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Anche per Barbie una casa ecosostenibile?

Il più grande divorzio della storia era alle porte, pronto a essere seguito da milioni di ragazzine scatenate, giornali e programmi televisivi, e a far concorrenza, col suo numero di telespettatori, al matrimonio di Kate e William: stiamo parlando della storica coppia Barbie – Ken. La fine della storia che dura da quasi mezzo secolo avviene, come ormai sempre più spesso nell’era dei social network, su Facebook: in un video pubblicato da Greenpeace-  e che vi presentiamo, Ken veniva tragicamente a conoscenza del fatto che la sua dolce bionda fosse amica dei deforestatori; un addio in diretta in pieno stile Beautiful. Da giugno, dunque, la campagna di Greenpeace Barbie, it’s over  “Addio, Barbie”, almeno finchè – come hanno dimostrato le indagini condotte dall’associazione ambientalista – le scatole dei tuoi prodotti saranno realizzate distruggendo la foresta pluviale indonesiana, e mettendo a rischio le specie in via d’estinzione – come la tigre di Sumatra – che in essa abitano. Ed è di ieri la notizia che la Mattel interromperà i rapporti commerciali con aziende che distruggono la foresta indonesiana. In più la Mattel ha imposto ai suoi fornitori di evitare fibre di cellulosa provenienti da aziende coinvolte in fenomeni di deforestazione illegale.  

La campagna di Greenpeace contro il packaging prodotto dalla Mattel è partita lo scorso giugno

Produttrice del packaging della Mattel è la multinazionale APP (Asian Pulp and Paper), già denunciata in passato per motivi simili; ma la Mattel ha saputo cogliere il momento di crisi e sfruttare la stessa campagna Greenpeace per rilanciare il marchio, dando il via all’Architect Barbie Dream Home Design Competition, un concorso per architetti (gestito dall’Aia – American Institute of Architects)  che aveva come scopo la progettazione di una casa eco-friendly per Barbie: vincitrici sono risultate le due giovani architette Ting Li e Maja Paklar.

La casa – ovviamente a Malibù – è strutturata su tre piani e non rinuncia a nessun comfort: palestra, biblioteca, giardino per gli animali domestici, cucina e parcheggio per la vespa (restano invece fuori le auto), ma sebbene il tutto sia roseo d’aspetto, è verde nell’animo: elettrodomestici di classe A, pavimenti di bambù, sistema di irrigazione a basso impatto. Il tutto realizzato con materiali a km zero. Ma i veri tocchi di classe sono le pareti, tinteggiate con pitture senza VOC (composti organici volatili) e i pannelli solari sul tetto per la produzione di energia elettrica; e, naturalmente, lo scarico del bagno, anche lui ecologico. Ma se – dati alla mano – i divorzi per incompatibilità ambientale sono sempre più frequenti c’è da chiedersi – considerato per di più che la casa non sarà messa in commercio – il perchè dell’iniziativa: reale preoccupazione per l’ambiente o, più semplicemente, tentativo di ricucire lo strappo creatosi nella coppia più longeva dell’industria dei giocattoli?

Il progetto vincitore dl concorso è stato firmato dalle architette Ting Li e Maja Paklar

Sono state molte le critiche; si è parlato di una mera operazione di greenwashing, senza che ci sia stato un reale cambiamento nella politica dell’azienda. Va comunque ricordata l’influenza che certi giochi hanno sui bambini, e sulla mentalità comune: introdurre giocattoli eco-friendly sensibilizzerebbe certo l’opinione pubblica sui problemi ambientali, incentivando un nuovo modo di vivere. Per ora, questo non accade, e c’è da chiedersi allora se quest’iniziativa basti a calmare le ire di Greenpeace. Di certo, le bambine di tutto il mondo sperano che questo basti a calmare almeno il bel Ken….in fondo, nessuno resiste a una villa a Malibù!

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