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Americani a caccia di petrolio nel mare salentino

Il faro di Punta Palascìa, a Otranto

La corsa al petrolio nel basso Adriatico vede sulla griglia di partenza – lo diciamo con termini di sport motoristici perché nella gara per le richieste di permessi sono interessate anche ENI, Northern Petroleum, lPetroceltic, Global Petroleum, Spectrum geo limited, Geo Service Asia Pacific – come ultimo arrivo la Global Med Llc. La società americana ha presentato al ministero delle Attività Produttive – che ha avviato l’istruttoria il 30 ottobre scorso – un progetto per l’estrazione di petrolio nel mare del Salento, al largo di Leuca.

Tre permessi di prospezione subacquea sono stati trasmessi ai Comuni di Tricase, Gagliano del Capo, Ugento, Racale, Alessano, Castrignano del Capo, Taviano, Andrano, Diso, Otranto, Morciano di Leuca, Patù, Tiggiano, Gallipoli, Alliste, Salve, Santa Cesarea Terme, Castro, Corsano. L’area interessata di oltre 2mila chilometri quadrati è ad appena 26 miglia dalla costa; la ricerca sarebbe effettuata con il sistema dell’airgun.

Una tecnologia che prevede, ogni dieci minuti circa, l’utilizzo grosse bolle di aria compressa sparate sul fondale per provocare piccoli terremoti da cui i tecnici interpretare cosa c’è sotto, con evidenti danni all’ecosistema marinovedi i nove capodogli spiaggiati nel 2009 e successivi spiaggiamenti di cetacei, in particolare, che perderebbero l’orientamento – in un’area che confina con il parco regionale Otranto-Leuca, ad una ventina di chilometri dai litorali di Ugento e Gallipoli. Ma, soprattutto, la ricerca e l’estrazione del petrolio oltre a mettere a rischio aree di pregio naturalistico, danneggerebbero in maniera incisiva i settori della pesca e del turismo.

Dal momento del deposito delle richieste, ci sono meno di due mesi per opporsi: il termine scade il 22 dicembre prossimo. La commissione VIA (Valutazione Impatto Ambientale) della Regione Puglia già in precedenza ha dato esito negativo ma l’art. 38 del decreto “Sblocca Italia” (leggi l’articolo del 28 ottobre scorso), caldeggiato dal premier Matteo Renzi, attribuisce un carattere strategico alle concessioni di ricerca e sfruttamento di idrocarburi, semplifica gli iter autorizzativi, toglie potere alle Regioni e prolunga i tempi delle concessioni.

La Puglia, però, è pronta a dare battaglia, anche davanti alla Corte Costituzionale, insieme con Abruzzo, Marche e Molise.

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