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Ambiente: esaurito il budget ecologico. Si aggrava il deficit della Terra

La pesca industriale senza controllo sta portando la riserva ittica all'estinzione

Poniamo che ogni essere umano sul pianeta abbia a disposizione una quantità di terra e di mare dove si rigenerano le risorse necessarie alla propria sopravvivenza e i rifiuti generati sono riassorbiti. Valutando lo stile di vita di ciascuno, di una regione, di uno Stato si può capire se il livello di consumi del campione è sostenibile o meno e calcolarne la footprint, cioè la cosiddetta impronta ecologica.

Poniamo che la Terra sia in grado di rigenerare risorse rinnovabili nell’arco di 365 giorni: è possibile, quindi, determinare ufficialmente il giorno in cui queste risorse giungono al termine. Ed è possibile anche stimare, se prendiamo a campione l’intera umanità, quanti pianeti Terra servirebbero per sostenerla.

L’Earth Overshoot Day – to overshoot, andare oltre, passare il limite – il giorno che segna la data in cui l’umanità ha esaurito il suo budget ecologico, per l’anno 2013 è stato il 20 agosto scorso:  in anticipo di due giorni rispetto al 2012. Questo vuol dire che in appena sette mesi e venti giorni abbiamo “bruciato” cibo, acqua e materie prime in misura superiore a quanto il nostro Pianeta possa riprodurre senza andare in deficit e abbiamo scaricato in atmosfera una quantità di emissioni dannose molto più alta di quelle che la Terra è in grado di sopportare. Significa che per sopravvivere l’umanità sarà costretta a consumare nei prossimi mesi beni naturali, come le riserve ittiche, di acqua, foreste, terre da coltivare, che il pianeta non è in grado di rigenerare.

L'umanità oggi necessita di una quantità di risorse pari a una Terra e mezza

La segnalazione ci giunge dal Global Footprint Network, organizzazione senza scopo di lucro presente negli Stati Uniti, Belgio e Svizzera che si occupa di misurare l’impronta ecologica del pianeta. Ogni anno l’Overshoot Day – ricorrenza ideata dalla ONG internazionale in collaborazione con la New Economic Foundationuna organizzazione britannica indipendente impegnata nella diffusione di un’economia più equa e attenta all’ambiente – arriva in anticipo rispetto all’anno precedente. Il primo Overshoot Day è stato il 19 dicembre 1987; nel 1990 è giunto il 7 dicembre, nel 2008 il 23 settembre.

Oggi stiamo vivendo come se avessimo una Terra e mezza a disposizione e prima della metà del secolo giungeremo a consumare risorse pari a due volte la Terra. Per quanto ci riguarda gli italiani stanno sfruttando le materie prime pari a quattro volte l’Italia.

Global Footprint Network (clicca per sapere se il tuo Paese è creditore o debitore ecologico) fornisce strumenti e programmi utili ad aiutare Paesi dalle risorse limitate. Questi programmi aiutano i decisori a riconoscere l’impatto dell’Overshoot ecologico sulle proprie politiche, investimenti e progetti e dimostrano che è sia nel loro interesse, sia nel loro potere invertire la tendenza.

In appena sette mesi e venti giorni abbiamo “bruciato” cibo, acqua e materie prime in misura superiore a quanto il nostro Pianeta possa riprodurre

Dimostrando ai governi nazionali, alle istituzioni finanziarie e alle agenzie internazionali di sviluppo che potrebbero avere più successo se operassero all’interno del “bilancio di natura”. Global Footprint Network mira a promuovere un futuro più stabile e prospero.

«Lo stravolgimento del clima e delle stagioni provoca danni economici oltre ai danni provocati da uragani e alluvioni – sottolinea Massimo De Maio presidente nazionale dell’associazione ambientalista Fare Verde -. Alla fine di luglio la Coldiretti ha calcolato in 1miliardo di euro i danni all’agricoltura causati dal clima anomalo di quest’anno. Ma non basta: il 15 luglio scorso il ministero dell’Ambiente ha dovuto convocare le associazioni ambientaliste per discutere un disegno di legge che ponga un limite al consumo di terra fertile. Roma è ancora alle prese con l’esaurimento delle discariche e l’anno scorso le imprese italiane che hanno partecipato agli Stati Generali della Green Economy hanno manifestato la loro preoccupazione per il peggioramento dello scenario dei prezzi, dovuto all’esaurimento di fonti fossili e materie prime non rinnovabili».

L'impronta ecologica globale: in rosso i Paesi debitori e in verde quelli creditori

De Maio fa notare che per ridurre il debito pubblico si impongono sacrifici a famiglie e imprese, mentre per affrontare il debito ambientale non si vede nessuna misura all’orizzonte, a dimostrazione che abbiamo una classe dirigente che non è altezza del suo compito. «Il modello di produzione e consumo basato su una crescita economica senza limiti è giunto al capolinea. La decrescita felice – dice De Maio -, ricollocare l’economia sul territorio, ridurre i rifiuti, approvvigionarsi attraverso filiere corte e gruppi d’acquisto, tornare all’agricoltura biologica e di prossimità, ridurre gli sprechi energetici e dotarsi di impianti per produrre energia su piccola scala, è l’unica risposta possibile alle crisi economica, sociale e ambientale del nostro tempo».

 

 

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