Amianto ex isochimica: testing per 239 studenti

I blocchi di cemento che contengono l’amianto

239 alunni del quartiere Ferrovia di Avellino saranno sottoposti a visite mediche approfondite ai polmoni da specialisti dell’Asl.

Quello che preoccupa i genitori dei ragazzi è la presenza nell’immediata vicinanza della scuola dell’ex Isochimica, l’azienda dove in cinque anni, sul finire degli anni ‘80 sono stati scoibentati dall’amianto 3mila vagoni delle Ferrovie dello Stato. Per ottenere che si facesse il testing, cioè visite mediche di controllo, pur sapendo, però,  che i tempi di latenza delle patologie legate all’amianto sono lunghi decenni, le mamme del comitato hanno dovuto fare la voce grossa per circa un anno e il sindaco ha diffidato i responsabili dell’Azienda sanitaria.

Nell’azienda di Pianodardine ad Avellino,  che fu di Elio Graziano, su 400 dipendenti della fallita Isochimica 170 si sono ammalati, 15 sono morti di mesotelioma:  tutti risultano esposti all’amianto. Infatti, dicono i lavoratori, ripulivano le carrozze a mani nude e senza nessuna precauzione. Il lavoro si è svolto direttamente nella stazione di Avellino, da dove si alzavano nuvole grandi e bianche; i capannoni furono costruiti in seguito. E al danno si aggiunge la beffa perché per loro non è prevista alcuna forma di risarcimento perché secondo la legge bisogna essere stati esposti dieci anni, mentre loro hanno lavorato a contatto con la polvere bianca solo cinque.

Il cronista dell’Unità Enrico Fierro ha ritratto gli operai che infossano l’amianto senza protezioni

E tutt’oggi ci sono ancora circa cinquecento cubi di cemento imbottiti d’amianto, pesanti una tonnellata l’uno che a causa delle intemperie in tutti questi anni cominciano a sbriciolarsi. Altre tonnellate di amianto, invece, furono sotterrate in grandi buche scavate dagli stessi operai.

Nel 1986 il giornalista Enrico Fierro pubblicò sull’Unità alcune foto in bianco e nero, che ritraevano gli operai intenti a sversare “la neve” come lo chiamavano, nelle grandi fosse, senza alcuna precauzione.

Solo dopo anni, giunsero ad Avellino le prime notizie allarmanti sulla pericolosità dell’asbesto e hanno dovuto attendere due anni e l’intervento del pretore di Firenze Beniamino Deidda, per arrivare al sequestro dello stabilimento. Mentre per aprire la prima inchiesta ci sono voluti trent’anni. Sotto inchiesta, condotta dal procuratore Rosario Cantelmo, lo scorso anno sono finite ventiquattro persone, dal patron Elio Graziano all’ex sindaco Galasso, dirigenti della Asl, il curatore fallimentare e i responsabili delle imprese che dovevano bonificare e non l’hanno fatto. I reati vanno dal disastro colposo all’omissione. L’intera area  industriale di Pianodardine è sotto sequestro in attesa della messa in sicurezza.

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