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Antibiotici, una minaccia per la Terra

L’aumento della resistenza agli antibiotici in futuro potrebbe rappresentare una delle minacce più consistenti alla salute degli abitanti della Terra. E’ il risultato del lavoro svolto in Cina da un team di ricerca in microbiologia dell’ Università di Bolzano. La ricerca, sostenuta dalla Fondazione tedesca Kurt Eberhard Bode, dal Consiglio Norvegese per la Ricerca e dalla Fondazione della Libera Università di Bolzano, è stata recentemente pubblicata su una delle più prestigiose riviste interdisciplinari, Science of the Total Environment. Il prof. Lorenzo Brusetti ed il ricercatore Luigi Maria Borruso, microbiologi della Facoltà di Scienze e Tecnologie, hanno sperimentato l’impiego degli integroni di classe 1 nell’analisi dei terreni contaminati nella regione della città di Zhangye, nella provincia cinese di Gansu, una zona molto inquinata a causa dell’abuso di antibiotici e pesticidi in agricoltura, degli scarti delle lavorazioni industriali e dell’elevata urbanizzazione. Questi integroni sono frammenti di DNA batterico che possono essere definiti come “organismi sentinella” e la cui presenza denuncia l’esistenza di uno stress ambientale.

Terreni analizzati in Zanhgye (Cina)

Terreni analizzati in Zanhgye (Cina)

La novità fondamentale dell’indagine risiede nel fatto che si sta studiando per capire, attraverso la loro osservazione, se esiste un problema di resistenza da antibiotici o un’eccessiva concentrazione di metalli pesanti. La problematica dell’inquinamento da antibiotici, che favorisce lo sviluppo di resistenze, è tra le questioni che attualmente stanno sollevando maggior interesse nel mondo della medicina e della ricerca scientifica.

I metodi per rilevare l’inquinamento di un ambiente sono solitamente di natura chimica o biologica. Nel primo caso la tradizionale analisi rileva gli elementi chimici presenti nei terreni, nell’aria o nell’acqua ma perde di vista gli effetti sinergici degli elementi inquinanti. Un elemento, infatti, se da solo potrebbe essere innocuo o poco tossico, associato ad altri può in realtà rivelarsi dannoso. Dal punto di vista biologico invece “usando questi bioindicatori è possibile affermare con precisione se una zona è inquinata o meno e se ci sono sinergie potenzialmente pericolose per la salute umana”, spiegano Brusetti e Borruso.

“Una verifica di questo tipo permette di capire immediatamente se siamo in presenza d’inquinamento da antibiotici, metalli pesanti e se ci sono resistenze che possono trasmettersi in maniera orizzontale tra gli individui mettendo queste importanti informazioni ambientali e sanitarie a disposizione delle autorità”, affermano i due scienziati. Il team di ricerca sta già effettuando esperimenti analoghi nella regione del Trentino- Alto Adige.

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