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Andria: T/513, per immaginare il futuro della città

Al contrario di quanto si possa immaginare, crediamo nell’attualità del passato, nella sua storia e (ove vi fossero stati errori, correzioni o scelte errate di percorso) nella stesura, adozione, approvazione e attuazione del P.R.G. di Andria:  dall’estate del 1995 ad oggi, tutto ciò è ad ogni modo storia urbanistica della città.

Una veduta aerea di Andria

Verso un futuro urbanistico di Andria – Personalmente, non ci preoccupa o paralizza il condizionamento della storia urbanistica di questi anni, storia che ha creato l’ambiente fisico e lo scenario urbano in cui oggi viviamo e di cui, sappiamo per certo, molti sono stati gli attori: imprenditori, professionisti, speculatori e finanziatori occulti che hanno contribuito alla sua costruzione. Ma sappiamo anche che quest’ambiente è ricchezza, è materiale da cui attingere, è un tessuto urbano da interpretare su un quadro, oggi, finalmente più chiaro; perciò la stesura della Tavola 513, segna un passaggio dall’incertezza alla certezza del segno, della lettura grafica, dell’interpretazione giuridica supportata dalle future nuove Norme Tecniche di Attuazione. Proprio queste dovrebbero (il condizionale è d’obbligo in queste situazioni) indicare l’inizio di un futuro urbanistico in questa città troppo spesso, nella storia recente, considerata “agnello sacrificale” d’una sommatoria d’errori e speculazioni edilizie forzate che hanno immesso nel tessuto urbano della città migliaia di metri cubi, volumi ormai già costruiti, a fronte di zero metri quadrati di servizi alle stesse aree residenziali costruite.

Ma non dobbiamo fermarci – E’, questo, un passaggio dal certo all’incerto perché dopo la Tavolo 513, così chiamata perché è la fusione della Tavola 5 e della Tavola 13 del P.R.G. vigente, ci auguriamo si provveda all’elaborazione del futuro assetto della città con la stesura di nuovi Piani Urbanistici di dettaglio, in cui non bisogna preoccuparsi esageratamente del confine fondiario, delle strade indefinite, delle maglie non delimitate, delle strade spontanee, dei retini mancanti: errori questi che i vecchi progettisti del P.R.G. hanno ammesso pubblicamente di aver fatto e di cui perdoniamo l’accaduto. Ma ci auguriamo che i nuovi Piani Urbanistici, da oggi in poi, abbiano, come motivo centrale di progetto la riqualificazione urbana, attraverso Progetti puntuali e Piani Integrati di Recupero Urbano, dentro e fuori la città esistente con la precisa azione di attuare e stimolare l’economia attraverso le zone B3 pr (aree per residenze integrate) ed F (aree per servizi alle residenze) del P.R.G. vigente, vere aree da costruire a servizio delle residenze della città vivente.

La tavola 513 del P.R.G di Andria (BA)

Attenzione per tutta la città – Alle aree D (aree artigianali, industriali e commerciali) della città viene affidata la funzione di traino per lo sviluppo economico, perciò meritano la precisazione attuativa: il che significa partire dallo stato delle cose odierno, interpretare correttamente il passato ma guardando fondamentalmente al nuovo e al futuro in modo che tali aree possano diventare nel tempo presente il vero volano dell’economia nella città contemporanea. Infine, ma non per ultimo, significa innestare l’attenzione verso il patrimonio storico culturale attraverso il recupero degli edifici catalogati A1/A2/A3 (edifici di interesse storico) del P.R.G., i quali potrebbero sviluppare – perchè sono, e lo saranno sicuramente –  il “gancio” nella città tra passato e futuro. Ma tutto ciò deve essere fortemente legato anche ad un piano dei Lavori Pubblici aperto, visibile, trasparente agli occhi di tutti, in modo da poter percepire direttamente, da cittadini liberi, in un libero stato, il futuro della città e i ruoli di tutti i suoi attori  per poter condividere progetti, investimenti e futuro.

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