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Amianto: 20 anni ai vertici Eternit

Il procuratore aggiunto di Torino Raffaele Guariniello ha chiesto una condanna a 20 anni di carcere ciascuno per due ex alti dirigenti della società Eternit Spa.

I due imputati sono lo svizzero Stephan Schmidheiny e il belga Jean Louis Marie Ghislain de Cartier de Marchienne accusati di omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro e disastro doloso, nell’ambito del processo per i danni alla salute degli operai nelle lavorazioni dell’amianto, cui è attribuita la morte di quasi 3.000 persone in quattro stabilimenti italiani a partire dagli anni 50. Le accuse sono di disastro ambientale doloso (per l’inquinamento e la dispersione delle fibre-killer) e omissione volontaria di cautele nei luoghi di lavoro, e quindi di non di non aver adottato le opportune misure di sicurezza pur essendo a conoscenza dei rischi corsi da operai e dalla popolazione.

Nel corso delle 53 udienze è stato sottolineato che si tratta di una “strage che continua ancora oggi” e che nella zona di Casale Monferrato il picco delle morti è previsto tra una decina di anni.

“Non si sono limitati ad accettare il rischio che il disastro si verificasse, ma lo hanno accettato e continuano ad accettarlo ancora oggi”, ha detto Guariniello al processo.

La parola ora passa alle parti civili. Quello ai vertici della Eternit è il più grande processo per amianto d’Europa. La Procura di Torino procede per migliaia di persone morte o ammalate a causa dell’asbesto lavorato in quattro stabilimenti italiani della multinazionale elvetica: Cavagnolo (Torino), Casale Monferrato (Alessandria), Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli). I fatti contestati vanno dal 1952 al 2008. Le parti civili ammesse sono oltre 6mila.

 

 

 

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