Analisi dei residui dei fitofarmaci negli alimenti: il rapporto di Legambiente 2023

Legambiente, puntuale come ogni anno, ha elaborato il rapporto “Stop pesticidi nel piatto” in collaborazione con Alce Nero, per fare il punto della situazione sui fitofarmaci presenti negli alimenti che ogni giorno vengo acquistati e mangiati dagli italiani

La siccità prolungata mette in crisi l’agricoltura

Fin dall’antichità, lo sappiamo, l’uomo ha coltivato a scopo alimentare molte specie di piante. Nel tempo, inevitabilmente, alcuni paesaggi hanno subito modificazioni più o meno veloci, rimanendo sempre meno legate alle caratteristiche pedologiche e climatiche del territorio. Con l’avvento della rivoluzione verde qualcosa è cambiato e da un’agricoltura praticata con cura, per la natura, attenta a produrre cibo di qualità, si è passati ad un sistema finalizzato a massimizzare le rese per garantire il cibo necessario a sfamare 8 miliardi di persone.

A questo scenario, negli ultimi anni si è aggiunto un numero sempre maggiore di eventi climatici estremi tra alluvioni, periodi di siccità prolungata, grandinate, gelate tardive o precoci. Secondo i dati dell’Osservatorio Città e Clima di Legambiente 2023, appena pubblicati, in Italia abbiamo avuto il 135% in più di eventi estremi rispetto al 2022. Nei primi dieci mesi del 2023, sono stati 41 gli eventi meteorologici estremi, una media di 4 al mese, che hanno causato danni all’agricoltura con pesanti ripercussioni economiche. In Emilia-Romagna si sono registrati 10 casi, in Veneto 6, in Toscana e in Piemonte 4. Secondo le stime Coldiretti, solo in queste Regioni (le più colpite) i danni superano i 6 miliardi di euro.

In questo contesto, è necessario non dimenticare che il settore agricolo è responsabile del 20% delle emissioni globali dell’intero comparto. Vittima e carnefice, dunque, essendo danneggiato dalle emissioni che esso stesso produce. I 2/3 delle emissioni dipendono dalla zootecnia e l’obiettivo deve essere quello di ridurle.

Come si possono ridurre le emissioni agricole?

La strategia dell’UE sulla biodiversità per il 2030 in poche parole

Scoraggiando la produzione intensiva, valorizzando e sostenendo concretamente le già numerose aziende virtuose. Le strategie europee From farm to fork e Biodiversity 2030 ci indicano chiaramente la strada da seguire, accompagnandoci a puntare sulla sostenibilità ambientale dell’intero sistema agroalimentare attraverso il raggiungimento di alcuni target al 2030, come la riduzione del 50% dei pesticidi, del 20% dei fertilizzanti, del 50% degli antibiotici utilizzati negli allevamenti, il raggiungimento del 10% di aree dedicate a biodiversità e corridoi ecologici nei terreni agricoli e del 25% di biologico a livello europeo.

Entrambe le strategie sono al centro del Green Deal europeo e hanno l’obiettivo di rendere i sistemi alimentari più equi, sani e rispettosi dell’ambiente.

Gli alimenti analizzati da Legambiente e i risultati

Nel 2022, sono stati analizzati 6085 alimenti provenienti da agricoltura convenzionale e biologica. I campioni, di origine animale e vegetale, hanno incluso generi alimentari appartenenti a frutta, verdura e prodotti trasformati.

Le tipologie di alimenti più colpite dalla presenza di fitofarmaci sono risultate essere, in ordine decrescente: pere (84,97%), pesche (83,00%), mele (80,67%). Nella frutta esotica (banane, kiwi e mango) è stata riscontrata la percentuale più alta di irregolarità, pari al 7,41%. Dato nettamente superiore alle altre tipologie di alimenti.

I pesticidi nella frutta e nella verdura

Per quanto riguarda la verdura, è stata osservata una maggiore presenza di campioni privi di residui, pari al 68,55%, con una percentuale di irregolarità del 1,47%. Gli alimenti più colpiti dalla presenza di residui sono stati: peperoni (53,85%), insalate e pomodori (entrambi a quota 53,14%), ortaggi da foglia (38,12%). Proprio negli ortaggi da foglia (spinaci, bietole e cavoli) è stata registrata la più alta percentuale di irregolarità (4,46%). Tra gli alimenti trasformati si evidenzia invece una percentuale estremamente bassa di irregolarità, pari allo 0,67%, mentre la percentuale di alimenti con uno o più residui è del 36,22%. I trasformati con la più alta percentuale di residui sono risultati essere i cereali integrali trasformati (farine e pasta integrali) con il 71,21%, seguiti dal vino con il 50,85% di campioni aventi tracce rilevabili di fitofarmaci. Negli alimenti di origine animale degno di nota è il fatto che, dei 921 campioni analizzati, la quasi totalità (88,17%) è risultata priva di residui.

Dati, questi, che, soprattutto sul fronte del multi residuo, fanno accendere più di qualche campanello di allarme agli addetti ai lavori rispetto ai possibili effetti additivi e sinergici sull’organismo umano del cosiddetto “cocktail di fitofarmaci”.

Nei prodotti biologici, rintracciati residui solo nell’1,38% dei campioni, una contaminazione probabilmente dovuta al cosiddetto “effetto deriva” determinato dalla vicinanza ad aree coltivate con i metodi dell’agricoltura convenzionale.

Le sostanze rintracciate nei campioni di frutta e verdura analizzati

Nei campioni analizzati sono state rintracciate 95 sostanze attive provenienti da fitofarmaci. In 3 campioni di uva passa sono stati rintracciati 17 residui, in un campione di pesca 14 residui, in un campione di fragola 12 residui. Dall’EFSA anche dati sui prodotti importati: in un peperone proveniente dalla Cambogia sono stati rintracciati addirittura 28 residui.

Tra i pesticidi più presenti si segnalano (in ordine decrescente): Acetamiprid, Fludioxonil, Boscalid, Dimethomorph. Da segnalare la presenza di residui di neonicotinoidi non più ammessi come Thiacloprid in campioni di pesca, pompelmo, ribes nero, semi di cumino e tè verde in polvere; Imidacloprid in un campione di arancia, 2 campioni di limoni, 3 campioni di ocra; Thiamethoxam in un campione di caffè.

Le proposte di Legambiente

“Nonostante qualche dato timidamente incoraggiante, la situazione appare ancora molto complessa e risulta evidente la necessità di una ulteriore e concreta spinta politica affinché si possa davvero mettere fine alla chimica nel piatto”, si legge nelle comunicato stampa legato al Rapporto di Legambiente, che prosegue: “In questo contesto, corre l’obbligo di rammentare la nostra forte preoccupazione per la mancata approvazione del SUR, dispositivo emanato dalla Commissione europea che regola e limita l’utilizzo di fitofarmaci, e riguardo all’urgenza di adottare in Italia il nuovo PAN (Piano d’Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari) la cui ultima stesura risale al 2014. Occorre inoltre emanare i decreti attuativi relativi alla legge sull’agricoltura biologica recentemente approvata dopo tredici anni di attesa perché, è utile ribadirlo, il biologico è la via maestra per ridurre drasticamente l’utilizzo dei fitofarmaci. Il multi residuo deve essere combattuto attraverso procedimenti normativi. Gli effetti dei “cocktail di fitofarmaci” devono essere prevenuti e arginati. Una legge appare come l’unica soluzione per fare da argine. Serve, poi, una sempre maggiore sensibilizzazione da parte di cittadine e cittadini. Per questo, abbiamo deciso di promuovere l’iniziativa “Glifosato free”, una campagna che ci vedrà premiare le aziende che, nonostante la proroga, hanno deciso di mettere al bando questa pericolosa sostanza.  Un’azione propositiva che ha il compito di dimostrare ancora una volta quanto il Paese reale sia talvolta più di qualche passo avanti rispetto alle istituzioni”.

Secondo la Rete Europea Città Libere dai Pesticidi, un numero crescente di prove scientifiche dimostra gli effetti nocivi dei pesticidi sulla salute umana e sulla biodiversità, specialmente sui bambini piccoli e sui nascituri, mentre è noto che molti pesticidi sono legati al rischio di causare il cancro, modificare il DNA o danneggiare il sistema riproduttivo.

Il comune di Biccari è uno dei comuni virtuosi libero dai pesticidi

Bandire i pesticidi non solo aiuta a proteggere le persone e l’ambiente delle città, ma è anche un passaggio fondamentale nella transizione verso una città veramente verde.

Nel 2009 gli Stati Membri dell’Unione Europea hanno approvato la Direttiva 2009/128/EC del 21 ottobre 2009 sull’Utilizzo Sostenibile dei Pesticidi (SUDP) e da allora stanno aumentando le città che hanno proibito i pesticidi nelle zone urbane.

Ci sono anche diversi centri della Puglia, 11 nella provincia di Lecce (Aradeo, Copertino, Galatone, Lizzanello, Matino, Melpignano, Minervino di Lecce, Montesano Salentino, Nociglia, Salve, San Cassiano), 2 in quella di Bari (Acquaviva delle Fonti e Cassano Murge), e 1 in provincia di Foggia (Biccari).

Firmando il Protocollo, il Comune si impegna ad attuare politiche e ad intraprendere misure, nell’arco di 3 anni, per:

  • Vietare l’uso degli erbicidi e dei pesticidi nelle aree pubbliche sotto la gestione del Comune.

  • Estendere gradualmente il divieto dei pesticidi alle aree private con accesso pubblico e alle aree agricole in prossimità dei luoghi abitati.

  • Aumentare gli sforzi per migliorare la biodiversità del territorio.

Articoli correlati