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Amianto, tanti perchè ma quante risposte?

E’ di questi giorni la notizia che c’è un indagato eccellente nell’ormai lunghissima catena di morti a causa dell’amianto: si tratta dell’ex presidente di Alitalia, Fintecna e altre società Renato Riverso, che deve rispondere della morte nel 2006 per mesotelioma di un suo dipendente nella Ibm di Segrate. L’uomo avrebbe inalato fibre d’amianto in locali insospettabili: la reception, la mensa, i locali tecnici, gli uffici. Ma questo in Lombardia è solo uno dei tanti casi che stanno via via emergendo; tanto per citarne alcuni, pensiamo alla denuncia dei lavoratori della Breda di viale Sarco o alle 41 vittime della Pirelli. A Broni, in provincia di Pavia, c’è una fabbrica, la Fibronit, che ha avuto negli anni un effetto devastante.

azione di deterioramento dell'amianto

Anche a Bari la parola “Amianto” è abbinata alla parola “Fibronit”, al nome, cioè della fabbrica situata in una zona ormai centrale della città, che ha dispensato nel tempo più di 250 morti, tra lavoratori e familiari, tutti deceduti per le stesse malattie (asbestosi, mesotelioma pleurico, carcinoma polmonare) a distanza di anni dal loro primo insorgere. In tutt’Italia (perché forse non c’è regione che non ne sia stata toccata: il Friuli con Monfalcone, la Liguria con Genova, il Piemonte con Casale Monferrato e Torino, l’Emilia Romagna) sono sorti comitati e associazioni che rivendicano il giustissimo riconoscimento dello scempio causato dall’amianto nelle famiglie; rivendicano l’applicazione di una legge,la n. 257 del 1992, che ha messo al bando estrazione, commercializzazione e utilizzo dell’amianto (e che a dire la verità ha fatto da battistrada a un’analoga decisione dell’UE), e dei trattamenti previdenziali ed economici, come il Fondo per le vittime dell’amianto,  mai entrato in funzione perché manca il regolamento di attuazione. Alcune regioni, come le Marche, hanno anche mappato anni fa il territorio in termini di rischio amianto; insomma, sta diventando forte una coscienza civica che chiede di affrontare la questione–amianto nella sua valenza sociale complessiva. Ecco il perché di iniziative che, per esempio, coinvolgeranno le prossime settimane alcune scuole di Bari; ecco spiegata la mobilitazione delle parrocchie, il fiorire di tesi di laurea e studi specifici sui danni provocati dall’amianto; ecco anche il confronto con realtà di altre nazioni (la Francia fa scuola in questo campo, ma l’Australia non è da meno). Ecco spiegato anche lo sforzo delle amministrazioni comunali (anche se non tutte) toccate da questo problema, di trasformare anche visibilmente i luoghi un tempo di morte in luoghi di vita e, perché no? di gioia.

veduta dello stabilimento ex-Fibronit nel luglio del 2007

Ambient&Ambienti non vuole fare la cronaca dei fatti né intende fornire cifre – basta cercare sul web e scoprire quanti dati sono disponibili e quante iniziative sorgono di continuo. Vogliamo presentare una serie di casi, raccogliere la voce di alcuni testimoni, proporre spunti di dibattito e di riflessione guardando anche al futuro e alle scelte politiche e sociali che i nostri governanti hanno intenzione di attuare.Vogliamo anche informare delle iniziative che sollecitano le nostre coscienze, come l’assemblea del prossimo 23 settembre organizzata a Bari  dal Comitato cittadino Fibronit per saperne di più clicca qui) .

In questi giorni pubblicheremo numerosi interventi che riguardano tutto il territorio nazionale, faremo tante domande; aspettiamo anche le vostre risposte, perché non si parli dell’amianto solo con dolore e rabbia, ma anche con lo sguardo proteso a cercare chiarezza e, soprattutto, la possibilità di una svolta.

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