Ambiente Italia 2013: Italia in crisi, timidi i segnali di sostenibilità

Legambiente ha pubblicato il rapporto Ambiente Italia: una fotografia dettagliata sullo stato di salute del nostro Paese, scattata attraverso alcuni indicatori ambientali e sociali. Il rapporto racconta un’Italia in crisi, caratterizzata da politiche scellerate e alcune contraddizioni, ma anche da timidi segnali di innovazione e sostenibilità.

Sul fronte energetico prosegue la discesa dei consumi energetici nazionali, ma il petrolio rimane comunque la fonte principale (37,5%). A livello di mobilità, si assiste a un declino delle immatricolazioni, mentre il tasso di motorizzazione cresce e rimane tra i più alti in Europa (60 auto per ogni 100 abitanti); anche le percorrenze automobilistiche in Italia sono superiori alla media europea (il 22% in più) e a quelle della maggior parte degli altri Paesi europei.

L’illegalità ambientale, negli ultimi 10 anni, non è mai diminuita: le infrazioni accertate nel 2001 erano 31.201 e, oggi, sono 33.817. Le persone denunciate o arrestate erano 25.890 mentre oggi sono 28.274. Le Regioni più a rischio sono Campania, Calabria, Puglia e Sicilia; gli illeciti ambientali più frequenti riguardano il ciclo dei rifiuti e l’abusivismo edilizio.

Emblema del declino ambientale italiano è il settore dell’industria: dai grandi poli chimici e manifatturieri del passato si è passati ad avere solo grandi aree inquinate da bonificare, zone depresse dal punto di vista occupazionale e nessuna prospettiva di sviluppo del settore. Sono tanti i poli industriali realizzati durante il boom economico anche in luoghi pregiati e che, pur inseriti nel Programma di Bonifica del Ministero dell’Ambiente, risultano ancora ben lontani dal risanamento.

Raddoppiato, rispetto al 2000, il numero di territori coinvolti in dissesti idrogeologici (8 regioni), così come sono aumentati i fenomeni meteorici ritenuti eccezionali. Lo Stato italiano è riuscito solo in parte a coprire i danni provocati.

D’altro canto, cresce l’interesse verso le fonti energetiche rinnovabili, che rappresentano il 28% della produzione complessiva: un valore raddoppiato rispetto a dieci anni fa. La produzione dei rifiuti urbani ha subito una caduta, effetto delle politiche locali ma anche di un calo nei consumi; la percentuale di raccolta differenziata manifesta modesti incrementi rispetto al 2011.

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