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Amianto: anche la Pirelli alla sbarra

A dieci anni dalla prima denuncia, arriva in aula l’inchiesta sulla Pirelli a Milano. Quarantuno lavoratori, di cui 18 deceduti, tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’90 si sono ammalati di diversi tipi di cancro legati all’esposizione all’amianto e a sostanze tossiche tra cui idrocarburi policiclici aromatici. Undici gli ex dirigenti della fabbrica di pneumatici rinviati a giudizio dal procuratore aggiunto di Milano Nicola Cerrato e dal pubblico ministero Maurizio Ascione,  con l’accusa di omicidio colposo, lesioni colpose plurime e rimozione e omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro.

Altri dodici dipendenti dell’ex stabilimento della Pirelli, l’IPR di Como, sono stati colpiti da tumore alla vescica dopo aver lavorato nell’azienda tra il 1980 e il 1988. Sulla vicenda è la procura di Como ad aver aperto un’inchiesta Sono un centinaio, invece, gli ex dipendenti dello stabilimento Pirelli di Settimo Torinese che si sono ammalati negli anni di malattie asbesto correlate. I loro casi sono al vaglio del procuratore Guariniello.

Nel corso dell’udienza la Pirelli ha fato sapere di aver portato a buon fine trattative con sei famiglie risarcite con un importo nell’ordine di centinaia di migliaia di euro, in cambio della revoca di costituzione di parte civile. Altre sei sono ancora in corso.

«Pirelli tiene a precisare – con un comunicato – che ha sempre agito cercando di tutelare al meglio la salute e la sicurezza dei propri dipendenti con le misure adeguate alle conoscenze tecniche a disposizione nel corso degli anni».

In risposta alla nota della Pirelli, l’associazione Medicina Democratica, l’Associazione italiana esposti amianto e il Comitato di lavoratori Pirelli, cittadini e operai della grandi fabbriche di Sesto San Giovanni e Milano per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio ribadiscono, invece, che «non accetteranno nessuna trattativa o transazione».

 

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