Anche i vescovi pugliesi parlano di ambiente

Papa Benedetto XVI

In tanti lo hanno definito il papa ecologista: ed è senz’altro vero che l’attenzione per l’ambiente costituisce una nota dominante del pontificato di Benedetto XVI, in assoluta continuità con i suoi predecessori che, a partire dal Concilio Vaticano II, hanno ampiamente sottolineato come il futuro dell’uomo e quello del pianeta Terra sono indissolubilmente legati da un comune impegno e, nello stesso tempo, hanno evidenziato come compito fondamentale dei cristiani è difendere e promuovere la creazione, partecipando responsabilmente al suo sviluppo. Nel magistero più recente della Chiesa è anche esplicitata un’importante declinazione del tema ecologico, che tocca temi delicati quanto fondamentali della riflessione culturale (l’integrazione fra la natura umana e quella ambientale; il rapporto fra la tutela dell’ambiente e la promozione della giustizia e della pace; l’impatto dell’economia e della politica sulla prospettiva di uno sviluppo sostenibile del pianeta) intrecciando teologia, antropologia, cosmologia ed etica in una rinnovata visione unitaria della fede cristiana.

Il documento dei vescovi pugliesi – Nell’alveo di questa composita rielaborazione, che chiama in causa l’esperienza e la testimonianza dei credenti nei diversi continenti e li provoca ad assumere realisticamente le situazioni e le problematiche locali nell’ottica delle sfide proprie della globalizzazione, è di sicuro interesse il recentissimo documento elaborato dai vescovi pugliesi a conclusione di un lungo percorso pastorale rivolto ai laici e culminato nel 2011 in un convegno tenutosi a S. Giovanni Rotondo.

Mons. Cacucci presidente della Conferenza Episcopale Pugliese

Nella loro nota pastorale, i presuli della regione invitano i cristiani e tutti gli uomini di buona volontà innanzitutto ad amare la loro terra, sperimentando un genuino e leale attaccamento alla storia pregressa e alle speranze di futuro dei territori che compongono la Puglia. Sottolineano che questa passione deve manifestarsi in modo “attento al bene comune di tutta la regione e promotore del suo autentico sviluppo” e rivelare, nel rapporto con l’ambiente, la capacità di una piena responsabilizzazione circa il ruolo che l’uomo concretamente svolge: “Amate la natura! La relazione dell’uomo con l’ambiente è parte costitutiva della sua identità umana: una tale relazione è il risultato di una più profonda relazione dell’uomo con Dio”. In gioco non c’è soltanto un atteggiamento di rispetto, che potrebbe anche risultare statico, ma un insieme di comportamenti dinamici, che esprimono a 360 gradi la disponibilità e la competenza ecologica dei cristiani: “trasformate l’ambiente senza devastarlo per il profitto di pochi. Custodite la terra in quanto essa è destinata al sostentamento di tutti gli esseri viventi” e nello stesso tempo ricordano gli effetti devastanti dell’irresponsabilità ambientale: “I disastri ecologici e le devastazioni ambientali, prima di essere un problema sociale, sono un problema etico. Il vostro amore sia esteso alle persone e all’ambiente. Il degrado ambientale influisce sul degrado morale, come pure il degrado morale genera il degrado ambientale. Questa verità è a fondamento di ogni progetto educativo che voglia insegnare alle nuove generazioni ad amare l’ambiente come la propria casa”. Parole non di poco conto, che mirano a rigenerare la coscienza ecologica dei pugliesi, impegnandoli in un itinerario culturale ed esperienziale molto preciso: orientare i territori della Puglia a divenire “ponte e l’arcobaleno”. Cosa significa questo sul piano ecologico?

Terra di approdo e di passaggio – I Vescovi chiedono ai cittadini di questa terra di incentivare con continuità e coerenza “l’identità plurale della nostra regione…..; la diversità di colori che formano un solo fascio di luce; e la diversità dei territori …delle tradizioni culturali e linguistiche (che) si fondono in un comune senso di appartenenza.” Auspicano inoltre che la gente pugliese, consapevole della conformazione geografica e della storia della regione, della sua collocazione tra Nord e Sud, tra Est e Ovest, possa assecondare la naturale vocazione di questo territorio, aiutandolo a proporsi “non come periferia, ma come terra di approdo e di passaggio, di confine e di frontiera”, nella logica dell’accoglienza e dell’interscambio fra i popoli e in vista di nuovi equilibri culturali facilitati da migrazioni propulsive dello sviluppo ambientale e della pacifica convivenza fra le diverse civiltà: ed è indubbiamente forte, in questo richiamo, la memoria di don Tonino Bello.

Sicuramente quella offerta dai Vescovi pugliesi è una visione ecologica molto esigente, che apre a prospettive di impegno che intrecciano la questione ambientale con quella sociale: a tutti, ma in particolar modo ai giovani, viene chiesto di mettersi al servizio della qualità della vita del territorio, rinnovando l’economia e la politica secondo un’etica dei “beni relazionali” che soppianti il primato attuale dei “beni finanziari” che certamente non giovano alla causa ambientale.

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