Ambiente: triplicare l’uso delle rinnovabili entro il 2050, o sarà troppo tardi!

235 esperti provenienti da 58 Paesi, riuniti a Berlino per presentare la terza e ultima parte del Quinto rapporto sul clima

Nonostante la crisi globale abbia fatto rallentare la produzione industriale, la media delle emissioni di CO2 sul pianeta nell’ultimo decennio è aumentata di un miliardo di tonnellate l’anno, a un ritmo maggiore rispetto ai decenni trascorsi, raggiungendo «livelli senza precedenti». L’allarme viene dagli scienziati del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (Ipcc), 235 esperti provenienti da 58 Paesi, riuniti a Berlino per presentare la terza e ultima parte del Quinto rapporto sul clima, risultato di oltre 10mila fonti scientifiche, redatto per conto dell’ONU.

In Cina, Stati Uniti e India è fatto uso intensivo del carbone come fonte energetica

Secondo gli scienziati è necessario cambiare politica – a questo proposito è intervenuto il segretario di Stato USA John Kerry secondo cui ”ci troviamo di fronte a una questione di volontà globale, non di capacità” –  e portare, quindi, avanti gli sviluppi tecnologici per tenere il surriscaldamento globale entro i 2 gradi centigradi.

La causa del surriscaldamento è da addebitare all’uso intensivo del carbone come fonte energetica in alcuni Paesi, prima di tutti Cina, Stati Uniti e India. In Europa sotto accusa c’è la Germania, perché, nonostante la scelta fatta dal governo Merkel di passare alle rinnovabili, negli ultimi due anni le emissioni sono cresciute leggermente proprio per l’abbandono progressivo del nucleare dopo il disastro di Fukushima.
Entro il 2050, dice il rapporto, la riduzione delle emissioni deve passare dal 40% al 70% rispetto al 2010, per arrivare a un valore vicino allo zero entro fine secolo.

«L’unico percorso sicuro – ha spiegato Christiana Figueres, segretaria della Convenzione quadro dell’Onu sul cambiamento climatico -, è quello che prevede di arrivare a un mondo a zero impronta di carbonio nella seconda metà del secolo». Ottmar Edenhofer, uno dei tre co-presidenti del gruppo di lavoro Ipcc, è convinto, invece, che «non possiamo perdere un’altra decade».

In caso contrario, sarebbe la catastrofe:entro la fine del secolo, la temperatura media della Terra potrebbe crescere tra 3,7 e 4,8 gradi centigradi, con le conseguenze ormai note dell’aumento delle acque, degli incendi, dei cicloni, della desertificazione, dell’aria irrespirabile. L’unica soluzione possibile è quella di triplicare l’uso delle rinnovabili entro il 2050, che oggi rappresentano solo il 17% del fabbisogno energetico, tenuto conto che questa decisione richiederebbe minimi investimenti, pari solo allo 0,6% del Pil annuale medio. «Al mondo non costerà salvare il pianeta», ha spiegato il tedesco Ottmar.

A dispetto degli scienziati, sicuri al 95% che l’uomo è il responsabile dell’effetto serra, c’è tuttavia chi è ancora convinto dell’utilizzo di carbone, petrolio e affini.
In Italia la crescita della produzione di energia da fonti rinnovabili è stata molto forte, tuttavia bisogna convincere chi, ancora, è contrario. Ma bisogna fare presto, avvertono gli scienziati.

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