Non si può lavorare per morire o far morire: questo è il messaggio lanciato dai tarantini che hanno partecipato al referendum consultivo sulla chiusura dell’ILVA.
Sebbene non sia stato raggiunto il quorum, il 90% dei votanti si è dichiarato favorevole alla chiusura del polo metallurgico: i tarantini non credono più nell’economia a vocazione industriale, che ormai sta manifestando i suoi limiti e le sue contraddizioni.
I ragazzi di Ammazza che Piazza vogliono rendere Taranto una città più verde e meno inquinata: in passato, hanno organizzato un intervento di pulizia e ripristino delle poche aree verdi della città; nella foto, uno dei loro green attack. Obiettivo del loro operato è riscattare il capoluogo ionico da primati ambientali poco lusinghieri: cementificazione selvaggia e considerevole emissione di diossine (il 92% di tutta la nazione).
L’astensionismo alle urne referendarie, sostiene Ammazza che Piazza, è stato un silenzio-assenso favorevole alla chiusura dell’ILVA. Alla luce della volontà espressa dai cittadini, gli attivisti hanno ben chiari alcuni obiettivi da raggiungere: risarcire i danni ambientali, bonificare il sito e la proporre alternative occupazionali agli operai.
L’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) per lo stabilimento terminerà nel 2015: Ammazza che Piazza invita i cittadini ad essere uniti per impedire ai Riva (proprietari dell’impianto) di violentare il territorio e di minare la salute delle persone.


