Animali uccisi dall’uomo. Lontra muore incastrata in una nassa da pesca

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La lontra trovata incastrata nella nassa nei pressi del fiume Lato

È successo a Castellaneta, nei pressi del fiume Lato. WWF: in Puglia serve maggiore attenzione nei riguardi di questa specie

L’hanno trovata incastrata in una nassa da pesca, forse era stata attirata dai pesci o dai crostacei che vi erano restati prigionieri. E lì, alla foce del fiume Lato, nei pressi di Castellaneta (TA), è morta, strozzata dalla struttura da cui non è più riuscita ad uscire.

A morire probabilmente per asfissia è stato un esemplare di lontra eurasiatica (Lutra lutra). A trovarla all’alba del 3 gennaio è stato un sottufficiale della marina, Fabrizio Favale, che con molta sensibilità ha subito segnalato il ritrovamento alle autorità competenti e agli studiosi del Gruppo Lontra Italia e al WWF. «Ieri all’alba (l’altro ieri per chi legge) mi stavo recando a pesca e stavo sistemando la mia attrezzatura – racconta Favale – quando ho visto sporgere il corpo di un animale da una nassa artigianale che somigliava ad una cassetta. Ho pensato all’inizio che si trattasse di una faina, poi controllando i denti e i piedi palmati ho capito che si trattava di una lontra».

La lontra in Puglia

L’habitat della lontra sul fiume Lato (TA)

La lontra è una delle specie più minacciate in Italia, una specie elusiva (in parole povere, che si vede molto poco in giro) della famiglia dei mustelidi che vive nei corsi d’acqua dolce, ma non sono rare le incursioni lungo la costa in cerca di cibo o di nuovi territori. Purtroppo in passato a causa delle alterazioni e regimazioni fluviali oltre che di altre minacce determinate dall’uomo sembrava avere il destino segnato dall’estinzione, ma, nonostante tutto, negli ultimi decenni ha mostrato un trend positivo, trovando un habitat ideale fra Basilicata e Campania da dove ha iniziato una lenta espansione.

In Puglia la presenza della lontra è lentamente aumentata probabilmente grazie al rifugio offerto dalle aree protette e alla rete Natura 2000. «Purtroppo fra le minacce più gravi nei confronti di questa specie – commenta Maurizio Marrese (referente regionale del Gruppo Lontra Italia) – , ci sono senza dubbio i conflitti con le attività umane come la pesca, l’impatto con gli autoveicoli e la conseguente frammentazione ambientale dovuta al fitto reticolo stradale. Infatti negli ultimi anni si moltiplicano i ritrovamenti di esemplari deceduti per gli impatti con autoveicoli». Proprio Marrese lo scorso anno ritrovò sulla provinciale 141 ”delle Saline” l’ennesima lontra investita – la sesta in due anni – da un’auto pirata.

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Perché le lontre nella provincia di Taranto

Attualmente nel tarantino la lontra ha colonizzato i suoi corsi d’acqua come il Lato, il Lenne e il Tara probabilmente attraverso esemplari provenienti dai vicini corsi d’acqua lucani che storicamente hanno rappresentato una roccaforte della specie a livello nazionale. Ed anche in Puglia la sua funzione per la salvaguardia degli ecosistemi è fondamentale, dal momento che la lontra è considerata da sempre il maggiore  indicatore ambientale della salute di questi ecosistemi d’acqua dolce.

WWF: maggiore attenzione dalle istituzioni

«In Puglia – spiega Giovanni De Vincentiis, presidente del WWF Taranto – è stato fatto tanto nel campo della conservazione della natura e l’attenzione verso la fauna selvatica è sempre stata alta, ma cogliamo l’occasione per chiedere maggiore attenzione nei riguardi di questa specie simbolo degli ambienti fluviali e per la tutela dei corsi d’acqua dolce in generale, storicamente oggetto di regimazioni, bonifiche etc. Oggi abbiamo le conoscenze tecniche ed ecologiche per curare al meglio questi ecosistemi che rappresentano non solo dei corridoi ecologici, ma vere e proprie arterie di un sistema molto complesso “terra-mare” e che coinvolge anche la salute degli stessi cittadini pugliesi».

(le foto sono di Fabrizio Favale)

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