di attrezzi da pesca selettivi.

Il WWF auspica che i fondi FEAMP siano usati oculatamente, per non inficiare i risultati ottenuti in passato nella lotta alla sovraccapacità delle flotte. Se i ministri non vogliono una riforma reale della pesca, la speranza sta ancora nelle mani dei parlamentari europei. Il WWF chiede a tutti di inviare, attraverso il suo sito, un messaggio ai parlamentari europei che si occupano di pesca, perché, conclude Costantini, «abbiamo bisogno di una leadership che costruisca un futuro duraturo per la pesca e per i nostri mari, che allontani lo spettro della bancarotta dell’industria ittica».

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