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Vita da Amish, tra evoluzione e tecnologia

Amich e tecnologia

Il rapporto con il progresso e le nuove tecnologie della comunità degli Amish. Tra contraddizioni, aperture, tradizioni e turismo.

“La nostra impostazione predefinita è per dire ‘sì’ a cose nuove. Per l’Amish, invece, l’impostazione predefinita è impostata su no”. Forse non c’è modo migliore di quello espresso da Kevin Kelly nel suo What technology wants, per spiegare l’approccio alle tecnologie e la capacità di affrontare evoluzione e cambiamento da parte degli Amish. E proprio per questo, assume ancor più valore il concetto – espresso dallo stesso Kelly – per cui “quello che distingue la posizione degli Amish verso una data invenzione non è che la rifiutino in maniera categorica. Il loro approccio è quello per cui non ne fanno uso in quanto non ne hanno bisogno, ma decidono poi di adottarlo solo se in linea con i loro valori”.

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IL PROGRESSO

In sostanza: se una cosa è superflua o frutto di un desiderio vanitoso, resta inutilizzata. Se è utile e non provoca crepe nella struttura sociale, ben venga. E’ la premessa fondamentale per affrontare il discorso relativo alla “apertura al progresso” degli Amish, la comunità religiosa nata in Svizzera nel Cinquecento e stabilitasi negli Stati Uniti d’America dal Settecento.

Definiti troppo spesso, con superficialità, coloro che ‘odiano

La vita degli Amish

Vita da Amish

la modernità’. Stanno invece interrogandosi, eccome, sulla validità di apparecchi e mezzi tecnologici. Anche all’interno della medesima comunità, naturalmente, può capitare che ci siano contraddizioni e opposizioni, come si evince benissimo dal reportage curato da Kevin Granville e Ashley Gilbertson per il New York Times, in cui hanno raccolto molte opinioni differenti nella comunità della contea di Lancaster, in Pennsylvania.

STILE DI VITA AMISH 

Per i più tradizionalisti, rappresentano una minaccia. Per tanti giovani, un’opportunità. Come dimostra Erik Wesner, che porta in sè la contraddizione: cura infatti il blog Amish America. “Vivere alla maniera Amish – spiega Erik Wesner – significa riconoscere il valore dei limiti condivisi, e lo spirito di internet è spezzare l’idea di limite. Un cellulare e un paio di cuffie bastano per isolarti nel tuo mondo, allontanandoti dal resto della società. In un certo senso, è qualcosa di profondamente anti-amish“. Ma come fare altrimenti, si chiede domandarsi. Alla stregua di quanto ammette – intervistato proprio nel reportage del NYT – uno dei dipendenti degli Amish country gazebos di Lancaster: “Per fare affari hai bisogno di un computer, o di accedere a uno e allora il telefono entra in casa. Come fai a tenere tutto in equilibrio?“.

Amish, viaggi e turismo

Amish e turismo

LA COMUNITA’ 

Risposta difficile. E complessa. Per la comunità Amish che negli Stati Uniti si aggira intorno alle 313mila unità, con una media di sette figli a coppia e una crescita di quasi del 150% in più rispetto a 25 anni fa.

Nutrita e affascinante. Tanto da coinvolgere e ospitare decine di migliaia di turisti che ogni anno frequentano le comunità. Per curiosità, studio o per provare una esperienza diversa. E da qualche anno, per prenotare, si sfruttano anche i telefoni (vietati in alcune comunità) e i siti internet. Come Visit Amish country, con annessa guida e fotogallery e tutte le peculiarità di un sito internet. Anche qui una contraddizione, per chi – secondo larga parte del mondo – è “la gente che vive senza corrente elettrica”.

Tanti stereotipi, in effetti, qualche verità. E’ per questo che l’invito ai turisti è molto semplice: “Gli Amish non sono oggetti da museo”. Sono umani. Con pregi e difetti.

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