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Amianto, la legge c’è ma…

In Italia persiste ancora l’immobilismo istituzionale a recepire, adottare o modificare un piano normativo generalizzato e particolareggiato sulla lotta all’utilizzo dell’amianto, nonostante il registro nazionale abbia censito e accertato 9.166 malati affetti da mesoteliomi.L’immobilismo non riguarda solo l’attenzione da riservare alle vittime ma anche allo smantellamento dei siti che presentano amianto e lo smaltimento delle strutture stesse. Pensiamo alle micidiali pensiline di eternit che per anni e anni hanno costituito e continuano ad essere il tetto di copertura di capannoni industriali e spesso abitazioni di privati, non sono ancora stati risolti perché il loro smaltimento è molto costoso. Si calcola che per smaltire 100 mq di lastre di cemento-amianto tra costi di esecuzione della rimozione, costo di smaltimento medio presso le discariche autorizzate, costo di trasporto e noleggio di automezzi adatti e costo ASL per pratiche e oneri, l’incidenza sia di oltre 2 mila euro più iva; a queste vanno aggiunte le spese di predisposizione di attrezzature edili aggiuntive come ponteggi e trabattelli, sistemi anticaduta, macchinari ed automezzi idonei per il trasporto e stoccaggio in sicurezza, spese che dipendono direttamente dalla manodopera dell’impresa e dal trasporto verso la discarica adatta e che possono variare a completa discrezione della stessa e che fanno diminuire o aumentare il costo totale. 

rimozione di pannelli in eternit da parte di operai specializzati

rimozione di pannelli in eternit da parte di operai specializzati

Solo in Puglia ci sono, secondo i dati del Cnr, 2.751 siti inquinati per un totale di 1,14 milioni di metri quadri e 478 malati. Dati preoccupanti ma che forse da soli non bastano per fare approvare nell’immediato un piano regionale di lotta all’amianto. E questo malgrado una legge dello Stato come punto di riferimento ci sia. 

I punti di riferimento normativi fondamentali sono costituiti dal Dpr del 19 marzo 1956, n. 303 “Norme generali per l’igiene del lavoro”; dal Dpr del 30 giugno 1965, n. 1124 “Testo Unico delle disposizioni per l’assicurazione contro gli infortuni e malattie professionali”; dal Decreto Legge del 15 agosto 1991 n. 277 in attuazione delle direttive Cee in materia di “Protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da esposizione ad agenti chimici, fisici e biologici durante il lavoro” e la storica svolta legislativa costituita dalla Legge del 27 marzo 1992 n. 257 “Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto”. Questa vieta l’estrazione, l’importazione, l’esportazione, la commercializzazione e la produzione di amianto, così come avviene ancora in molti Paesi europei e nonostante il crisotilo sia ancora estratto e largamente utilizzato in Canada, Russia, India, Cina e Giappone. 

Sedici anni dopo, un altro importante passo avanti. Nel 2008 la IV sezione penale della Corte di Cassazione con sentenza n. 42128 del 12 novembre 2008 in via definitiva ha stabilito che il datore di lavoro rischia una condanna penale per i decessi e le malattie contratte anche se il dipendente è venuto in contatto con la sostanza inquinante solo periodicamente anche se era già stato sottoposto al rischio amianto o se la sostanza viene accertata nei pressi della sua abitazione. 

abbandono di ingenti quantità di amianto sulla costa pugliese

abbandono di ingenti quantità di amianto sulla costa pugliese

Le responsabilità del datore di lavoro e gli obblighi inerenti alla valutazione dei rischi sono enunciati anche nel Testo unico sulla sicurezza, (D. Lgs. 81/08) e riguarda anche le aziende in cui si svolgono attività che espongono i lavoratori a rischi chimici, biologici, da atmosfere esplosive, cancerogeni mutageni, connessi all’esposizione ad amianto (art. 29 comma 7 lett. b), come per esempio per la manutenzione, la rimozione dell’amianto e dei materiali che lo contengono, smaltimento e trattamento dei relativi rifiuti, nonché bonifica delle aree interessate. 

Passando alla problematica relativa allo smaltimento dei materiali di amianto o contenenti amianto è necessario sottolineare che essi sono definiti nell’art. 2, comma I, lett. c della già citata legge 257/92 come “i materiali di scarto delle attività estrattive di amianto, i detriti e le scorie delle lavorazioni che utilizzano amianto, anche provenienti dalle operazioni di de coibentazione nonché qualsiasi oggetto contenente amianto che abbia perso la sua destinazione d’uso e che possa disperdere fibre di amianto nell’ambiente in concentrazione superiore a quelle ammesse dall’articolo 3”. 

rifiuti ingombranti contenenti amianto, foto Domenico Diego

rifiuti ingombranti contenenti amianto, foto Domenico Diego

Occorre fare riferimento anche alle discariche di nuova classificazione, quelle cioè in cui devono essere smaltiti i rifiuti contenenti amianto ai sensi del D.Lgs. n. 36 del 13 gennaio 2003 e del D.M. 3/8/05, che definisce i criteri di ammissibilità dei rifiuti in discarica. La normativa sancisce che tutti i rifiuti contenenti amianto debbano essere smaltiti unicamente in discarica per rifiuti pericolosi, dedicata o dotata di cella dedicata oppure in discarica per rifiuti non pericolosi, dedicata o dotata di cella monodedicata, nella quale possono essere conferiti sia i rifiuti individuati dal codice CER 170605 e cioè eternit, cemento amianto o resinoide (come il vinyl-amianto) sia le altre tipologie di rifiuti contenenti amianto, purché sottoposti a processi di trattamento, finalizzati al contenimento del potenziale inquinante e con valori dei parametri considerati per l’ammissibilità in discarica, conformi al disposto del D.M. 3/8/05, purché verificati con periodicità così come ha stabilito l’Autorità competente presso l’impianto di trattamento. Infine, e a corollario della disamina sulla normativa, è necessario ricordare che il D.Lgs. n. 36/03 classifica con il termine trattamento “i processi fisici, termici, chimici o biologici, incluse le operazioni di cernita, che modificano le caratteristiche dei rifiuti, allo scopo di ridurne il volume o lo natura pericolosa, di facilitarne il trasporto, di agevolare il recupero o di favorirne lo smaltimento in condizioni di sicurezza”, mentre come stabilito dal D.M. n. 248/04 e ribadito dal D.M. 3/8/05, i processi di trattamento necessari per il conferimento dei rifiuti nella discarica autorizzate sono la stabilizzazione, la solidificazione in matrici stabili e non reattive, l’incapsulamento, il trattamento con modifica della struttura fisica.

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