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Amianto: un killer da sconfiggere. Il convegno a Bari

Un momento del convegno

Una stretta di mano e un sorriso. Comincia così, per il sottoscritto, la mattinata dedicata al convegno organizzato dall’Osservatorio Nazionale Amianto sul killer invisibile e silenzioso. Una stretta di mano, un gesto che fa piacere ricevere ma che mi ha messo addosso tanta tristezza. Una stretta di mano, un umile gesto in cui è racchiusa la speranza di un uomo, la stessa di quanti, tanti, troppi, intervenuti all’assemblea per portare a casa una promessa. Che non potrà, mai, ridare loro la salute, la vita a quanti non ci sono più e sono rappresentati dai familiari; e tutti chiedono rispetto, dignità, Giustizia. Un obiettivo, però, questo incontro, che il sottoscritto ha contribuito a organizzare, lo ha raggiunto: quello di tirare fuori dall’ombra e dal silenzio delle istituzioni, il “profilo”di questo, ormai inafferrabile, assassino: l’“Amianto: un killer da sconfiggere”.

Ma veniamo al convegno. Per la cronaca sono intervenuti il presidente nazionale dell’ONA avvocato Ezio Bonanni, l’onorevole le Pierfelice Zazzera, parlamentare dell’Italia dei Valori e il professor Gaetano Veneto, ordinario di Diritto del Lavoro presso l’Università di Bari entrambi membri del Comitato Tecnico Scientifico dell’associazione e il dottor Lorenzo Nicastro, assessore alla Qualità dell’Ambiente della Regione Puglia. Ed è proprio l’onorevole Zazzera che denuncia l’assenza sia del governo nazionale sia di quello regionale nella questione amianto. «La legge 257/92 con cui si è messo al bando l’amianto resta inapplicata. Mancano ancora i piani regionali dell’amianto, le mappature complete dei siti e i piani di bonifica. Su 27.000 siti censiti fino ad oggi – ha detto Zazzera – ne sono stati parzialmente bonificati appena 320, il 5%. Ci sono milioni di tonnellate di amianto su edifici, capannoni e persino su scuole e caserme – vedi quella dell’ex Brigata della Guardia di Finanza a Prosecco nel Friuli -. Restano lì come avvelenatori, bombe ad orologeria, dispensatori di morte».

Il partito di Di Pietro chiede al governo che sta abolendo l’art. 18 che «i diritti non si possono monetizzare, la salute non si può monetizzare. La vita umana di un cittadino lavoratore non ha valore monetario». La sentenza Eternit dei magistrati torinesi – continua Zazzera – ci dice da un lato che sempre più i lavoratori per difendere i loro diritti devono rivolgersi ai tribunali e dall’altro che queste sentenze rappresentano il fallimento dello Stato. La legge 257/92 sull’amianto va pienamente applicata, anzi va rafforzata garantendo anche chi, come il giornalista Giorcelli – Marco Giorcelli: morire d’amianto fuori dalle fabbriche – l’amianto lo ha subito non per sua scelta». In sostanza, con la prevenzione, lo Stato risparmierebbe molto di più di quanto la Sanità è costretta a spendere per curare quanti si sono ammalati e risarcire, quando le sentenze lo obbligano a fare, le famiglie di quanti la malattia ha portato via. E proprio la prevenzione è l’obiettivo principale che si è prefisso dall’ONA. «La cosa più importante è bonificare, come prevenzione primaria – dice il presidente dell’associazione Ezio Bonanni -. Sottoporre i lavoratori a controlli sanitari ai fini della diagnosi precoce, come prevenzione secondaria. Quindi rendere giustizia alle vittime».

Certo non si può mercificare la salute degli uomini, come hanno tentato di fare, prima della sentenza, i due imputati nel processo Eternit a Torino, con l’offerta che ha fatto discutere tutto il Paese definita “l’offerta del diavolo” – ha ricordato il direttore di Ambient&Ambienti, media partner dell’evento, Lucia Schinzano che ha moderato l’incontro -.

Purtroppo, però, risponde il professor Veneto, ex parlamentare, la mercificazione, l’indennizzazione, cioè il pagamento di un prezzo, purtroppo, dura ancora. «Volete occupazione? C’è una malattia. Volete sviluppo? Bisogna usare certi materiali. Volete benessere? Qualcuno si deve ammalare. Qualcuno deve morire». Con la contrattazione collettiva, per decenni sono state pagate delle indennità. Cosa fare, allora? «Intanto – risponde Veneto -, bisogna cancellare ogni forma di indennizzazione e di mercificazione. Anche la Chiesa in questi giorni ha sottolineato che il lavoratore non è merce. Quindi, è necessario «creare modelli produttivi, organizzativi – conclude Veneto, e selezionare a monte le materie prime perché poi non si debba indennizzare il danno dalle stesse procurato che è esattamente la fotografia del problema amianto».

I familiari di Benedetto Piscazzi, morto per amianto. Per venticinque anni ha lavorato nella Bridgestone di Bari

Polemico nei confronti dello Stato anche l’assessore Nicastro, «perché a giudicare da come si è governato negli ultimi vent’anni in Italia, è meglio governare meno e amministrare di più». Oggi, continua Nicastro, siamo alla vigilia di un nuovo Medioevo del diritto del lavoro; «di un nuovo Medioevo dei rapporti tra salute e lavoro. Stiamo tornando indietro». Il lavoro ha dei costi anche in termini di salute ma, se vogliamo superare questo grave momento di crisi planetaria, spiega l’assessore all’Ambiente, non dobbiamo rompere le scatole. Oggi le cose stanno cambiando e il concetto di lavoro per tutti, se ce n’è per tutti, è anteposto a quello di come tutelare salute sul posto di lavoro.

Per quanto attiene l’amianto, nello specifico, la Regione Puglia, con delibera del 2005, con la collaborazione del CNR e di rilievi aerei ha cominciato a censire tutti i tetti e solai di cemento-amianto, individuandone circa cinquemila che richiedono interventi di bonifica. E proprio martedì prossimo, ha annunciato Nicastro, porta in giunta la comunicazione relativa all’adozione del piano regionale per l’amianto.

 

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