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Anche la Cina sposa le rinnovabili

La Cina rinuncia alla dipendenza energetica dalle fonti fossili e punta sull’eolico. Un’inversione di rotta che tenta di far fronte così al picco della domanda energetica riscontrato con l’avvento del  boom economico. La crescente domanda dell’industria e della nuova classe media cinese hanno infatti spesso rischiato di causare black out in varie parti del Paese, specie in estate. Per questo l’Authority cinese per l’energia ha annunciato che entro il 2015 porterà a 5 gigawatt la capacità delle installazioni eoliche off-shore, per innalzarla ulteriormente a 30GW entro il 2020. L’asta pubblica per l’assegnazione della seconda tranche di concessioni per l’eolico sarà completata nella prima metà del 2012.

«Ormai anche la Cina investe più sulle rinnovabili che sul carbone», fa intanto sapere Greenpeace. Resta pur vero che, nell’ultimo decennio, gli investimenti sul carbone sono diminuiti ovunque tranne che in Cina, dove sono stati connessi alla rete quasi l’80% dei nuovi impianti sul totale mondiale. Tuttavia anche qui inizia ad affacciarsi un cambiamento contreto: oltre a chiudere gli impianti a carbone più pericolosi, la Cina ha raddoppiato ogni anno dal 2003 la potenza di eolico installata. Da non trascurare, in ultimo, il dato che vede dal 2009 il più grande Paese del Sole Levante investire sulle rinnovabili in misura maggiore che sul carbone.

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