Input your search keywords and press Enter.

Anguilla a rischio estinzione, per il barese a rischio la tradizione

Due agenti CITES con una delle tartarughe sequestrate al porto di Bari

Quando vien Natale, come il tacchino sta agli americani, l’anguilla al sugo sta ai baresi. Non tutti sanno ancora, però, che l’anguilla minacciata di estinzione è diventata una specie animale protetta. A parlarcene è il commissario capo dott. Marino Martellotta, funzionario responsabile del Servizio CITES del Corpo Forestale dello Stato. Ma vediamo prima cos’è il servizio CITES.

Nel 1980 in Italia entra in vigore la Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora, minacciate di estinzione. La convenzione firmata a Washington il 3 marzo 1973, è conosciuta come C.I.T.E.S. acronimo inglese di Convention on International Trade in Endangered Species of Wìld Fauna and Flora. Compito del CITES è quello di certificare animali nati in cattività sul nostro territorio e controllare in ambito doganale esemplari di flora e fauna importati, che siano appartenenti a specie protette o a rischio; di controllare i registri di detenzione di chi li possiede.

Gli uffici del Servizio CITES rilasciano in media circa 50mila certificazioni l’anno. Riguardano, soprattutto, mammiferi, uccelli e rettili viventi riprodotti in cattività, zanne e oggetti in avorio di elefante, articoli in pelle di rettile, confezioni realizzate con tessuti o pellicce pregiati, piante da collezione od ornamentali, legname proveniente dalle foreste tropicali.

Commissario Martellotta, allora, i baresi dovranno rinunciare al tradizionale piatto della vigilia di Natale?

«Siccome purtroppo è minacciata di estinzione, dal 2010 l’anguilla è entrata in Convenzione di Washington, per cui soggiace, come altri animali più conosciuti come gli elefanti, per esempio, la tigre, le tartarughe, alla normativa stringente della CITES. Per cui si devono rispettare delle quote di cattura, suddivise per regione».

Un pescatore con le anguille catturate

Perché dice cattura?

«Perché in realtà non dovrebbero esserci allevamenti di anguille. L’anguilla si può solo catturare, non allevare, anche perché ha un ciclo biologico molto complesso. Quindi, chi cattura le anguille deve essere autorizzato a farlo. Quelle, invece, importate dall’estero devono avere la certificazione CITES; ci deve essere la tracciabilità del prodotto».

A quanto ammonta la quota per la Puglia?

«Praticamente è zero».

Come zero, non si può lasciare il barese senza l’anguilla.

«Il programma ministeriale prevede che ci siano produttori che ne facciano richiesta. In Puglia nessuno ha fatto richiesta di quote per il 2011, per cui la produzione pugliese è uguale a zero. Quindi, se andate al mercato e vi dicono che quelle sulle bancarelle sono pugliesi, di Lesina per esempio, vuol dire che sono di provenienza illecita».

Per la cronaca, nel 2011 il CITES ha svolto 387 controlli in ambito doganale, presso allevatori privati, esercizi commerciali, circhi, vivai, fiere specialistiche e laboratori di lavorazione pellami. Sono stati emessi verbali amministrativi per un ammontare di 39mila euro; trentadue persone sono state denunciate all’Autorità Giudiziaria. Un centinaio gli esemplari di animali protetti sequestrati, di cui l’80% rappresentato da tartarughe esotiche; quindi pappagalli cenerini e iguane. Il 16 novembre scorso, infine, a un circo a Brindisi è stato sequestrato anche un esemplare di femmina di puma, di cinque mesi, detenuto senza la certificazioni CITES prescritta dalla legge. Quanto alla flora, sono 171mila le piante protette controllate e di queste seicento sono state sequestrate.

PHOTOGALLERY

[nggallery id=82]

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *